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Mercoledì, 31 Luglio 2019 13:06

Raffaello. A Urbino la grande mostra per i 500 anni dalla morte

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A Palazzo Ducale da ottobre un'esposizione curata da Barbara Agosti e Silvia Ginzburg, racconta per la prima volta i rapporti tra le personalità artistiche del tempo che influenzarono l'opera del grande urbinate

Raffaello, "La Madonna Aldobrandini" Raffaello, "La Madonna Aldobrandini"

URBINO - A Palazzo Ducale, ad Urbino, l'inizio di ottobre vedrà l'inaugurazione della grande mostra dedicata a Raffaello nel cinquecentenario della sua morte.

Dal 3 ottobre 2019 al 19 gennaio 2020, promossa ed organizzata dalla Galleria Nazionale delle Marche, diretta da Peter Aufreiter, e curata da Barbara Agosti e Silvia Ginzburg, la mostra «indaga e racconta, per la prima volta in modo così compiuto – spiega Aufreiter - il mondo delle relazioni di Raffaello con un gruppo di artisti operosi a Urbino che accompagnarono, in dialogo ma da posizioni e con stature diverse, la sua transizione verso la maniera moderna e i suoi sviluppi stilistici durante la memorabile stagione romana». In mostra quindi moltissimi artisti a testimonianza del clima di fervore e delle reciproche influenze che si manifestarono nella zona di Urbino in quegli anni. 

“La mostra è dunque – ribadiscono le Curatrici – un’occasione di misurare, in un contesto specifico di estrema rilevanza quale quello urbinate e nelle sue tappe maggiori, la grande trasformazione che coinvolse la cultura figurativa italiana nel passaggio tra il Quattro e il Cinquecento. A queste scansioni corrispondono, nella riflessione storiografica costruita da Vasari e fatta propria dagli studi successivi, il momento iniziale dell’adesione dei pittori della fine del secolo XV alle prime novità introdotte da Leonardo, ovvero alla adozione di quella “dolcezza ne’ colori unita, che cominciò ad usare nelle cose sue il Francia bolognese, e Pietro Perugino; et i popoli nel vederla corsero, come matti a questa bellezza nuova e più viva, parendo loro assolutamente che e’ non si potesse già mai far meglio”.

Fondamentale il ruolo giocato dagli umbri Perugino e Luca Signorelli nella formazione e nel primo tratto dell’attività di Raffaello e in parallelo dei più maturi concittadini Girolamo Genga   e Timoteo Viti, artisti che ebbero a intersecarsi con il periodo fiorentino e con i primi tempi della presenza romana di Raffaello.

“È muovendo dal retroterra comune, dalle esperienze condivise, e dal confronto con le differenti reazioni di fronte ad analoghe sollecitazioni di cultura figurativa, che meglio risalta l’eccezionale ‘stacco’ compiuto dal giovane Raffaello, e che si intendono caratteri e limiti del percorso degli artisti urbinati contemporanei a lui in quel momento più legati,” sottolineano le Curatrici della mostra.

ArteMagazine propone una prima selezione di immagini delle opere che saranno in mostra

Ultima modifica il Mercoledì, 31 Luglio 2019 13:40


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