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Venerdì, 27 Settembre 2019 17:30

“Il privilegio dell'inquietudine”. Albrecht Dürer al Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo. Immagini

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Fino al 19 gennaio 2020 in mostra 120 opere grafiche del maestro di Norimberga provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private italiane 

Albrecht Dürer, San Girolamo nello studio, 1514, bulino, mm. 245x187 inciso, 360x255 foglio, esemplare di unico stato. Collezione Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo. Albrecht Dürer, San Girolamo nello studio, 1514, bulino, mm. 245x187 inciso, 360x255 foglio, esemplare di unico stato. Collezione Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo.

RAVENNA - “Albrecht Dürer. Il privilegio dell’inquietudine” è la straordinaria mostra, a cura di Diego Galizzi e Patrizia Foglia, che riunisce ben 120 opere grafiche che permettono di incontrare le diverse anime del maestro di Norimberga,  sia come uomo che come artista. Una personalità complessa quella di  Dürer, artista che la critica ha definito ora un umanista, ora un gotico, ora un artigiano, ora un teorico: la verità è che non è possibile separare le sue singole anime, era tutto questo insieme, aveva in sé l’eterna contraddizione che contraddistingue i più grandi artisti.

Diego Galizzi, direttore del museo e curatore della mostra, spiega: «All’interno della narrazione che abbiamo fatto del grande maestro norimberghese si possono ammirare i più noti capolavori dell’artista come il ciclo dell’Apocalisse, il Sant’Eustachio, il San Girolamo nello studio e Il Cavaliere la morte e il diavolo. La mostra ha il suo punto focale in quell’enigmatico capolavoro che è la Melanconia, un’opera pregna di intellettualismo fin quasi all’esoterismo, che cela un vero e proprio autoritratto spirituale dell’artista, giunto alla melanconica presa di coscienza che un approccio razionale all’arte e al mondo non può che dare risposte insufficienti.»

Dürer, come Leonardo, era un ricercatore universale, continuamente ansioso di produrre cose nuove, aveva, come diceva Carl Gustav Carus, «un anelito incessante verso una perfezione irraggiungibile e un’acuta coscienza di problemi insolubili». 

Per Dürer l’arte incisoria fu il mezzo ideale per trasmettere una nuova iconografia, sacra o profana, un modo modernissimo per dialogare con il proprio tempo, con la contemporaneità di quel Rinascimento che era caratterizzato dall’avventura del sapere.

Il percorso espositivo è diviso in dieci sezioni tematiche che immergono il visitatore nel visionario mondo dell’artista, figlio di un umile orafo di Norimberga, che ha voluto inseguire il suo desiderio di appropriarsi dei segreti della rappresentazione della bellezza.

In collegamento con la mostra - anticipa Galizzi –  dal 14 dicembre il museo ospiterà un eccezionale e attesissimo ritorno, quello della Madonna del Patrocinio di Albrecht Dürer, un vero capolavoro pittorico che dopo 50 anni torna dalla Fondazione Magnani Rocca alla sede dove si trovava custodita fino al 1969, ovvero l’ex monastero delle suore Clarisse Cappuccine di Bagnacavallo, oggi museo civico cittadino

Ultima modifica il Venerdì, 27 Settembre 2019 17:52


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