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Nati sotto Mercurio o sotto Saturno?

Riflessioni su linguaggi e inclinazione dell’arte

“Nati sotto Mercurio” da oggi una nuova sezione su “ArteMagazine”

  • "Nati sotto Mercurio", la nuova sezione di "ArteMagazine"Era il 1963 quando Rudolf Wittkover, uno degli animatori del pioneristico Warburg Institute di Londra, dava alle stampe Nati sotto Saturno, testo scritto a quattro mani con la moglie Margot, e che diffuse e sedimentò nell’immaginario collettivo la figura dell’artista come essere profondamente conturbato, solitario, malinconico, alienato; con buona pace di personaggi esuberanti come Picasso, stravaganti come Dalì, frequentatori dei […]
Martedì, 09 Giugno 2015 22:31

Nicolette Mandarano: “Il marketing culturale nell’era del web 2.0. Come la comunità virtuale valuta i musei”

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Un saggio racconta come stiano mutando i rapporti tra Istituzioni museali e Pubblico prendendo ad esempio i musei romani

J. H. W. Tischbein, Goethe nella campagna roma J. H. W. Tischbein, Goethe nella campagna roma

«Vi sto scrivendo da una locanda d’infimo rango e non mi sento forza né agio nel continuare; felicissima notte dunque!» (J. W. Goethe, Viaggio in Italia)
Nel Settecento Goethe sa per certo che il suo viaggio non è un’esperienza che riguarda solo se stesso: «non riporterò meco tanti tesori per mio esclusivo uso e possesso, ma perché servano di guida e di sprone a me e agli altri per tutta la vita» (Viaggio in Italia, Roma 1 novembre 1786). L’Italia non è soltanto la terra dove crescono i limoni, o dove tante sono le meraviglie artistiche che il tempo è sempre troppo breve per assorbirle fino in fondo. Gli occhi del viaggiatore tedesco fermano in istantanee ben dettagliate anche i luoghi dove mangiare od alloggiare, un vademecum per chi avrebbe intrapreso successivamente la stessa strada.
A ben vedere questo atteggiamento non si discosta dal nostro, e nell’era digitale questo passaparola si è amplificato, grazie a piattaforme (la più nota è sicuramente TripAdvisor) che mettono in contatto la comunità virtuale di utenti che, sempre più, si affida ai social media per pianificare i propri itinerari scegliendo località, ristoranti e alberghi; recentemente TripAdvisor ha introdotto tra le categorie da recensire anche le attrazioni turistiche. Vale a dire: anche i musei non sono esenti dai giudizi degli utenti, un giudizio che circola in rete e viene condiviso.
Nicolette Mandarano (https://nicolettemandarano.wordpress.com/), storica dell’arte con tanti anni di esperienza nella didattica e nella comunicazione museale, ha còlto in questo aspetto una chiave d’accesso per analizzare come, effettivamente, stiano mutando i rapporti tra Istituzioni e Pubblico. Come ha sottolineato Antonella Sbrilli nella prefazione al volume: «la rete ci trasforma in cercatori e donatori di consigli, che provengono non solo dall’alto delle recensioni d’autore, ma anche dal basso dei commenti degli altri utenti»; in poche parole il fruitore ha un ruolo attivo, partecipa con suo peso specifico al formarsi delle esperienze culturali. Ne Il marketing culturale nell’era del web 2.0. Come la comunità virtuale valuta i musei , Guaraldi editore, (http://www.guaraldi.it/Scheda.aspx?id=856) la Mandarano seleziona i commenti presenti su TripAdvisor riguardanti le visite ai musei romani, in un’indagine mirata e costantemente verificata in prima persona. Il 22 maggio il libro è stato presentato alla Libreria Offline di via dei Marrucini, Roma, alla presenza anche di Rita Paris, direttrice del Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo, dove si è discusso dell’ancor difficile rapporto tra visitatori e musei.
Nicolette è un bell’esempio di come un ricercatore universitario possa applicare la sua formazione accademica agli stimoli che provengono dal mondo attuale, utilizza il suo metodo e il suo occhio per comprendere esperienze che continuamente si evolvono e che continuamente modificano il bacino vastissimo della fruizione artistica.
«In un mondo partecipato come quello attuale – scrive la Mandarano – gli utenti del web 2.0, connessi e interattivi, stanno modificando la percezione delle cose e con i loro commenti veicolano giudizi che dovrebbero aiutare gli altri a scegliere meglio». Secondo l’autrice i Musei sono ormai chiamati a tener conto dei commenti raccolti in queste piattaforme on line, per poter conoscere il proprio pubblico e testare, tramite esso, la propria efficacia. La figura del visitatore emerge qui non come “categoria” per la quale possano andar bene dei modelli informativi preconfezionati, ma in quanto individuo reale, con tutte le sue variegate sfaccettature legate alla formazione culturale, all’età, alla provenienza geografica.
Nicolette Mandarano passa in rassegna la Galleria Borghese, le Domus Romane, Palazzo Massimo, i Musei Capitolini, l’Ara Pacis (solo per citarne qualcuno, ma la lista comprende tutte le Istituzioni più rappresentative della Capitale). Nel libro il lettore troverà anche delle agevoli tavole sinottiche che illustrano i risultati emersi dalle recensioni riguardanti i servizi aggiuntivi, i sussidi alla visita, i servizi accessori (rapporto qualità/prezzo, fruibilità, facilità d’orientamento, schede didattiche, tecnologie…).
Cosa se ne deduce? Innanzitutto uno scarto tra italiani e stranieri: questi ultimi lamentano spesso la mancanza di informazioni in lingua inglese, ed una difficoltà nell’orientarsi per acquisto di biglietti e prenotazioni di visite. Sono anche molto più esigenti per quanto riguarda l’utilizzo delle nuove tecnologie, che giudicano pressoché scarse, segno che in Italia sia ancora molto debole l’abitudine alle interazioni multimediali.
Oltre ai dati sensibili che si possono registrare (servizi spesso deboli per quanto riguarda malfunzionamento o inadeguatezza delle audioguide; scomodi orari di chiusura dei bookshop e delle caffetterie che non attendono la chiusura del museo; difficoltà d’orientamento all’interno dei percorsi espositivi; scarsa manutenzione degli strumenti tecnologici; insufficienza se non totale mancanza di didascalie in lingua straniera..) c’è da considerare che i giudizi nel loro complesso, a conti fatti, sfiorano tuttavia l’eccellenza, questo perché l’offerta di opere d’arte è di valore tale da superare le contingenze negative.
Ma il punto cruciale per la Mandarano (e per noi che seguiamo da vicino la comunicazione culturale) è proprio questo: ha un senso adagiarsi sulla consapevolezza di possedere prodotti di inestimabile valore, e non creare le condizioni necessarie affinché questi capolavori non restino “muti”, ma divengano, al contrario, accessibili e comprensibili da un bacino sempre più ampio di persone?
Vi è una generale indifferenza da parte dei Musei romani nei confronti delle critiche mosse “dal basso”, che non permette di fare il salto di qualità, ovvero, come già accade in altri paesi e in altri musei (si pensi solo al Moma di New York o al Louvre di Parigi), di offrire, sfruttando gli strumenti a disposizione oggi, «un diverso modello comunicativo multimediale che sperimenti linguaggi differenti in base all’oggetto esposto, tenendo anche conto che non esiste un visitatore ideale ma esiste una realtà concreta di un pubblico differenziato per età, cultura, capacità di apprendimento, competenze informatiche e impiego del proprio tempo di visita» (Mandarano, p. 58).
Dal nostro punto di vista il libro della Mandarano mette in luce aspetti della comunicazione e della fruizione che non possono essere ignorati. In un’Italia di Expo e Biennali, di musei a cielo aperto e collezioni intramontabili, solcata da un flusso costantemente inarrestabile di visitatori, è un dovere non più rimandabile.

Ultima modifica il Giovedì, 14 Gennaio 2016 10:30


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