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Domenica, 20 Novembre 2016 10:27

Philip Topolovac, un berlinese a Roma

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La guerra,  il disastro, le rovine e quel senso di profonda desolazione che segue la guerra, ma anche l’opportunità di vedere le cose da una prospettiva diversa: è lo scenario post-bellico dell'artista tedesco in mostra alla Galleria Mario Iannelli

 “für immer” (per sempre) è la mostra romana di Philip Topolovac, a cura di Giuliana Altea, allestita presso la Galleria Mario Iannelli, fino al 13 dicembre 2016

Topolovac, nato in Germania nel ’79 e tuttora residente a Berlino, ricrea in questa mostra una sorta di scenario post bellico, dove il concetto di “für immer” sembra legarsi alle fasi di distruzione e successiva ricostruzione, che da sempre impegnano l’umanità. La guerra,  il disastro, le rovine e quel senso di profonda desolazione che ne consegue, sono situazioni su cui l’artista costruisce il doppio senso del proprio lavoro, ponendo da una parte l’aspetto traumatico della devastazione, dall’altro l’ironica consapevolezza umana di un inesorabile andare avanti. Ogni distruzione contiene in sé il germe di un qualcosa di nuovo, e ogni demolizione può rappresentare la fine di una realtà che lascia posto all’opportunità di vedere le cose da una prospettiva diversa. “für immer” pare essere proprio il tempo, ciclico eppure unico, che attraversa la storia dell’uomo. Un “per sempre” che ben ritrova il suo carattere nella città di Roma, eterna per definizione.

Roma e la sua temporalità  vivono  nel lavoro presentato da Topolovac  che, nel cortile della galleria, diverte il visitatore realizzando una ricostruzione miniaturizzata del Palazzo della Civiltà Italiana, qui trasformato in un braciere di ferro. L’artista fa compiere al fruitore un piccolo viaggio nel tempo e nella cultura occidentale, rendendo evidente l’evocatività del Palazzo alla classicità, che, nonostante le  fiamme resta indenne, permanendo anche  nel contemporaneo.  Il rimando all’antichità prosegue entrando nella galleria, dove il visitatore si trova di forte all’opera “Mapping”, un’installazione in resina , costituita da moduli quadrati che sono calchi di terreno,  realizzati dall’artista usando  il “piede romano” come unità di misura. Sempre nella stessa sala, Topolovac  trasforma il visitatore in performer. L’artista, infatti, in “Celestial debris” ricopre il pavimento con dei resti scultorei in gesso, derivanti dal calco di una statua barocca, raffigurante un angelo, e da una replica di un vecchio satellite, che l’artista presenta sempre in mostra con l’opera in bronzo “Envisat”. Il visitatore, costretto a camminare sui gessi, contribuisce a sbriciolarli, trasformandoli in polvere, dando quindi vita a nuovo materiale. L’uomo cammina sulla terra e con il proprio cammino, distrugge e crea, nell’antichità come oggi.

Oltrepassato il gesso si arriva al tavolo su cui sono posizionati, in fila, alcuni oggetti in stretto collegamento con le installazioni precedenti. Qui  l’artista compone una piccola wunderkammer, affiancando l’uno all’altro l’opera “Statua anonima”, un santo in legno dipinto del XVIII sec.;  la riproduzione in cartone di un modello architettonico, opera intitolata “Dopo El Lissitzky”; un conglomerato di vetri, esito dei bombardamenti della seconda guerra mondiale denominato ”War Glass”;  un libro, tenuto aperto da un frammento del calco in gesso del naso dell’artista,  che va a relazionarsi con l’immagine di una scultura classica dal naso scheggiato, riprodotta sul testo “Senza titolo”;  un casco di protezione aerea “Elmetto civile”  e il bronzo “Envisat”. Gli oggetti, tutti sospesi tra passato e presente, rientrano nel lavoro di ricerca dell’artista, che indaga le trasformazioni derivanti da una presunta fine.

Il senso di mutamento associato alla dissoluzione di un qualcosa emana anche dall’opera “Hole”, il piccolo buco nel muro, da cui fuoriescono filamenti  luminosi, che lascia immaginare una realtà nascosta e che forse può rappresentare un’apertura ad un nuovo modo di osservare. L’opera dialoga con un video, mandato in loop, in cui si assiste all’esplosione di un modellino del Titanic. Quest’opera intitolata proprio “für immer” sembra aprire il buco sulla parete di fronte, divenendo parte e inizio di una nuova realtà.

Vademecum
Philip Topolovac
“für immer”
29-9/13-12-2016
Galleria Mario Iannelli
Via Flaminia 380, Roma
Orari: da martedì a venerdì, ore 14.00-19.00

Ultima modifica il Domenica, 20 Novembre 2016 10:45

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