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Venerdì, 05 Febbraio 2016 18:09

L’Atlante inquieto di Danilo Maestosi

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Una personale che mette in mostra la geografia dei sentimenti 

Danilo Maestosi Danilo Maestosi

ROMA  - “Bisognerebbe riscrivere la geografia dei sentimenti e delle nazioni”.  Parla  così Danilo Maestosi delle sue opere in mostra alla Plus Arte Plus di Viale Mazzini fino al 13 febbraio. Una personale, a cura di Ida Mitrano e Rita Pedonesi, che mette in esposizione oltre venti dipinti su tavola e dodici ceramiche che rappresentano un intenso lavoro di emozioni e passioni. Maestosi con l’astratto riesce a concretizzare sulla tela la realtà sensoriale. I suoi quadri sono punti d’appiglio per cercare di ridare valore all’umanità. “ Da bambino pensavo che il mondo, - terra, mare, cielo - fosse contenuto in una grande rete e compito dell’uomo fosse tirar fuori le cose che vi sono impigliate”.  

In una percezione tra pangea e pantalassa, nelle pennellate di Maestosi la natura è “altro da te, altro dall’uomo. E’ cosa diversa, non da addomesticare ma da rispettare”. Un’incarnazione perfetta della visione filosofica degli antichi greci, che nello spazio dei suoi quadri, racchiude il tempo della storia e va oltre. La memoria sedimentata che è memoria fertile e memoria che vive.  Ma anche memoria contro l’inquietudine dei tempi. Così Maestosi si confronta con miti e con la continuità del racconto umano. Dalla tavola affiora Didone, colei che trattiene l’eroe, ma da questo abbandonata si uccide. E per l’artista diventa simbolo della fine del matriarcato. O Eros, piuma e spine di noi umani. 

Una mostra che è un’intensa testimonianza del mondo cambia. E che per Maestosi:  “si espande, si contrae, fugge in avanti o all’indietro tra errori ed orrori. Difficile stargli appresso perché cambia anche noi. Ci toglie bussole, parole per dirlo. Una geografia sconnessa di paesi ed emozioni da reinventare. L’atlante spaesato del dentro e del fuori che provo ad abbozzare con gli appunti  di questa mostra, segni annegati nel bianco che sempre più mi appare sulla scia di Kandinsky come un colore di rigenerazione”.  Bianco, somma dei sette colori dell’iride, sul quale l’artista fissa forme fantasmatiche capaci di diventare segno, senso e significante ricomponendosi in un ordine instabile. Lo stesso in cui vive e si muove uomo e materia.

www.danilomaestosi.it

Ultima modifica il Venerdì, 05 Febbraio 2016 18:19


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