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Mercoledì, 01 Marzo 2017 14:26

Alla Fondazione Giuliani 11 opere di Will Benedict per riflettere sul concetto di finzione

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Fino all'8 aprile la Fondazione ospita la mostra “Fiction is a Terrible Enemy” in cui l'artista californiano invita a un maggiore senso critico rispetto ai bisogni reali e a quelli che possono essere indotti facendo leva su paure ancestrali

Will Benedict The Bed That Eats, 2015 Still da video (7 min.) Ph. Giorgio Benni Courtesy Galerie Balice Hertling, Paris & Giò Marconi, Milan Will Benedict The Bed That Eats, 2015 Still da video (7 min.) Ph. Giorgio Benni Courtesy Galerie Balice Hertling, Paris & Giò Marconi, Milan

ROMA - “Fiction is a Terrible Enemy” è la mostra, ospite della Fondazione Giuliani, con cui l’artista californiano Will Benedict riflette sulla pericolosità del concetto di finzione, e su quanto questo influisca nella rappresentazione della realtà quotidiana della società statunitense.

Delle 11 opere presenti in mostra, i video sono forse quelle che consentono meglio al fruitore di “entrare” nell’immaginario culturale ricostruito dall’artista, cogliendone caratteri e contraddizioni.

In “I AM THE PROBLEM (Enemy Ladder)”, proiettato qui in anteprima, e realizzato per la band Wolf Eyes, l’attenzione si focalizza sulle azioni di una squadra della S.W.A.T.  mentre opera all’esterno di un’abitazione dove una donna, seduta sul divano, legge un libro in tranquillità. L’atmosfera esterna è quasi epica. Sotto la pioggia i poliziotti si adoperano per proteggere la comunità da un nemico, che tuttavia non viene mai inquadrato, e mentre all’esterno si compie la lotta tra bene e male, nell’ambiente domestico vige la calma, la casa sembra essere immune dal caos esterno. 

Il video, che è stato realizzato utilizzando una selezione di film e video musicali creati negli anni precedenti, ha di fatto un forte rimando alle fiction poliziesche che, da tanti anni ormai, sono entrate nella vita degli spettatori televisivi di mezzo mondo. Infatti una delle fiction a cui Benedict si è riferito nella presentazione della mostra, è proprio “Law and Order”, storica fiction statunitense trasmessa per 19 anni dalla NBC, e ancora in onda in Italia. Il titolo della serie, suona un po’ come un monito, un comandamento per una  società che ha bisogno di essere tenuta nei ranghi e dove si ha il sentore che il male sia sempre in agguato. Nel video “I’M A PROBLEM (T.O.D.D.)”, opera del 2016 girata sempre per la medesima band musicale,  Benedict mette in scena un’intervista del noto giornalista Charlie Rose ad un alieno, che risponde a domande sul tema dell’immigrazione. In questo video, come nell’altro, si delinea la dicotomia spaziale dentro-fuori, noi e gli altri. L’alieno è l’altro che non si conosce, ciò che sta fuori, l’estraneo che fa paura e dal quale bisogna stare in guardia. In realtà, ascoltando le parole di questo straniero, i suoi bisogni e il suo sentire, non sembrano poi tanto lontani da quelli di ogni terrestre. 

Il lavoro “No title” del 2011, continua il discorso sul concetto di “ordine pubblico”. Nell’opera, una sirena della polizia dotata di un diffusore spry, è posizionata su un supporto di legno fortemente profumato, come dire che le forze dell’ordine ripuliscono la società dal cattivo odore e dalla sporcizia.

L’artista, con le sue opere, vuole mettere in luce che tanto ordine però prevede anche un controllo costante delle vite dei cittadini, per convincerli  che tutto questo sia necessario. L’esigenza di una maggiore sicurezza implica un incremento di sorveglianza, che tuttavia non serve a “liberare dal male”, ma anzi può produrne altro. La necessità di tanta protezione sembra quindi essere una mera finzione, che diventa pericolosa e terribile.

Delle altre opere in mostra, il video “Toilets not Temples” è dedicato a un’analisi delle politiche transnazionali della distribuzione del cibo, “The Bed That Eats”, ulteriore video, e la gouache Lay’s Miserable” introducono il tema del junk food, riportando l’immagine di una società fortemente influenzata dal consumo alimentare, tanto da sembrarne quasi assuefatta.

I titoli dei lavori “The Leopard Frog”, “Stop and Frisk” e “Production Ospital” incrementano il senso di ambiguità che pervade l’intera esposizione. Infatti, si ha la medesima sensazione anche davanti alle gouaches nominate “Untitled”,  dove l’artista interviene su delle foto di un uomo che passeggia in strada, evocando la presenza di telecamere pronte a filmare le sue mosse.

In questi lavori, come nell’insieme della mostra, Benedict sembra voler richiamare i fruitori ad un maggiore senso critico rispetto ai bisogni reali e a quelli che possono essere indotti facendo leva su paure ancestrali. Questi ultimi, infatti, risultano spesso più funzionali a un dato sistema politico-economico, che non al benessere dei singoli individui. 

La mostra sarà fruibile fino all’8 aprile 2017.

Vademecum

Will Benedict
FICTION IS A TERRIBLE ENEMY
11febbraio – 8 aprile 2017
Fondazione Giuliani per l’arte contemporanea
Via Gustavo Bianchi, 1 Roma
Orari: dal lunedì al sabato, dalle 15.00 alle 19:30 e su appuntamento.

 

Ultima modifica il Mercoledì, 01 Marzo 2017 14:45

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