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Venerdì, 27 Aprile 2018 11:16

Firenze, terminato il restauro del ciborio dell’Abbazia di San Miniato al Monte

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Quattordici mesi di lavori per l’équipe di restauratori specializzati che hanno lavorato sotto la supervisione della Soprintendenza. Gli interventi hanno interessato tutte le opere che si trovano nell'edicola

FIRENZE - Il 26 aprile è stato inaugurato il restauro del ciborio dell'Abbazia di San Miniato al Monte, durato 14 mesi. I lavori su questa preziosa opera, che rappresenta uno dei tesori artistici dell'abbazia, sono stati realizzati grazie al contributo della Fondazione Friends of Florence. Come spiegato da Don Bernardo Gianni, priore dell'Abbazia di San Miniato, il restauro è avvenuto in occasiono del Millenario della Basilica, che sarà festeggiato con un programma di oltre 50 eventi, tra storia, arte e cultura, distribuiti durante tutto l'anno. 

Il ciborio venne realizzato, su commissione di Piero de Medici per l'arte di Calimala, la corporazione fiorentina che riuniva i mercanti, da Michelozzo di Bartolomeo l'architetto della famiglia Medici, che in quest'opera si trovò a collaborare con Luca della Robbia e Maso di Bartolomeo. Questa edicola venne eretta per ospitare il Crocifisso di Giovani Gualberto, poi trasferito nel 1671 nella chiesa di Santa Trinita a Firenze, e la tavola dipinta con storie della Passione di Cristo eseguita tra il 1394 e il 1396 da Agnolo Gaddi come polittico cuspidato. Michelozzo realizzò già dal 1448 il tempietto dalle forme classiche decorato con robbiane di finissima qualità eseguite da Luca della Robbia, mentre sono di Maso di Bartolomeo le due aquile in bronzo che furono collocate sulla copertura dell'edicola. 

Daniele Rapino, funzionario di zona per la Soprintendenza, ringraziando la generosità dei Friends of Florence, ha altresì sottolineato la complessità dell’intervento “sia per l'eterogeneità dei materiali costitutivi, sia per lo stato di conservazione non ottimale dovuto anche alle manomissioni succedutesi nell'arco dei secoli che hanno, in parte, modificato il suo assetto originario”. 

Il team dei restauratori, ognuno specializzato nel recupero delle opere e delle tecniche artistiche presenti nel Ciborio, è stato coordinato da Bartolomeo Ciccone. L’intervento è risultato fondamentale anche per effettuare una campagna diagnostica completa e per lo studio tecnologico di alcuni manufatti. Le indagini sono state eseguite dal Icvbc - Cnr di Firenze.

Infine Antonio Quattrone ha realizzato una campagna fotografica che consentito di documentare l’intero restauro. 

 

Ultima modifica il Venerdì, 27 Aprile 2018 11:58



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