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Mercoledì, 16 Marzo 2016 17:52

Roma. Riapre dopo oltre trent'anni la Basilica di Santa Maria Antiqua

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Alla riapertura della chiesa si accompagna la mostra “Santa Maria Antiqua. Tra Roma e Bisanzio”  fondamentale per la conoscenza della pittura bizantina

ROMA - Chiusa negli anni Ottanta per un complesso intervento architettonico, proseguito con il restauro delle pitture, dopo più di trent’anni riapre al pubblico, il 17 marzo, la basilica di Santa Maria Antiqua, nel Foro Romano. Si tratta di uno dei più antichi luoghi di culto dedicati alla Madonna di cui si abbia notizia a Roma. Fondata nel VI secolo alle pendici del Palatino, in una zona che un tempo veniva considerata sede del Tempio di Augusto e che più recenti studi attribuiscono all'epoca di Domiziano, la basilica venne abbandonata nell’847 e sulle sue rovine fu costruita nel 1617 la chiesa di Santa Maria Liberatrice, abbattuta poi nel 1899 per permetterne la "riemersione”. La chiesa conserva sulle sue pareti un patrimonio di pitture unico nel mondo cristiano del primo millennio, databile dal VI al IX secolo. 

Alla riapertura della chiesa si accompagna la mostra Santa Maria Antiqua. Tra Roma e Bisanzio promossa dalla Soprintendenza Speciale per il Colos­seo, il Museo Nazionale Romano e l’Area Archeologica di Roma con Electa. L’esposizione è “mostra” del monumento stesso, perché gravita intorno al ruolo che l’edificio, con i suoi dipinti, ha giocato nell’area del Foro Romano post-classico cristianizzato e al rapporto con la Roma altomedioevale.  Gli affreschi presenti nella basilica infatti rivestono particolare importanza perché vi si può ammirare la prima rappresentazione della Madonna in trono conosciuta. Sono inoltre un documento fondamentale per la conoscenza della pittura bizantina, perché dopo la crisi iconoclasta del 726, in oriente non è sopravvissuto praticamente nulla di quel periodo.

“Questa prima importante rassegna incentrata sul sito rimasto impraticabile per molti decenni, offre a romani e turisti una nuova visione del Palatino", ha detto il soprintendente Francesco Prosperetti, che ha anche voluto ricordare il lungo impegno trentennale per il restauro dei cicli pittorici della chiesa, "così belli e complessi da far parlare di Sistina medievale’’.

La casa editrice Electa pubblica il catalogo con saggi che esaminano il contesto topografico - le preesistenze imperiali, le trasformazioni medievali e moderne, la demolizione di Santa Maria Liberatrice, i restauri - con uno straordinario focus sull’architettura e sulle pitture murali dei diversi ambienti.


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