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Lunedì, 01 Aprile 2019 12:27

I segreti dei colori di Boccioni svelati dal lavoro dei chimici dell’Università di Pisa

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Il restauro del “Ritratto di Innocenzo Massimino” è stato svolto alcuni anni fa e ha permesso al quadro di essere esposto nel 2016 a Palazzo Reale a Milano. Solo oggi i ricercatori raccontano il “dietro le quinte” in un articolo scientifico pubblicato sul “Journal of Cultural Heritage”

PISA - Alcuni “ingredienti” dei pastelli utilizzati da Umberto Boccioni per realizzare il “Ritratto di Innocenzo Massimino” nel 1908, sono stati identificati da un team di chimici dell’Università di Pisa, esperti nel campo della scienza dei beni culturali. 

Il gruppo di ricercatori, guidato dalle professoresse Maria Perla ColombiniFrancesca Modugno, composto dai dottori Anna Lluveras Tenorio e Jacopo La Nasa, ha lavorato in collaborazione con la restauratrice Barbara Ferriani e con Danka Giacon, curatore del Museo del Novecento dove il quadro è conservato.

Spiega Maria Perla Colombini: “Poco è noto sulla natura chimica dei pastelli usati in pittura nei primi del '900, sul loro degrado e su come affrontare un loro restauro. I pastelli sono costituiti essenzialmente da pigmenti inorganici polverizzati, come ferro per il rosso o piombo per il bianco, tenuti insieme da una piccolissima quantità di legante organico, dunque questo tipo di pittura mostra una grande fragilità poiché non si forma un vero film pittorico, dando luogo nel tempo a perdite di parti pittoriche”. 

Per il recupero del dipinto, di cui si è dovuto affrontare in particolare il problema del distacco del colore, è stata fondamentale la conoscenza chimica dei materiali organici che compongono i pastelli, resa possibile grazie alle analisi basate su cromatografia/spettrometria di massa, eseguite nei laboratori del dipartimento di Chimica e Chimica Industriale dell’Università di Pisa

Le indagini hanno rivelato che colla animale e gomma arabica restano gli ingredienti fondamentali dei pastelli utilizzati dall’artista, mentre risultano assenti oli e resine. Questo significa che a livello di restauro, per fissare il film pittorico, non sono stati usati consolidanti a base acquosa ma fissativi a bassa viscosità in solvente volatile. 

"Le indagini chimiche - sottolinea  la restauratrice Barbara Ferriani  - hanno fornito un’opportunità unica di ottenere informazioni sulle tecniche utilizzate dagli artisti futuristi e sulla composizione dei pastelli nel primo novecento. I risultati sono stati fondamentali per l’individuazione del trattamento conservativo dell'opera e per la selezione del fissativo da applicare. In particolare, a seguito dell’indicazione della presenza di proteine e gomma arabica, e della assenza di lipidi come olii o cere, abbiamo deciso di applicare un fissativo a bassa viscosità che garantisce la massima compatibilità con i materiali costitutivi dell'opera”.




Ultima modifica il Lunedì, 01 Aprile 2019 12:42


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