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Lunedì, 06 Maggio 2019 14:39

Firenze. Il Restauro delle Rampe del Poggi. Foto e video

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L’opera monumentale,  che collega il lungarno con Piazzale Michelangelo, decorata  con fontane, vasche,  grotte  su un dislivello di 54 metri, è tornata visibile dopo un complesso intervento di recupero finanziato per 2,5 mln di euro da Fondazione CR Firenze  

Il Grande Restauro delle Rampe. Il gruppo di lavoro Il Grande Restauro delle Rampe. Il gruppo di lavoro

ROMA - Si è svolta lunedì 6 maggio, presso l’Associazione Stampa estera di Roma, la conferenza stampa di presentazione del restauro delle Rampe dell'architetto Giuseppe Poggi, opera monumentale che a Firenze collega il lungarno con Piazzale Michelangelo - il belvedere più importante della città. 

Si tratta di un’opera unica e scenografica, caratterizzata da decorazioni polimateriche in muratura, spugna, mosaici, ciottoli, metalli, che si alternano tra rampe, vasche e grotte.

L’acqua in questa articolata e complessa struttura ricopre un ruolo fondamentale, è sostanza stessa del progetto del Poggi, che scrive: “Nel punto il più elevato dovrà apparire la sorgente dell’acqua come nascesse da Monte in quella quantità che sarà ritenuto potere ottenere. Dal primo bacino in cui cadrà passerà al secondo per mezzo delle tre arcate, … Dal secondo bacino scenderà al terzo per una sola e gran caduta regolata in modo che il suo picco sia il più perfetto onde la lama dell’acqua sia uniforme e di bell’aspetto…”.

La struttura 

Il “Sistema delle Rampe del Poggi” è parte integrante del complesso architettonico-paesaggistico del Viale dei Colli progettato e costruito dall’architetto Giuseppe Poggi (1811-1901), con la collaborazione di Attilio Pucci (1816 - 1885), primo Soprintendente dei Pubblici Giardini e Passeggi della città nel periodo di Firenze Capitale (1865-1871).

L’opera, della superficie totale di 6.700 metri quadrati, venne concepita da Poggi principalmente per consolidare la collina. La struttura, realizzata su più livelli, venne resa esteticamente piacevole grazie alle decorazioni sia della grande Vasca polimaterica, come delle Cinque Grotte e dei paramenti murari in bozze di pietra forte, che si ispirano alla tradizione Buontalentiana che ritroviamo nella Grande Grotta di Boboli. 

Il complesso sistema ideato dal Poggi prevedeva luoghi di sosta, arredi, vialetti, grotte, cascate, affacci con vista che rappresentavano un elemento importantissimo per ammirare, attraverso le visuali ideate, scorci della città. Elementi essenziali del progetto di Poggi erano l’acqua e le piante; la prima proveniva delle fonti di Gamberaia ed Alinari, le seconde scelte e disposte nei vari bacini, scogliere e stillicidi da Attilio Pucci.

Il primo livello è caratterizzato da una possente muratura in grandi bozze di pietra forte che accoglie una prima piccola grotta, incastonata al centro della composizione e completamente ricoperta da un’infinita varietà di spugne naturali ed artificiali.

Il secondo livello si contraddistingue per l’intonaco bugnato e sabbiato, le modanature architettoniche abbozzate, accostate ad un tripudio di incrostazioni, pomici, stalattiti, spugne naturali ed artificiali, che ricoprono interamente le superfici interne delle grotte, fino a fuoriuscire ed aggrapparsi al paramento esterno.

Nel terzo livello a fare da protagonista è la Grande Vasca con questa particolare decorazione tipica di alcuni particolari manufatti da giardino quali grotte, ninfei, muri, ecc., nei quali compaiono per definizione materiali di diversa provenienza. Ai lati la composizione è delimitata da un muretto con volute che presenta una decorazione bicroma in ciottoli realizzata a mosaico, che continua fino alla sommità e racchiude tutta la parte superiore del sistema.

Quest’ultimo ripiano presenta un paramento caratterizzato ancora dall’accostamento di materiale naturale ed artificiale, spartito da lesene, al centro del quale si trova una conchiglia sagomata in intonaco da cui parte la caduta dell’acqua, che dava e darà vita a tutto il sistema delle “cascate”. 

A coronamento di tutta la composizione si trova il giglio fiorentino e ancora sopra uno stemma in pietra serena con un’aquila, chiaro inserimento posteriore di epoca fascista.  

Il Restauro

Si è trattato di uno dei restauri più complessi operati a Firenze negli ultimi 50 anni, in virtù anche dell’articolata componente architettonica, botanica e idraulica. 

La prima parte dell’intervento ha interessato  un restauro conservativo architettonico: le grotte, le scogliere e le vasche. Questo ha significato verificare lo stato di conservazione, l’eliminazione di infestanti, il consolidamento di alcune parti e la sigillatura di fessure. Si è verificata la stabilità e sono stati ricollocati alcuni elementi lesionati e spezzati. 

Per le vasche dei vari ripiani si è proceduto alla verifica e al ripristino delle fessurazioni e degli scarichi, oltre alla impermeabilizzazione delle stesse.

La seconda fase ha riguardato la  realizzazione del nuovo impianto idrico, sostenibile dal punto di vista ambientale e dei costi di gestione. Si è quindi optato per la realizzazione di due pozzi artesiani, eseguiti ad idonea distanza fra loro in Piazza Poggi. Questo sistema a ricircolo garantirà una quantità di acqua sufficiente per alimentare l’intero sistema delle Rampe. 

Il terzo intervento è consistito nel recupero della componente vegetale. Dalle campagne di rilievo delle specie vegetali presenti, avviate già dal 2001 e proseguite nel 2016 e all’inizio del cantiere di restauro, hanno messo in luce un vero e proprio degrado biologico. 

Alla conferenza stampa sono intervenuti il presidente uscente della Fondazione Umberto Tombari, il direttore Gabriele Gori, il direttore dei lavori Tommaso Muccini e il direttore operativo Giuseppe De Grazia. "Raccontiamo una bella storia di collaborazione tra pubblico e privato"- ha sottolineato Tomabari. 

La restituzione di questa monumentale opera verrà festeggiata sabato 18 maggio con una giornata di eventi gratuiti, dalle 16.00 alle 23.00. Tra le tante iniziative in particolare si segnala lo spettacolo La fontana ritrovata, un festival di immagini, suoni e colori con la direzione artistica di Roberto Malfatto, regista, tra gli altri, della cerimonia di apertura di Matera capitale mondiale della cultura 2019.

Ultima modifica il Venerdì, 17 Maggio 2019 16:34


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