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Lunedì, 01 Luglio 2019 16:27

Al Museo dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze in mostra, dopo il restauro, “L’Angelo annunciante” attributo a Leonardo

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Un’opera in terracotta riconducibile stilisticamente alla grande bottega del Verrocchio e attribuita al genio di Vinci da Carlo Pedretti. L’intervento di restauro è stato compiuto dal settore dei Materiali Ceramici Plastici e Vitrei in nove mesi di intenso lavoro

FIRENZE -  Al Museo dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze è esposto un poco noto "Angelo annunciante" in terracotta della Pieve di San Gennaro in Lucchesia, attribuito a Leonardo da Vinci da Carlo Pedretti.

L’opera, secondo alcuni documenti, cadde in frantumi il 21 luglio 1776, dopo essere stata colpita da una scala. I documenti che riportano l'incidente ricordano che per riparare l'angelo furono acquistate 30 libbre di gesso e i colori per "ricolorillo". 

Il restauro della statua è stato effettuato dal settore dei Materiali Ceramici e Plastici e Vitrei dell’Opificio delle Pietre dure di Firenze. 

L’intervento è consistito, innanzi tutto, nella rimozione del gesso usato per la riparazione settecentesca. Sono stati poi smontati i vecchi incollaggi e si è proceduto alla rimozione degli spessi strati di ridipintura. In molte zone è stato possibile ritrovare i colori originali molto più preziosi di quelli usati dopo l'incidente settecentesco. Dopo la rimozione delle ridipinture, i frammenti sono stati incollati e la figura dell'angelo si è ricomposta, mostrando una nuova veste cromatica. Dopo le integrazioni delle lacune della terracotta, si è proceduto al ritocco pittorico a selezione cromatica per ricucire le isole di colore e aiutare la corretta lettura dei volumi.

Il settore Materiali Ceramici e Plastici si è inoltre cimentato, per la prima volta, nella creazione di una copia in terracotta riproponendo la stessa tecnica pittorica dell'originale che era stata indagata con esami chimici. A seguire il lavoro di realizzazione della copia un ceramista e un docente dell'Accademia di Belle Arti di Firenze.

Il risultato, seppur vistoso, rende l’idea di come doveva presentarsi l'opera originale. 

All’interno del Museo dell’Opificio delle Pietre Dure, fino al 27 settembre 2019,  sarà quindi possibile ammirare l’opera dopo il restauro e confrontarla con la copia moderna. 

A corredo dell’esposizione anche due video che spiegheranno sia il restauro che l’esecuzione della copia.

Ultima modifica il Lunedì, 01 Luglio 2019 16:32


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