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Venerdì, 24 Gennaio 2020 12:32

"Maledetto Modigliani", al cinema il documentario per i 100 anni dalla morte

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Diretto da Valeria Parisi e scritto con Arianna Marelli su soggetto di Didi Gnocchi, il docufilm racconta la vita e la produzione del genio livornese, maestro indiscusso dell’arte del Novecento: un ritratto che si spinge oltre la leggenda

ROMA - Arriva nei cinema italiani, solo il 30 e 31 marzo e l’1 aprile, Maledetto Modigliani, il documentario prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital

Una vita breve e tormentata quella di Dedo o Modì, come fu soprannominato, restituita da un punto di vista originale: quello di Jeanne Hébuterne, l’ultima giovane compagna, che si suicidò due giorni dopo la morte dell’amato, avvenuta all’Hôpital de la Charité di Parigi il 24 gennaio del 1920

Per comprendere Modigliani, quarto figlio di una famiglia di origini ebraiche sull'orlo di una crisi finanziaria, bisogna partire proprio dalla sua Livorno e da una provincia italiana che sin dagli albori gli è troppo stretta. Modigliani decide di partire e andare in cerca di altro. Va a Firenze, poi a Venezia. Arriva a Parigi nel 1906, a 21 anni. È qui che nasce la sua leggenda: tombeur de femmes, alcolista, artista maledetto. In realtà è un uomo che maschera una malattia, che si aggrappa alla vita e alla propria arte. Ha una verità da trasmettere: valori universali racchiusi nella semplicità di linee e volti che ne fanno uno dei maggiori esponenti di primo Novecento e un classico del XXI secolo.

Il docufilm trae ispirazione anche dalla mostra "Modigliani – Picasso. The Primitivist Revolution”, curata da Marc Restellini, che aprirà all'Albertina di Vienna nel settembre del 2020 ed è arricchito dalle immagini di opere esposte sia all’Albertina, sia alla National Gallery of Art di Washington, nei musei e nelle collezioni di Parigi e nella grande mostra “Modigliani e l'avventura di Montparnasse” del Museo della Città di Livorno.

Sono proprio i suoi dipinti ripresi in set dedicati, da “La Filette en Bleu” al ritratto di Jeanne Hébuterne, a parlarci. Tra riprese della città di oggi e foto e filmati d’archivio in bianco e nero, la voce narrante di Jeanne racconta di quella Parigi di inizio secolo: la ville lumière, la metropoli, il centro della modernità, già mercato d’arte e polo d’attrazione per pittori e scultori da tutta Europa.

Il docufilm percorre le tracce dell’artista nei suoi luoghi più tipici: le strade, le piazze, il quartiere livornese della Venezia Nuova, la sinagoga, il mercato centrale, le montagne vicine e la campagna in cui aveva imparato il mestiere di pittore coi macchiaioli e dove trova poi materia per le sue statue, l’arenaria e il marmo.  Scopriamo Modigliani anche nel con le opere degli altri artisti a lui coevi, primi fra tutti proprio Brancusi e Picasso

Modigliani morirà povero e non non riconosciuto. Solo in seguito diventerà uno degli artisti più quotati al mondo. E tra i più copiati.

Marc Restellini, tra i maggiori esperti al mondo di Modigliani,  nel docufilm racconta la cifra della sua arte e la sua evoluzione. Tra gli interventi anche quelli di Ann L. Ardis, professoressa e Dean al College of Humanities and Social Sciences della George Mason University, esperta di letteratura modernista inglese; Chloe Aridjis, scrittrice e studiosa di poesia francese dell'Ottocento; Harry Bellet, giornalista di Le Monde, studioso e critico d'arte; Giovanni Bertazzoni, Co-Chairman Impressionist and Modern Art Department Christie’s; Laura Dinelli, responsabile Musei Civici di Livorno; Pier Francesco Ferrucci, Direttore Unità di Bioterapia dei Tumori, IEO che da studente è stato tra gli autori della famosa “beffa delle teste” del 1984 a Livorno; l’ebraista Paolo Edoardo Fornaciari; lo scrittori Simone Lenzi, attualmente assessore alla Cultura del Comune di Livorno; il gallerista David Lévy; la pittrice Mira Maodus; lo stilista, costumista e artista Antonio Marras; la pittrice Isabelle Muller; la curatrice del Musée d'Art Moderne de Paris Jacqueline Munck; l’artista John Myatt che grazie al suo talento per l'imitazione, tra il 1986 e il 1995 ha falsificato e collocato sul mercato – insieme al suo complice John Drewe – 200 opere di maestri moderni; il collezionista Gérard Netter; l’artista Jan Olsson; la curatrice del Musée Picasso Paris Emilia Philippot; il Direttore Generale dell’Albertina di Vienna Klaus Albrecht Schröder; il Vicepresidente della Comunità Ebraica di Livorno, Guido Servi; il regista, sceneggiatore e produttore cinematografico Paolo Virzì.

 

Ultima modifica il Venerdì, 24 Gennaio 2020 12:43


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