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Venerdì, 05 Maggio 2017 10:40

Rai Storia. La Cattedrale di Acerenza

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Collocata su un’altura da cui domina vallate sconfinate, celebrata da Orazio nelle sue “Odi”, Acerenza – in Basilicata - custodisce ancora oggi la cattedrale romanica che ne ha celebrato il momento di massimo splendore

La cittadina, sorta sul sito dell’antica Acheruntia, e la sua chiesa, dedicata a Santa Maria Assunta e a San Canio Vescovo, sono al centro di “Italia: viaggio nella bellezza”, il programma di Rai Cultura, realizzato in collaborazione con il ministero dei Beni, delle Attività Culturali e del Turismo, in onda venerdì 5 maggio alle 19.00  su rai Storia. 

Eretta nel XII secolo durante la dominazione normanna quando Acerenza, sede arcivescovile, era ancora tanto importante da mandare il proprio rappresentante al concilio di Melfi, la Cattedrale non racconta soltanto la grandezza del periodo medioevale: sotto l’altare, infatti, in epoca rinascimentale, quando la città vive un suo rilancio, viene edificata una splendida cripta per ospitare le reliquie del protettore della città, San Canio. Il vero intento, però, è esaltare la famiglia committente, i Ferrillo, membri di primo ordine del patriziato napoletano, che non a caso si ispirano alla omologa cripta del Duomo di Napoli, anch’essa esplorata in ogni sua peculiarità nel corso della puntata. Questi due esempi di magnificenza, con cui il nostro Meridione manifesta espressioni architettoniche e artistiche che nulla hanno da invidiare a più noti modelli europei, sono descritti dagli storici Francesco Caglioti e Francesco Aceto. L’inquadramento storico è raccontato dal medievalista Francesco Storti, mentre la pratica del reimpiego dei frammenti dell’antichità nella costruzione e nell’ornamento della cattedrale, sia in epoca medioevale sia moderna, è illustrata da Bianca De Divitiis, storica dell’arte.

Nella rubrica “I mestieri della cultura” si spiega come, grazie ai progressi della chimica che individua l’esatta composizione dei materiali, sia possibile “ripristinare la bellezza”, ricostruendo mosaici e affreschi in modo sempre più preciso. La tecnica è stata studiata da Costanza Miliani e Bruno Brunetti, ricercatori del Cnr di Perugia, che nel 2000 hanno creato il Molab, Laboratorio mobile di pronto intervento, in grado fare analisi approfondite su opere d’arte da restaurare inamovibili, come il mosaico di Alessandro, autentico capolavoro conservato nel Museo Archeologico di Napoli, che presenta alcune tessere danneggiate. L’archeologa Luigia Melillo e il restauratore Pasquale Musella spiegano la fondamentale importanza del Molab per il restauro di un’opera.

Ultima modifica il Venerdì, 05 Maggio 2017 10:43