160x142-banksySarzana.gif

Lunedì, 19 Aprile 2021 12:45


Un team di scienziate svela il mistero del deterioramento del dipinto “Hombre sentado” di Picasso

Scritto da 

Nel team internazionale anche Francesca Izzo, ricercatrice di Ca’ Foscari, che ha analizzato la composizione chimica dei materiali pittorici di quattro dipinti conservati al Museu Picasso di Barcellona

VENEZIA - Grazie al progetto Promesa (Study of the mechanical and dimensional properties of commercial paint  films), coordinato da Laura Fuster-Lopez, professoressa di Conservazione all'Universitat Politècnica de València, da poco concluso con la pubblicazione dei risultati sulla rivista scientifica SN Applied Sciences, è stato possibile venire a capo del mistero relativo al deterioramento di un’opera di Picasso conservata al Museu Picasso di Barcellona. 

Oltre all'Universidad Politecnica de Valencia, Ca’ Foscari e il Museu Picasso, hanno lavorato al progetto anche  il CNR-Istituto Fisica Applicata "Nello Carrara", la Escuela de Conservación y Restauración de Bienes Culturales de Aragón, The Royal Danish Academy of Fine Arts e  Queen’s University (Canada).

Il dipinto 

Nell’estate del 1917 a Barcellona, Picasso realizza quattro opere ispirate ai Ballets Russes, utilizzando materiali molto simili fra loro: sette pigmenti, olii siccativi, colla animale e tele. I quadri rimangono nella casa della famiglia di Picasso fino al 1970, quando vengono donate al Museu Picasso di Barcellona

Un secolo dopo la realizzazione, l’opera Hombre sentado (Uomo seduto) appare in uno stato di conservazione precario, peggiore rispetto alle altre tre della serie. Gli esperti notano molte screpolature, dette tecnicamente crettature superficiali. Il museo decide di restaurare l’opera, ma non solo. Vuole andare a fondo, per capire il perché di quelle differenze tra opere per molti versi simili che avevano condiviso un secolo in condizioni analoghe.

Lo studio 

Il “caso” viene affidato a un team internazionale e multidisciplinare di scienziati conservatori, tra cui Francesca Izzo, ricercatrice di Scienze Chimiche per i Beni Culturali  all’Università Ca’ Foscari Venezia.

“Il progetto - afferma Laura Fuster-Lopez -  si è incentrato sullo studio combinato della composizione chimica e dei meccanismi di degradazione fisico-meccanica che si manifestano in opere d'arte moderna e contemporanea. Dato che non tutte le problematiche hanno una causa comune, e dato che le nostre opere d'arte continuano a deteriorarsi silenziosamente anche in condizioni di conservazione ed esposizione controllate, è necessario capire quali aspetti inerenti alla composizione dei materiali usati dagli artisti possono essere la causa della loro instabilità nel tempo, al fine di adattare misure preventive di conservazione nelle nostre collezioni”.

Attraverso le quattro opere del 1917 di Picasso si è cominciata a indagare la correlazione tra i materiali pittorici usati dall’artista e le loro condizioni reali. Con un approccio multi-analitico e tecnologia d’avanguardia, le scienziate hanno realizzato il primo studio che considera le problematiche di degrado meccanico dei dipinti di Picasso con un approccio scientifico analitico e diagnostico.

Francesca Izzo, esperta di pitture artistiche del XX e XXI secolo, si è focalizzata sulle indagini sugli strati dipinti e gli strati della preparazione pittorica. 

“Le analisi svolte - spiega Izzo -  mettono in luce che Picasso ha dipinto con colori ad olio, contenenti sia il tradizionale olio di lino, sia oli meno siccativi come l’olio di cartamo e di girasole. In un caso, poi, ipotizziamo che l’artista abbia sperimentato l’uso, non ancora in voga nel 1917, di pitture semi-sintetiche. Le tele utilizzate dall’artista sono di cotone, su cui Picasso ha steso due diversi strati di preparazione: uno ottenuto con colla animale, l'altro invece con olio siccativo. In entrambi i casi mescolati con pigmenti diversi (biacca, barite, ossido di zinco, etc). Inoltre, è interessante notare la presenza dei cosiddetti ‘saponi metallici’, composti che si formano per interazione tra il legante e alcuni ioni rilasciati dai pigmenti che possono provocare danni ben visibili, sia a livello estetico che a livello di stabilità chimica e meccanica”. 

Ne è emerso che le interazioni fra pigmenti e leganti possono aver reso i film pittorici più o meno inclini alla degradazione. Lo stesso è stato osservato negli strati sotto la pellicola pittorica: spessori di preparazione diversi, diverse interazioni pigmenti-legante e altre minime differenze che possono aver provocato una diversa reazione alle condizioni ambientali. Le scienziate stanno cercando di scoprire il ruolo della possibile ‘migrazione’ di materiali tra gli strati di pittura e di preparazione

Il team internazionale continuerà la collaborazione con il Museu Picasso nello studio di alcuni capolavori dell’artista spagnolo. Con i nuovi risultati scientificiReyes Jiménez de Garnica, direttrice del Dipartimento di Conservazione Preventiva e Restauro del Museu Picasso di Barcellona, potrà affinare le strategie di conservazione preventiva e valutazione delle condizioni di conservazione (in particolare del ruolo dell’umidità) ed esposizione delle opere.

Ultima modifica il Lunedì, 19 Aprile 2021 13:04


300x250-banksySarzana.gif

Flash News

Mostre*

© ARTEMAGAZINE - via degli Spagnoli, 24 00186 Roma - tel 06 8360 0145 - mail redazione@artemagazine.it
Quotidiano di Arte e Cultura registrato al Tribunale di Roma n. 270/2014 - Direttore Responsabile Alessandro Ambrosin
P.IVA e C.F. 12082801007

Chi siamo Archivio