Non è un museo da visitare in silenzio, seguendo un percorso scandito da teche e pannelli. È un luogo da attraversare, nuotare, esplorare. Qui il mare custodisce storie millenarie e la costa racconta l’incontro tra civiltà che hanno solcato il Mediterraneo ben prima dell’età romana. Con l’inaugurazione del Parco sommerso e costiero di Porto Cesareo, avvenuta il 24 luglio presso Scalo di Furno, la Puglia apre una nuova pagina nel turismo culturale, trasformando uno dei tratti più affascinanti della costa ionica in un’esperienza dove archeologia, natura e sostenibilità convivono in perfetto equilibrio.
Il progetto segna il traguardo di un lungo percorso promosso dalla Regione Puglia e sviluppato sotto la direzione scientifica dell’archeologa Rita Auriemma, docente dell’Università del Salento e tra le massime esperte italiane di archeologia marittima. L’obiettivo è ambizioso: restituire al pubblico un patrimonio che per decenni è rimasto appannaggio quasi esclusivo degli studiosi, rendendo accessibili siti di straordinario valore senza comprometterne la conservazione.
Un viaggio nella storia lungo la costa ionica
Il nuovo parco si estende tra Torre Chianca e Scalo di Furno, in uno scenario che già di per sé conquista per la trasparenza delle acque e la bellezza del litorale. Sotto la superficie del mare, però, si cela un patrimonio che racconta migliaia di anni di storia.
Tra le testimonianze più suggestive spicca la necropoli romana sommersa, un sito ancora poco conosciuto dal grande pubblico ma di enorme interesse scientifico. Le sepolture, oggi adagiate sul fondale, documentano le trasformazioni della linea di costa e offrono preziose informazioni sull’evoluzione del paesaggio durante l’età imperiale.
Pochi metri più in là, sulla terraferma, emergono invece i resti dell’abitato fortificato di Scalo di Furno, considerato uno dei più importanti insediamenti costieri dell’Età del Bronzo dell’Italia meridionale. Oltre tremila anni fa questo luogo rappresentava un crocevia commerciale fondamentale, dove popolazioni indigene e navigatori provenienti dall’Egeo e dal mondo miceneo si incontravano, scambiando merci, tecnologie e culture.
Le campagne di scavo condotte negli ultimi decenni hanno restituito ceramiche, strutture e reperti che confermano il ruolo strategico di Porto Cesareo nelle grandi rotte del Mediterraneo protostorico. Un patrimonio che oggi diventa finalmente leggibile anche per chi non è archeologo.
L’archeologia si scopre… con maschera e boccaglio
La vera rivoluzione del Parco sommerso e costiero non riguarda soltanto ciò che si visita, ma il modo in cui lo si vive.
L’esperienza più affascinante è quella dell’archeo-snorkeling: indossando semplicemente maschera, pinne e boccaglio, i visitatori possono osservare direttamente le strutture sommerse, seguendo percorsi studiati per coniugare sicurezza, divulgazione e tutela del patrimonio. Non servono brevetti da sub né particolari competenze tecniche: basta lasciarsi accompagnare in un viaggio che trasforma il fondale marino in una pagina di storia da leggere sott’acqua.
Chi preferisce restare all’asciutto può invece seguire gli itinerari terrestri che collegano le principali emergenze archeologiche attraverso camminamenti, punti panoramici e aree di osservazione, offrendo una lettura completa del paesaggio costiero.
Esplorare il mare senza lasciare traccia
Anche la mobilità racconta la filosofia del progetto. Le visite possono essere effettuate a bordo di imbarcazioni elettriche alimentate a energia solare oppure utilizzando canoe e tavole SUP, modalità che consentono di esplorare la riserva marina riducendo al minimo l’impatto sull’ecosistema.
Una scelta che riflette una visione contemporanea della valorizzazione del patrimonio: il paesaggio naturale non è la semplice cornice dell’archeologia, ma parte integrante del racconto. Conservazione ambientale e fruizione culturale diventano così due aspetti della stessa esperienza.
Un museo senza pareti
Il nuovo parco rappresenta anche un modello innovativo di archeologia pubblica. Non si limita ad aprire nuovi siti ai visitatori, ma punta a costruire un dialogo continuo tra ricerca scientifica, istituzioni e comunità locali.
È proprio questa filosofia a essere sintetizzata nella definizione proposta dalla direttrice scientifica Rita Auriemma, che descrive il parco come “non un museo da guardare, ma un paesaggio culturale da attraversare”. Una formula che racchiude il senso più profondo del progetto: trasformare il patrimonio archeologico in un’esperienza viva, accessibile e condivisa.
Porto Cesareo oltre il mare
Per molti viaggiatori Porto Cesareo è sinonimo di spiagge caraibiche, dune di sabbia bianca e acque cristalline. Con il nuovo Parco sommerso e costiero, però, la località salentina amplia la propria identità turistica, affiancando al richiamo balneare un’offerta culturale capace di attirare visitatori durante tutto l’anno.
Il parco si inserisce infatti nelle più moderne strategie di valorizzazione dei paesaggi culturali costieri, dove il mare non è soltanto uno spazio naturale ma un immenso archivio della memoria mediterranea. Un luogo in cui ogni immersione, ogni pagaiata e ogni passeggiata lungo la costa diventano un viaggio nel tempo.
Per chi sceglie il Salento, la visita non è semplicemente un’escursione archeologica: è l’occasione per guardare il mare con occhi diversi, scoprendo che sotto la superficie delle sue acque si nasconde una delle storie più antiche e affascinanti del Mediterraneo.








