Capri. Fino al 2 settembre, presso il Museo Ignazio Cerio, curato da Marina Guida, è visibile “Stratigrafie della memoria”, progetto site-specific dell’artista Marianna Iozzino.
Nell’interazione tra le opere e le collezioni, il percorso espositivo, compiendosi su quattro grandi tele a olio su lino grezzo e una serie di disegni su carta, elegge il museo caprese – come scrive la curatrice nel testo critico – a “dispositivo capace di generare nuove possibilità immaginative”. Marianna Iozzino nelle prove presentate, metamorficamente, lascia evolvere il fluire della sua pittura. Nel tratto distintivo dell’artista, l’elemento bio-antropomorfico, pur restando il fondamentale riferimento all’idea di segno e di figurazione, nell’azione pittorica è via via abbandonato o, più concretamente, fruttuosamente disciolto all’interno delle relazioni di luce e di colore.

La chiave di lettura che sostiene l’intervento caprese è da ricercarsi all’interno dell’antinomia che si consuma tra una memoria intesa come processo di accumulo e di razionale catalogazione e la pittura che, libera da ogni intento illustrativo, in un procedimento instabile, seleziona e lega forme e memorie seguendo i principii delle possibilità di mutamento, dispersione e trasformazione. Smarrendo la propria funzione documentaria, nell’azione pittorica i reperti, senza mai addivenire a una sintesi definitiva, si raggrumano sulla tela in forme e modi inattesi.
Iozzino nelle sue prove celebra, nelle sue possibilità mutagene, il soggetto in divenire e precedendo ogni distinzione tra specie, nelle opere presentate, umano, animale e vegetale concorrono a determinare il flusso dell’esistenza. Alla pittura, dunque, il compito di registrare le nuove forme come possibilità dell’esistente.








