Pittura, storia e memoria in un’unica, potente visione. Anselm Kiefer torna a Milano con un nuovo, monumentale progetto che, dal 7 febbraio, troverà spazio nel cuore di Palazzo Reale. Le Alchimiste, questo il titolo del nuovo ciclo concepito appositamente per la Sala delle Cariatidi, non è una semplice mostra, ma un attraversamento simbolico che mette in relazione il destino di donne dimenticate e quello di uno spazio segnato dalla distruzione della guerra. Dal 7 febbraio al 27 settembre 2026, quarantadue grandi teleri invadono l’architettura della sala, stabilendo un dialogo intenso con le figure mutilate delle Cariatidi, le quaranta sculture delle donne di Caria che sorreggevano la balconata perimetrale dell’ambiente, sopravvissute all’incendio causato dalle bombe degli alleati nel 1943 come presenze spettrali e silenziose.

L’omaggio di Kiefer alle alchimiste sconosciute di ogni epoca
Kiefer sceglie di dedicare questo lavoro alle alchimiste, donne che tra Medioevo ed età moderna operarono ai margini della cultura ufficiale, contribuendo in modo decisivo alla nascita del pensiero scientifico senza mai ottenere pieno riconoscimento. La loro storia, sospesa tra sapere e sospetto, rigore e persecuzione, diventa materia viva nella pittura dell’artista tedesco, che da sempre lavora sul confine tra rovina e rinascita. Qui l’alchimia non è solo un riferimento storico o iconografico, ma coincide con la trasformazione della della memoria. I dipinti, concepiti come parti inseparabili di un’unica installazione, si impongono per la loro fisicità. Superfici dense, attraversate da piombo, cenere, ossidi, zolfo e improvvise accensioni dorate, restituiscono volti e corpi femminili che sembrano emergere dalle macerie. Non c’è idealizzazione né celebrazione retorica: le alchimiste di Kiefer appaiono come figure potenti e inquietanti. In questo senso, la Sala delle Cariatidi diventa una cassa di risonanza ideale, uno spazio in cui la violenza della storia e la resilienza del femminile si rispecchiano e si amplificano.


Nel percorso espositivo il visitatore non è chiamato solo a osservare, ma a immergersi in un processo di continua metamorfosi, accentuato dai riflessi e dalle frammentazioni visive generate dall’allestimento, come in una vera e propria esperienza personale. «Di meriti, di competenze al femminile, e del rumore delle voci delle donne, quando rivendicano i loro talenti, parla la mostra – sottolinea la curatrice Gabriella Belli nel saggio di catalogo – in uno sconfinamento continuo con un tema più generale e ancora più importante. È il tema della rigenerazione, della cura, della spoliazione dai pregiudizi, della congiunzione dei principi opposti, della luce e delle tenebre, del rapporto maschile-femminile, del bene e del male, della vita e della morte, in una discesa all’oscurità dell’ignoto alchemico ma anche in una risalita alla luce della ragione e della scienza, a cui la pittura di Kiefer dà voce esemplare».


Chi erano le alchimiste ritratte da Kiefer
La mostra costruisce un vero pantheon femminile, riportando alla luce figure che incarnano diverse declinazioni del sapere alchemico. Intrecciando il destino di donne cancellate dalla storia con quello di un luogo simbolo delle ferite del Novecento, Kiefer riesce in questo incontro tra pittura e architettura, tra passato rimosso e presente inquieto, a dar forma ad una riflessione profonda sul potere trasformativo dell’arte, capace di restituire voce a ciò che sembrava definitivamente perduto.
Ma chi erano le alchimiste? Tra queste spicca Caterina Sforza, legata in modo speciale a Milano, non solo come figlia di Galeazzo Maria Sforza, ma come intellettuale capace di coniugare pratica scientifica, scrittura e azione politica, autrice di un raro manoscritto contenente più di 450 ricette per medicamenti, cosmetici e formule alchemiche. Accanto a lei emergono personalità come Isabella Cortese, a cui è attribuito uno dei più celebri libri di segreti del Rinascimento, Kleopatra l’alchimista raccontata dalle fonti greche, Cristina di Svezia, Margaret Cavendish filosofa del Seicento autrice di opere che intrecciavano metafisica, poesia e scienza, o Mary Anne Atwood, figura chiave dell’800 inglese, Perenelle Flamel, ricca benefattrice, collaboratrice e moglie dell’alchimista Nicolas Flamel; Marie Meurdrac, chimica autodidatta e pioniera della divulgazione scientifica femminile; Anne Marie Ziegler, alchimista di corte nella Germania riformata condannata al rogo nel 1575 per le sue teorie; Sophie Brahe, figura-ponte tra cultura cortigiana e laboratorio. Donne che hanno attraversato secoli e contesti diversi, ma accomunate dalla stessa tensione verso una conoscenza capace di unire spirito e materia. Tutte raccontate da Kiefer come simboli di un sapere che resiste, che sopravvive alle condanne e alle censure.



Il ricco programma di incontri a margine della mostra
Curata da Gabriella Belli e promossa dal Comune di Milano con la produzione di Palazzo Reale e Marsilio Arte, con il contributo di Gagosian e Galleria Lia Rumma e con il sostegno di Unipol e Banca Ifis, l’esposizione fino al 27 settembre 2026 rientra nell’ambito dell’Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026, il programma multidisciplinare, plurale e diffuso che animerà l’Italia per promuovere i valori Olimpici attraverso la cultura, il patrimonio e lo sport, in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali che l’Italia ospiterà rispettivamente dal 6 al 22 febbraio e dal 6 al 15 marzo 2026. Ad accompagnare l’esposizione, un articolato programma di incontri e approfondimenti amplia ulteriormente il raggio del progetto, coinvolgendo storici dell’arte, filosofi e studiosi della scienza. Il public program si apre giovedì 26 febbraio 2026 con l’incontro in cui Gabriella Belli racconta la mostra, presso la Sala Conferenze di Palazzo Reale. Venerdì 17 aprile 2026, al Teatro Dal Verme di Milano, Anselm Kiefer sarà in conversazione con Natacha Fabbri e Gabriella Belli.

Parallelamente, alcune opere del ciclo trovano spazio anche fuori da Palazzo Reale, estendendo la presenza delle alchimiste nel tessuto urbano e istituzionale, da Milano a Venezia. Dal 9 febbraio al 30 giugno 2026, oltre che a Palazzo Reale, una delle opere del ciclo Le Alchimiste, Caterina Sforza sarà esposta anche presso Unipol Tower di Milano in piazza Gae Aulenti, in un’altra versione ideata da Kiefer. La visita è gratuita con prenotazione obbligatoria al link. Inoltre, a partire da domenica 19 aprile 2026, l’opera Margarethe V Antiochia, realizzata da Kiefer nel 2019, sarà esposta al Parco Internazionale di Scultura, lo spazio espositivo all’interno della sede di Banca Ifis a Mestre, Venezia.


Il catalogo, edito da Marsilio Arte, è a cura di Gabriella Belli e contiene saggi di Natacha Fabbri, Gabriele Guercio e Lawrence Principe, oltre al contributo della curatrice.
In occasione della mostra, Marsilio Arte pubblica il saggio Il seme santo. La poetica di Anselm Kiefer di Massimo Recalcati, un’indagine sull’universo simbolico e artistico del grande maestro tedesco. Recalcati si accosta all’opera di Anselm Kiefer in cerca del mistero che consente di mutare la ferita del trauma in poesia, le rovine in un nuovo inizio, mettendo in luce la forza rigenerativa dell’atto creativo.








