Apre con un omaggio a uno dei suoi più grandi narratori la nuova stagione della Fondazione di Venezia. Con la mostra “Gianni Berengo Gardin. La Venezia del maestro del bianco e nero”, l’istituzione inaugura la sede di Palazzo Flangini e sceglie di farlo nel segno di uno sguardo che, più di ogni altro, ha saputo raccontare la città oltre gli stereotipi.Realizzata in collaborazione con la Fondazione Le Stanze della Fotografia e curata da Denis Curti, l’esposizione – visitabile gratuitamente fino al 30 giugno 2026 – riunisce trentaquattro opere veneziane di Gianni Berengo Gardin, tra cui una serie inedita nata davanti alla finestra che fu di Pietro Aretino.

Collezione della Fondazione di Venezia
© Archivio Gianni Berengo Gardin
La serie di foto inedite scattate dalle stanze di Pietro Aretino
È proprio questa sequenza, mai esposta prima, il cuore del percorso. Ospite dell’amico Renato Padoan a Palazzo Bollani, Berengo Gardin scoprì che in quelle stanze aveva vissuto Aretino, l’intellettuale rinascimentale che nel 1537 descriveva il transito sul Canal Grande definendolo “la più gioconda veduta del mondo”. Il fotografo decide allora di posizionarsi davanti alla stessa finestra, quasi a misurare il tempo attraverso lo sguardo. Da un lato il poeta che racconta il brulichio delle barche; dall’altro l’autore del Novecento che osserva motoscafi, gondole, la Regata storica, i matrimoni sull’acqua, la Pescheria, il Ponte di Rialto — un tempo in legno — e li restituisce in un bianco e nero capace di sospendere l’istante. Ne nasce un dialogo silenzioso tra epoche lontane ma unite dalla stessa meraviglia. Le architetture restano immutate, cambiano i gesti e i mezzi della vita quotidiana.

Collezione della Fondazione di Venezia
© Archivio Gianni Berengo Gardin – VENEZIA 1960 – PIAZZA SAN MARCO.

La più gioconda veduta del mondo. Venezia da una finestra, 2004-2018
Un tributo a sei mesi dalla morte dell’artista fotografo
La mostra assume anche il valore di un tributo, a sei mesi dalla scomparsa del fotografo, tra i protagonisti assoluti della fotografia italiana del Novecento. Il legame con la Fondazione si era consolidato nel 2021 con la donazione di trentasei stampe in bianco e nero, parte del progetto “La più gioconda veduta del mondo”, oggi entrate nella collezione permanente dell’ente. “Questa esposizione è prima di tutto un omaggio a Gianni Berengo Gardin, uno dei più grandi interpreti della fotografia italiana e internazionale, capace di raccontare senza stereotipi l’anima dei luoghi e delle persone. Ma è una mostra che, attraverso il suo sguardo, vuol essere anche un omaggio a Venezia, a questa città all’interno della quale Palazzo Flangini si rivela sempre di più spazio aperto e condiviso” sottolinea Giovanni Dell’Olivo, Direttore Generale della Fondazione di Venezia. “Attraverso lo sguardo di Berengo Gardin osserviamo Venezia nella sua interezza, con le sue sfide e i suoi problemi, ma anche nella sua straordinaria unicità, da cui sfociano le grandi opportunità che la città ha davanti e che dovrà saper cogliere. È una sfida che riguarda tutti, e che si può vincere in un solo modo: lavorando in sinergia e facendo rete. In questa nuova stagione che celebriamo oggi, la Fondazione si candida a essere sempre di più il perno strategico di questa rete”.

Collezione della Fondazione di Venezia
© Archivio Gianni Berengo Gardin
Impegno civile e eleganze delle immagini
L’impegno civile e sociale è del resto cifra distintiva dell’opera di Berengo Gardin: una fotografia che ha saputo essere denuncia, senza rinunciare alla grazia dell’ordinario. In mostra compare anche il celebre “bacio rubato” sotto i portici di Piazza San Marco, immagine simbolo di una poetica capace di cogliere l’attimo con discrezione, sottraendolo alla retorica. A sottolineare la statura dell’autore è il curatore Denis Curti: “Mostrare le immagini di Gianni Berengo Gardin significa occuparsi di disciplina dello sguardo. Lunghi e approfonditi reportage, come Morire di classe o Dentro le case, collaborazioni con istituzioni prestigiose come il Touring Club e aziende come Olivetti. La sua lunga carriera è costruita sui temi dell’impegno sociale ed etico. Alle sue spalle quasi 300 libri e oltre 200 mostre. Numeri che ben restituiscono il peso specifico di uno dei più noti e rappresentativi personaggi della fotografia italiana”.
Completa il percorso espositivo la proiezione del film “Gianni Berengo Gardin” di Giampiero D’Angeli, in programma per tutta la durata della mostra, che accompagna il visitatore dentro la biografia e la visione di un autore che ha fatto del bianco e nero una scelta estetica e morale insieme.
Gianni Berengo Gardin. La Venezia del maestro del bianco e nero
Fondazione di Venezia, Palazzo Flangini, Calle Flangini 252, Venezia
27 febbraio – 30 giugno 2026
Lun>Ven, 9.00-13.00/14.00-17.00
Sab e Dom, 10.00 – 17.00
Chiuso il 5 aprile
Ingresso libero








