È un incontro raro quello che il MAO Museo d’Arte Orientale propone al pubblico torinese: due sculture autografe di Zanabazar, figura cruciale del buddhismo mongolo del XVII secolo e artista di straordinaria intensità, arrivano per la prima volta in Europa grazie a un progetto condiviso con la Galleria Borghese.
Nato nel 1635 nelle steppe della Mongolia, Zanabazar fu riconosciuto sin dall’infanzia come guida spirituale del suo popolo. Proclamato leader religioso a soli quattro anni, venne in seguito identificato come reincarnazione di un eminente maestro buddhista e divenne la massima autorità della scuola Gelugpa in Mongolia, la stessa tradizione cui appartiene il Dalai Lama. Venerato come reincarnazione di uno dei cinquecento discepoli originari del Buddha e dichiarato leader spirituale dei mongoli nel 1639, quando aveva solo quattro anni, fu anche riconosciuto dal V Dalai Lama (1617-1682) come la reincarnazione dello studioso buddhista indiano Taranatha. Il suo ruolo non fu soltanto devozionale: attraverso la diffusione della riforma dei “Cappelli Gialli”, contribuì a ridefinire gli equilibri religiosi e politici del Paese, lasciando un’impronta profonda nella storia culturale mongola.

Tara verde / Green Tara
XVII secolo / 17th century
Bronzo dorato, fusione / Gilded bronze, casting
Chinggis Khaan National Museum, Ulan Bator, Mongolia

Zanabazar: non solo guida spirituale ma anche artista
Accanto al maestro spirituale emerge però un protagonista meno noto al grande pubblico europeo: l’artista. Zanabazar è considerato il più grande scultore mongolo dell’età moderna. La sua produzione – in parte firmata, circostanza inconsueta nell’arte buddhista – rivela una consapevolezza autoriale e una qualità formale di altissimo livello. Le opere presentate a Torino, una raffinata Tara verde e un intenso autoritratto bronzeo dell’artista in trono, testimoniano un linguaggio plastico capace di coniugare perfezione tecnica, equilibrio compositivo e intensità spirituale.


Il percorso espositivo ospitato al MAO di Torino al 27 febbraio al 7 aprile 2026 – dopo l’esposizione dal 20 gennaio al 22 febbraio 2026 nel salone d’ingresso della Galleria Borghese di Roma – inserisce i due capolavori nella sezione dedicata all’Asia meridionale, centrale e himalayana, mettendoli in dialogo con i manufatti provenienti dall’antico monastero di Densatil, nel Tibet centrale. Proprio a quella tradizione Zanabazar guardò per sviluppare una cifra stilistica personale: volti raccolti e luminosi, panneggi morbidi, proporzioni armoniche che trasformano il bronzo in una presenza viva, quasi respirante. Il confronto con le opere tibetane consente di leggere la mostra come un racconto di influenze, adattamenti e scambi lungo le rotte spirituali dell’Asia.


Le sculture, in prestito in Italia e in Europa per la prima volta dal Chinggis Khaan National Museum di Ulaanbaatar, segnano un momento significativo nel dialogo culturale tra Mongolia e Italia. Per il museo torinese, inoltre, rappresentano un’occasione per ampliare idealmente le proprie collezioni, finora prive di opere di diretta provenienza mongola. Ad accompagnare l’esposizione, un volume edito da Silvana Editoriale raccoglie saggi e approfondimenti critici, oltre a un ricco apparato iconografico dedicato alle due sedi italiane che ospitano il progetto.


INFO:
Zanabazar: The Wisdom of the Steppes
Capolavori del XVII secolo dal cuore della Mongolia al MAO
Da venerdì 27 febbraio a martedì 7 aprile 2026
MAO Museo d’Arte Orientale
Via san Domenico 11, Torino








