C’è un luogo, ai Musei Capitolini, in cui la Roma imperiale incontra l’architettura contemporanea e oggi anche le tecnologie digitali più avanzate. È la Sala dell’Esedra che ospita la statua equestre di Marco Aurelio, uno spazio che compie vent’anni e che continua a rappresentare un punto di riferimento nel modo di esporre, studiare e conservare il patrimonio storico. Il ventesimo anniversario è stato l’occasione per presentare, proprio in questo spazio, il volume Marco Aurelio nell’Era Digitale (Gangemi Editore), nato dalla collaborazione tra la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Sapienza Università di Roma.

Progettata da Carlo Aymonino e inaugurata nel dicembre 2005 nel Giardino Romano di Palazzo dei Conservatori, l’Esedra nacque con una duplice missione: accogliere il celebre bronzo dopo il restauro degli anni Novanta e restituire leggibilità a un’area archeologica di straordinaria importanza, quella legata al Tempio di Giove Capitolino. Il risultato è un’architettura capace di dialogare con le stratificazioni storiche del Campidoglio, costruendo un ponte ideale tra l’antico, Michelangelo e la museografia del XXI secolo.
Curato dal Sovrintendente Capitolino Claudio Parisi Presicce insieme ai professori Vincenzo Gattulli e Spartaco Paris, il libro racconta un percorso di ricerca che intreccia storia dell’arte, architettura, ingegneria e restauro. Al centro non c’è solo il monumento, ma anche lo spazio che lo accoglie, analizzato come organismo vivo e complesso.

Elemento chiave del progetto è l’uso delle nuove tecnologie: dalla sensoristica al monitoraggio strutturale, fino alla realizzazione di un “gemello digitale” della statua equestre. Strumenti che permettono di conoscere meglio il comportamento del bronzo e dell’ambiente che lo circonda, aprendo la strada a forme di manutenzione predittiva e a una tutela sempre più consapevole.








