A ottocento anni dalla morte di Francesco di Assisi, la Galleria Nazionale dell’Umbria dedica una grande mostra al santo patrono d’Italia, in programma dal 14 marzo al 14 giugno, mettendo al centro non solo la figura spirituale del Poverello ma la portata storica e artistica della sua eredità. Il titolo, Giotto e san Francesco. Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento – curata da Veruska Picchiarelli ed Emanuele Zappasodi con la collaborazione di un comitato scientifico internazionale – chiarisce subito l’orizzonte dell’iniziativa: raccontare il momento in cui il carisma francescano e il genio pittorico di Giotto di Bondone si incontrano, dando forma a una trasformazione destinata a cambiare per sempre il volto dell’arte occidentale. Non una semplice rassegna celebrativa, ma un’indagine sul passaggio cruciale tra Due e Trecento, quando in Umbria prende corpo una nuova idea di immagine, di spazio e di umanità.

tavola, 45,5×44 cm, The National Gallery,
London
Bequeathed by Geraldine Emily Coningham in
memory of her husband, Major Henry
Coningham, and of Mrs Coningham of
Brighton, 1942
L’iniziativa, insignita della Medaglia del Presidente della Repubblica e promossa dai Musei Nazionali di Perugia insieme a un’ampia rete di istituzioni civili, religiose e accademiche – è promossa e organizzata dai Musei Nazionali di Perugia – Direzione regionale Musei nazionali Umbria, in collaborazione con il Comitato Nazionale per le Celebrazioni dell’Ottavo Centenario della morte di san Francesco d’Assisi, il Commissario Straordinario Ricostruzione Sisma 2016, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, le Regione Umbria, la Custodia Generale del Sacro Convento di San Francesco, la Provincia Serafica dei Frati Minori di Umbria e Sardegna, l’Arcidiocesi di Perugia – Città della Pieve, il Comune di Perugia e Confindustria Umbria, con la collaborazione dell’Archivio di Stato di Perugia – si inserisce nel quadro delle celebrazioni nazionali dedicate al santo patrono d’Italia. Non a caso il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha sottolineato il valore identitario di questa ricorrenza, richiamando la reintroduzione della festa del 4 ottobre e definendo “rivoluzione” il processo culturale innescato dall’incontro tra il carisma francescano e la pittura di Giotto di Bondone.

tempera e oro su tavola, 28,5×19,7 cm, The
Ashmolean Museum, University of Oxford

1315 circa, tempera e oro su tavola, 71×46 cm,
Palazzo Borgia – Museo Diocesano di Pienza
L’arrivo di Giotto e l’inizio della trasformazione
Il cuore della mostra è il cantiere della Basilica di San Francesco, dove alla fine del Duecento si consuma uno dei passaggi più decisivi dell’arte occidentale. L’esposizione si apre con una testimonianza documentaria di eccezionale rilievo: la bolla emanata nel 1288 da papa Niccolò IV, atto che avvia la grandiosa impresa decorativa della chiesa superiore, destinata a custodire le spoglie dell’alter Christus. È in questo contesto che, intorno al 1290, irrompe il giovane Giotto, cambiando radicalmente il linguaggio pittorico dominante. Dalle Storie di Isacco alla Legenda francescana, l’artista introduce uno spazio coerente e misurabile, popolato da figure dotate di volume e peso, capaci di esprimere emozioni credibili. In mostra, questa stagione giovanile è evocata attraverso due opere capitali: la Madonna di San Giorgio alla Costa, concessa dalla Diocesi di Firenze, e il Polittico della Badia proveniente dalle Gallerie degli Uffizi. Si tratta di tavole che, per forza programmatica e influenza esercitata, possono essere considerate veri manifesti della nuova pittura.
Accanto a Giotto, il percorso restituisce il fervore di un ambiente che reagisce con prontezza al suo esempio. I primi seguaci umbri – dal Maestro del Farneto al Maestro della Croce di Gubbio, fino al Maestro di Cesi – testimoniano l’immediata diffusione di un linguaggio capace di superare l’eleganza astratta della tradizione bizantina. Attorno alla Madonna col Bambino oggi conservata all’Ashmolean Museum di Oxford si sviluppa inoltre un approfondimento sulla ricezione del giottismo nella valle spoletana e a Perugia, con la ricostruzione integrale, per la prima volta, di un trittico del Maestro di Paciano.

Il contributo di Simone Martini e Pietro Lorenzetti
La centralità di Assisi non si esaurisce con Giotto. Sul finire del secondo decennio del Trecento il cantiere francescano accoglie due personalità provenienti da Siena, destinate a lasciare un’impronta altrettanto decisiva: Simone Martini e Pietro Lorenzetti. Il primo lavora nella Cappella di San Martino tra il 1315 e il 1317 circa, portando ad Assisi una raffinatezza lineare e cortese che trova espressione esemplare nella Madonna col Bambino dell’Opera del Duomo di Orvieto, presente in mostra insieme ad altre prove orvietane. Il secondo interviene nel transetto sinistro e nella cappella di San Giovanni Battista, introducendo una tensione narrativa e una solidità volumetrica che dialogano con la lezione giottesca; tra le opere esposte figurano tavole giovanili provenienti dai musei diocesani di Cortona e Pienza, tra cui la celebre Madonna di Monticchiello.
L’esposizione dedica ampio spazio anche a figure di straordinaria forza espressiva ma meno note al grande pubblico, come il Maestro di Figline, di cui sarà ricostruito un polittico umbro oggi disperso tra collezioni europee e americane. È uno dei momenti più significativi del progetto scientifico, che punta a riunire complessi smembrati e a offrire nuove letture attraverso restauri e indagini diagnostiche. L’impatto del cantiere assisiate si riverbera poi sull’intero territorio regionale. Da Perugia a Gubbio, da Montefalco a Foligno, da Spoleto a Orvieto e Terni, una generazione di artisti cresce all’ombra della basilica francescana. Nomi come il Maestro della Croce di Trevi, il Maestro di Fossa, Puccio Capanna, il Maestro del Crocefisso d’Argento o Palmerino di Guido – collaboratore di Giotto nella basilica inferiore – emergono come protagonisti di una stagione che merita di essere riscoperta. Emblematico, in questo senso, è l’eccezionale prestito del polittico proveniente da Montefalco oggi ai Musei Vaticani, attribuito al Maestro di Fossa, così come la ricomposizione di una pala divisa tra Venezia e Ajaccio.

Crocifissione di Cristo tra i santi Chiara, Agnese,
Rufino, tempera su tavola, 135×184 cm, Assisi,
Protomonastero di Santa Chiara
Il percorso trova il suo compimento ideale tornando ad Assisi, negli affreschi stessi dei protagonisti e nel Museo del Tesoro del Sacro Convento, dove sarà possibile ammirare il prezioso calice realizzato dall’orafo Guccio di Mannaia e donato da Niccolò IV. A completare l’esperienza, un video immersivo restituirà al pubblico i percorsi visivi concepiti nel Medioevo per i pellegrini diretti alla tomba del santo, ricreando con le tecnologie contemporanee l’unità originaria tra spazio architettonico e racconto figurativo.
Info:
GIOTTO E SAN FRANCESCO
Una rivoluzione nell’Umbria del Trecento
Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria (Corso Pietro Vannucci, 19)
14 marzo – 14 giugno 2026
Per informazioni è attiva la mail: prenotagiotto@orologionetwork.it
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