Ha aperto al pubblico il 14 aprile al Museo di Storia Naturale di Milano Dentro la Metamorfosi, l’installazione firmata da Maria Cristina Finucci e prodotta da Fondazione Marevivo, che inaugura il ciclo “Tracce” – che si propone proprio di interrogare ciò che resta delle trasformazioni ambientali, mettendo in dialogo scienza e cultura attraverso installazioni, incontri e percorsi divulgativi – primo capitolo del progetto quadriennale promosso dagli Istituti Scientifici del Comune. L’esposizione sarà visitabile fino all’8 novembre 2026, inserendosi nel calendario della Milano Art Week. Curata da Marcello Farabegoli, la mostra si propone come un’esperienza immersiva e perturbante che mette al centro una delle emergenze ambientali più urgenti: l’inquinamento da plastica negli oceani. Non una semplice esposizione, ma un percorso sensoriale che invita il pubblico a confrontarsi con le trasformazioni degli ecosistemi marini, sempre più compromessi da un modello di sviluppo insostenibile.

L’allestimento immersivo a ricordare il pericolo rappresentato per i mari dalla plastica
L’allestimento occupa la grande sala al piano terra del museo con una sequenza di ambienti gonfiabili e traslucidi: piccole stanze attraversabili che evocano membrane viventi. Il visitatore entra fisicamente dentro l’opera, attraversando scenari costruiti a partire da frammenti di plastica e microplastiche rielaborati in forme ibride, al tempo stesso affascinanti e inquietanti. L’effetto è quello di uno spaesamento consapevole, in cui la seduzione estetica del materiale si scontra con la sua natura distruttiva. Il titolo richiama una metamorfosi che non riguarda soltanto la materia, ma il nostro stesso modo di concepire progresso e consumo. La plastica, simbolo di comodità e leggerezza, si rivela qui come traccia tangibile di un sistema produttivo che ha ignorato a lungo le proprie conseguenze: ogni anno milioni di tonnellate di rifiuti finiscono in mare, mettendo a rischio biodiversità, sicurezza alimentare ed equilibrio climatico.


Elemento distintivo del progetto è anche l’uso dell’intelligenza artificiale, già sperimentata dall’artista nel 2023 al CY-FEST di Yerevan. La tecnologia è stata impiegata per simulare il processo di frammentazione della plastica e la sua successiva ricomposizione, rendendo visibile l’accumulo e l’eccesso. Non uno strumento neutro, ma un mezzo al servizio di una visione etica che mira a immaginare un futuro libero dalla plastica inutile. L’opera si inserisce coerentemente nel percorso artistico di Finucci, architetta formatasi all’Università di Firenze e con esperienze internazionali tra New York, Parigi e Madrid. La sua ricerca, che attraversa pittura, scultura, design e videoarte, è approdata negli anni a una forma di espressione transmediale. Emblematica in questo senso è la fondazione nel 2013 del Garbage Patch State, uno Stato simbolico che rappresenta le isole di plastica negli oceani e che, attraverso installazioni e azioni pubbliche, denuncia l’emergenza ambientale globale. Un progetto che ha avuto visibilità internazionale, dalle sedi UNESCO all’ONU, fino alla Biennale di Venezia.


Nel 2022 l’artista ha dato vita anche alla Fondazione Finucci ETS, rafforzando il legame tra pratica artistica e impegno civile. Un approccio che trova piena sintesi in “Dentro la Metamorfosi”, dove linguaggi diversi convergono per generare consapevolezza. Accanto all’artista, un ruolo centrale è svolto da Marevivo, realtà attiva dal 1985 nella tutela del mare. L’organizzazione rappresenta oggi un punto di riferimento in Italia per la salvaguardia degli ecosistemi marini, grazie a un’attività che combina interventi concreti — dalla pulizia dei fondali al recupero delle reti fantasma — con campagne di sensibilizzazione e azioni di advocacy. Una missione che si riflette pienamente nella mostra milanese, concepita come spazio di responsabilità condivisa. «La plastica non è solo un rifiuto, ma il simbolo di un modello da ripensare», ha dichiarato la presidente Rosalba Giugni, sottolineando la necessità di un cambiamento culturale profondo. Il messaggio dell’installazione è chiaro: riconoscere il proprio ruolo nel problema e scegliere di diventare parte della soluzione.

Con “Dentro la Metamorfosi”, Milano si conferma così laboratorio culturale capace di coniugare arte e impegno civile. Un’esperienza che non si limita a rappresentare la crisi ambientale, ma chiama direttamente in causa il visitatore, trasformando la visione in consapevolezza e, potenzialmente, in azione.








