Venezia accoglie la primavera con un progetto espositivo che è insieme gesto culturale e presa di posizione politica. Dal 20 marzo al 22 novembre 2026, lo spazio Bea Vita ospita Nowruz. Immagini, suoni e voci dall’Iran contemporaneo, una mostra che nasce da una condizione di impossibilità e si trasforma in un dispositivo dinamico di presenza.
Il progetto prende forma dall’incontro tra Yasra Pouyeshman e Mara Sartore, inizialmente concepito per gli spazi di KOOCH. Tuttavia, il progressivo aggravarsi della situazione politica e sociale in Iran — segnato da proteste, repressioni e isolamento — ha reso irrealizzabile l’idea originaria. Da questa frattura nasce però una nuova configurazione: Bea Vita diventa il luogo in cui la mostra può esistere, seppur in una forma aperta, incompleta, in costante ridefinizione. È proprio questa incompletezza a costituire il cuore concettuale di Nowruz. La mostra si presenta come un organismo in evoluzione, capace di accogliere nel tempo nuovi contributi, ma anche di rendere visibile ciò che non può essere mostrato. In un contesto in cui le comunicazioni con l’Iran risultano interrotte e il trasferimento delle opere impossibile, l’assenza non viene occultata, bensì dichiarata: diventa materia narrativa, presenza evocata. Nowruz riunisce una selezione di opere provenienti dal deposito veneziano di KOOCH e introduce il lavoro di Reihane Raei, Siroo, Affsoongar, Mahboobeh Yazdani, Ehsan Shayegh, Farnaz Aboutalebi e Aynaz – artisti che, attraverso pratiche diverse, esplorano temi di memoria, identità e trasformazione.

Resistance, 2026 – Kereshmeh, 2026 – Don’t let me down, 2026 – Addiction, 2026 – Mooseme Asheghi, 2026
Sette artisti sui temi di memoria, identità e trasformazione
Questa prima selezione di artisti riflette proprio l’attuale condizione di sospensione. Le opere esposte riuniscono pratiche diverse ma attraversate da una tensione comune tra memoria, identità e trasformazione. Reihane Raei rielabora la tradizione della miniatura persiana e l’immaginario dei giardini simbolici, costruendo narrazioni intime sospese tra mito e natura. Siroo, con una formazione filosofica, lavora su tessiture e patchwork che emergono da una dimensione onirica, stratificando esperienza e inconscio. Affsoongar introduce una figura di femme fatale come alter ego, attingendo a creature mitologiche e immaginari tradizionali per costruire contro-narrazioni che mettono in crisi convenzioni e tabù. Mahboobeh Yazdani esplora invece il rapporto tra corpo e simbolo, dando forma a immagini che oscillano tra dimensione personale e tensione collettiva. La materia diventa protagonista nei lavori di Ehsan Shayegh, i cui pesci in ceramica fissano in una forma stabile un’immagine per sua natura fluida. Elahe Abdi porta in mostra un frammento della propria esperienza visiva e teatrale, intrecciando fotografia e costume design, mentre Aynaz rilegge la miniatura persiana con sensibilità contemporanea, mantenendone intatta la vocazione narrativa. A definire l’identità visiva del progetto è Babak Safari, graphic designer e art director che mette in dialogo tradizione iraniana e linguaggi contemporanei, trasformando il manifesto stesso in uno spazio di risonanza culturale.

Agur Art Ceramic
Solo i pesci morti seguono
la corrente, 2021. Ceramica
(tre cotture con lustri),
4 × 16–18 cm
Nowruz, il capodanno persiano
La scelta della data inaugurale non è casuale: il 20 marzo coincide con Nowruz, il capodanno persiano, che segna l’equinozio di primavera e celebra il rinnovamento. “Nuovo giorno”, letteralmente, ma anche promessa di continuità oltre la frattura. L’apertura della mostra si configura così come un rito collettivo, accompagnato da musica e da una cena di piatti iraniani, in cui arte e convivialità costruiscono una soglia condivisa. Nel calendario veneziano, Nowruz si inserisce in un momento cruciale: quello della Biennale, quando la città diventa epicentro del sistema artistico globale. In questo contesto, Bea Vita si propone come spazio alternativo e necessario, capace di offrire prossimità e ascolto, lontano dalle logiche più istituzionali. Non una rappresentazione esaustiva dell’Iran contemporaneo, ma un campo aperto di relazioni, una presenza fragile e parziale che proprio nella sua incompiutezza trova forza.

The Leftovers, 2026
Acrilico, pastello a olio e pittura
a olio su carta, 29,7 × 42 cm
Nel corso dei mesi, la mostra si espanderà attraverso incontri letterari, performance, momenti musicali e il coinvolgimento progressivo di artisti della diaspora iraniana. Nowruz diventa così un processo, più che un evento: un dispositivo che attraversa il tempo e le condizioni, mantenendo viva l’attenzione su una scena artistica che, nonostante tutto, continua a esistere, trasformarsi e resistere.








