Dal 29 novembre 2025, Villa Caffarelli diventa il palcoscenico di un dialogo antico e potentissimo: quello tra la Grecia e Roma, tra due mondi che, più di ogni altro, hanno definito il volto culturale dell’Occidente. Con “La Grecia a Roma”, i Musei Capitolini inaugurano un viaggio che non è solo espositivo ma anche identitario, mettendo in scena oltre 150 originali greci, alcuni mai mostrati prima, altri rientrati nella capitale dopo secoli di lontananza. Un insieme straordinario, difficilmente riunibile altrove, che promette di restituire al pubblico l’essenza più autentica dell’arte greca e il suo impatto profondo sulla civiltà romana.


L’eredità greca nella città che voleva dominare il mondo
Il progetto espositivo – curato da Eugenio La Rocca e Claudio Parisi Presicce – nasce dal desiderio di raccontare come l’Urbe abbia costruito il proprio immaginario estetico intrecciandosi con la Grecia: prima attraverso gli scambi mercantili, poi con le conquiste e infine grazie alla febbre del collezionismo che contagiò l’élite romana in età tardo-repubblicana e imperiale. Un percorso che parte dagli oggetti votivi e funerari arrivati via mare nell’VIII secolo a.C. e approda ai capolavori che, nei secoli successivi, avrebbero arredato templi, portici, biblioteche e sontuose residenze aristocratiche. La mostra insiste su un aspetto cruciale: le opere greche non furono mai semplici ornamenti, ma elementi di trasformazione sociale e politica. Il loro ingresso a Roma ne cambiò la funzione e il senso, trasformandole in strumenti di rappresentanza, simboli di prestigio, manifesti di potere.


Riunioni eccezionali di antichi capolavori
Villa Caffarelli accoglie un insieme impressionante di sculture, bronzi, rilievi e ceramiche provenienti dai più importanti musei del mondo – dal British Museum al Metropolitan, dalla Ny Carlsberg Glyptotek ai Musei Vaticani – oltre che da collezioni private e dal vasto patrimonio dei Musei Capitolini.
Tra i pezzi di maggiore richiamo, spiccano i grandi bronzi capitolini, riuniti eccezionalmente, le sculture dei Niobidi provenienti dagli Horti Sallustiani – opere che la dispersione sette-ottocentesca aveva separato tra Roma e Copenaghen – e la stele dell’Abbazia di Grottaferrata, monumento chiave per comprendere la sensibilità classica nel Lazio antico. Colpisce anche il ritorno a Roma di una scultura acroteriale femminile oggi appartenente alla collezione Al Thani, un rientro simbolico che ricuce idealmente un legame con la città che l’aveva ospitata nel Seicento. Accanto ai capolavori celebri, emergono scoperte recentissime: tra queste, ceramiche attiche recuperate durante gli scavi nell’area del Colosseo, testimonianze preziose dei contatti più antichi tra Grecia e Roma.


Una narrazione in cinque atti
Il percorso espositivo è strutturato come una grande storia in cinque capitoli, pensata per mostrare non solo l’arrivo delle opere ma anche i loro contesti d’uso. A guidare il visitatore è una mappa introduttiva che schematizza l’intreccio millenario tra le due culture. Il primo capitolo, Roma incontra la Grecia, racconta i primi scambi, tra VIII e VII secolo a.C., quando raffinati oggetti corinzi ed eubei arrivavano nelle tombe aristocratiche dell’Urbe. Si ricostruisce un mondo in cui vasellame e frammenti ceramici parlano di commerci vivaci e di un precoce incontro tra pantheon e ritualità. Segue Roma conquista la Grecia, dedicato al momento in cui, con le campagne nel Mediterraneo orientale, flussi massicci di statue e bronzi entrano in città come bottino di guerra. Tra questi, spicca il cratere con dedica del re Mitridate Eupator, recuperato al largo della villa di Nerone ad Anzio. La Grecia conquista Roma, terzo capitolo della mostra, racconta la fase della piena integrazione: le opere greche ridisegnano lo spazio pubblico romano.

Il Templum Pacis di Vespasiano, con la sua funzione quasi museale, diventa emblema di questa appropriazione culturale. Una videoinstallazione immersiva permette di visualizzare gli antichi contesti architettonici e le ricomposizioni dei frammenti scultorei. La Grecia nelle case dei Romani porta in mostra un ulteriore tassello della contaminazione fra i due mondi proponendo le opere che decoravano gli horti e le grandi ville suburbane: una dimensione più intima, ma non meno politica. Spiccano i complessi di sculture degli Horti Sallustiani, inclusi i celebri Niobidi, insieme ai reperti provenienti dagli horti di Mecenate e Lamiani. Infine, ultimo capitolo dedicato agli Artisti greci al servizio di Roma.
Si racconta l’epoca dell’arte neoattica, quando scultori greci attivi a Roma e nelle grandi botteghe di Atene e Delo reinterpretavano i modelli classici con un gusto eclettico, realizzando oggetti destinati a templi, domus e giardini. Tra le opere più notevoli, il monumentale rhyton decorato con Menadi, firmato da Pontios, esempio di un classicismo reinventato per una committenza romana esigente ed esteta.


Tecnologia e archeologia insieme per raccontare il passato
Uno degli elementi innovativi della mostra è l’uso calibrato delle tecnologie digitali: proiezioni, ricostruzioni 3D, illuminazioni sincronizzate. Non semplici effetti scenografici, ma strumenti pensati per restituire alle opere la loro dimensione perduta. Il risultato è un percorso che alterna l’impatto visivo dei capolavori all’approfondimento storico, restituendo al visitatore non è soltanto un viaggio nel passato ma anche una riflessione sulla storia della città intesa come un continuo processo di assimilazione e trasformazione culturale. Roma, che spesso si percepisce come erede diretta del mondo classico, riscopre qui la parte greca della propria identità: una componente che non fu secondaria, ma fondamentale nella costruzione della sua estetica, del suo linguaggio artistico e – in definitiva – della sua idea di potere. Fino al 12 aprile 2026, Villa Caffarelli offre dunque un’occasione rara: osservare la Roma antica dalla prospettiva della Grecia e comprendere come le opere d’arte, nel loro migrare da una sponda all’altra del Mediterraneo, abbiano finito per influenzare l’immaginario europeo fino ai giorni nostri.









