Dopo il Covid chiude a Roma il Musja, lo spazio di arte contemporanea voluto da Ovidio Jacorossi

[caption id="attachment_24859" align="alignnone" width=""]Chiharu Shiota, Sleepilng is like Death, 2019. Installation view. Courtesy l’artista & Galerie Templon e Gino De Dominicis, Untitled. 1985. Courtesy Collezione Jacorossi, Roma.[/caption]

Ad annunciarlo in una lettera Ovidio Maria Jacorossi, direttore del museo e figlio del fondatore. Il museo era  natopoco meno di un anno fa con l’obiettivo di condividere, con tutta la comunità, la vasta collezione dell’imprenditore/collezionista 

Musja, il museo d’arte contemporanea di Ovidio Jacorossi

[caption id="attachment_23113" align="alignnone" width=""]Hermann Nitsch. Exhibition view, Senses and Being, 2013, Nitsch Museum, Mistelbach-AT. Photo© Manfred Thumberger[/caption]

Il 23 luglio 2019 è stato presentato il nuovo spazio romano dedicato all’arte contemporanea,  in realtà già aperto nel 2017 e allora denominato Musia. Oggi questo stesso luogo diventa un museo privato, presieduto dall’imprenditore romano, che mette a disposizione della collettività la sua vasta collezione 

Roma. MUSIA, prorogata la mostra “Dal Simbolismo all’Astrazione. Il primo Novecento a Roma nella collezione Jacorossi”

[caption id="attachment_19853" align="alignnone" width=""]Gino Severini, L’Homme de l’avenir 1935 Tempera su carta intelata 52 x 52 Collezione Jacorossi, Roma[/caption]

L’esposizione, che ha inaugurato lo spazio per l’arte contemporanea ideato dal collezionista e imprenditore Ovidio Jacorossi, è stata prorogata sino a domenica 30 settembre 2018

Apre a Roma MUSIA, il nuovo spazio per l’arte contemporanea di Ovidio Jacorossi

[caption id="attachment_18792" align="alignnone" width=""]Gino Severini, L’Homme de l’avenir 1935 Tempera su carta intelata 52 x 52 Collezione Jacorossi, Roma [/caption]

Concepito come un punto di incontro nel centro storico romano, con uno sguardo rivolto all’Europa, avvierà iniziative che mettano in relazione l’arte contemporanea con discipline affini come la moda, la musica e l’architettura