GAM 100. Un secolo di Galleria comunale 1925–2025 non è soltanto una mostra celebrativa, ma un grande racconto sulla costruzione dell’arte moderna a Roma e sul ruolo che una collezione pubblica ha saputo assumere nel tempo. Allestita negli spazi della Galleria d’Arte Moderna di via Francesco Crispi, la rassegna è visitabile dal 20 dicembre 2025 all’11 ottobre 2026 e segna il centenario della fondazione della prima collezione civica romana dedicata all’arte moderna e contemporanea. “GAM 100. Un secolo di Galleria comunale 1925–2025” si presenta così come molto più di una celebrazione istituzionale: è una riflessione sul ruolo della collezione pubblica, sulla responsabilità culturale delle scelte museali e sulla capacità di Roma di essere, ancora oggi, un luogo di pluralità espressiva e di dialogo tra passato e presente.


Promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, e realizzata con il supporto organizzativo di Zètema Progetto Cultura, la mostra riunisce oltre centoventi opere tra dipinti, sculture e lavori su carta, articolate in un percorso che attraversa più di due secoli di storia artistica. La cura è affidata a Ilaria Miarelli Mariani e Arianna Angelelli, con Paola Lagonigro, Ilaria Arcangeli, Antonio Ferrara e Vanda Lisanti, in un lavoro corale che restituisce la complessità di una collezione costruita nel tempo attraverso scelte culturali, politiche e istituzionali.
Oltre centoventi opere tra dipinti, sculture e lavori su carta
Cent’anni, in questo caso, non sono soltanto una ricorrenza anagrafica, ma un’occasione per interrogare il senso stesso della Galleria d’Arte Moderna: il suo rapporto con la città, con le trasformazioni sociali e con i linguaggi artistici che hanno segnato il Novecento e l’inizio del nuovo millennio. La GAM nasce infatti nel 1925 come progetto lungimirante del Comune di Roma, deciso a dotarsi di una raccolta dedicata all’arte del proprio tempo, aperta tanto agli artisti affermati quanto alle ricerche emergenti. Una vocazione che la mostra ripercorre mettendo in luce non solo i capolavori, ma anche i contesti che ne hanno determinato l’ingresso in collezione.


Il percorso espositivo si sviluppa sui tre piani del museo e segue una scansione storico-critica che parte dalle prime acquisizioni di fine Ottocento e dai fermenti che precedono l’inaugurazione ufficiale della Galleria. Le sale iniziali restituiscono il clima di rinnovamento culturale che attraversa Roma tra Secessione, Futurismo e ritorno all’ordine, mettendo in dialogo linguaggi anche profondamente diversi: dalle sperimentazioni di Giacomo Balla alle tensioni classiciste del movimento Novecento, dal Realismo magico di Antonio Donghi alla Metafisica di Giorgio de Chirico. È un confronto che riflette le contraddizioni di un’epoca segnata da profonde trasformazioni politiche e sociali.
Il ruolo delle Biennali nella cultura romana
La mostra evidenzia anche il ruolo decisivo delle grandi rassegne romane – Biennali e Quadriennali – nel definire il profilo della collezione, confermando la centralità della capitale nel panorama artistico nazionale. Ma la storia della GAM è anche una storia di interruzioni e ripartenze: la soppressione del 1938, la dispersione temporanea delle opere, la lenta ricostruzione del secondo dopoguerra. Negli anni Cinquanta la Galleria rinasce a Palazzo Braschi, dando spazio a figure fondamentali come Scipione, Renato Guttuso e i protagonisti della Scuola romana, in un momento in cui l’arte diventa strumento di riflessione critica sulla realtà. Salendo ai piani superiori, il racconto si apre alla seconda metà del Novecento e alle ricerche più recenti. Astrazione, Informale, Neoavanguardia, fino agli anni Settanta, Ottanta e alle acquisizioni dei Duemila, delineano una collezione che continua a crescere anche in fasi di incertezza istituzionale, mantenendo uno sguardo attento tanto alla memoria quanto alle nuove sperimentazioni.


Un dipinto del ‘600 recuperato in occasione della mostra
A rendere ancora più significativa la celebrazione è il dialogo tra le opere esposte e la storia dell’edificio che oggi ospita la GAM. In occasione della mostra torna infatti visibile, al primo piano, un dipinto murale seicentesco attribuito a Suor Eufrasia della Croce, realizzato nel periodo in cui l’edificio era un convento di carmelitane scalze. La decorazione, scoperta dopo anni di occultamento, introduce una dimensione inattesa: accanto all’arte moderna riaffiora una memoria più antica, spirituale e simbolica, che ricorda come ogni museo sia anche un luogo di stratificazioni temporali.


Il progetto espositivo è il risultato di una collaborazione ampia con altri musei e istituti della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali – tra cui il Museo di Roma in Trastevere, l’Archivio Fotografico del Museo di Roma e l’Archivio Storico Capitolino – e con enti esterni come Istituto Luce, Teche Rai e Archivio Fotografico dell’Ufficio Stampa di Roma Capitale, che hanno contribuito con materiali documentari e audiovisivi.
Pensata anche in una prospettiva inclusiva, la mostra prevede una seconda rotazione delle opere nella primavera 2026, permettendo di scoprire lavori finora inediti, e dedica particolare attenzione ai visitatori con disabilità visiva grazie a percorsi tattili e didattici realizzati in collaborazione con la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì e il Museo Tattile Statale Omero di Ancona.










