Dopo il successo delle passate stagioni, La Grande Arte al Cinema riporta sul grande schermo uno degli appuntamenti più attesi per gli amanti dell’arte e del cinema d’autore. Il 20, 21 e 22 aprile arriva nelle sale italiane Tabù. Egon Schiele, prodotto da Nexo Studios e 3D Produzioni, diretto da Michele Mally. Un ritorno che si distingue non solo per il valore del contenuto, ma per l’eccezionalità stessa della proiezione: tre giornate-evento, irripetibili, pensate per trasformare la visione in un’esperienza collettiva e immersiva.

La Vienna e la Praga di Egon Schiele nel docufilm in programmazione soltanto per tre giorni
Al centro del docufilm, la figura magnetica e controversa di Egon Schiele, artista simbolo di una modernità inquieta e ancora oggi disturbante. La narrazione prende avvio da Český Krumlov – la Krumau di un tempo – luogo chiave nella formazione visiva ed emotiva del pittore. Qui, tra le curve della Moldava e le architetture medievali, nasce quello sguardo dall’alto che diventerà tratto distintivo della sua arte: una prospettiva che interroga, quasi violenta, il rapporto tra osservatore e soggetto. Il film si muove tra immagini d’archivio e suggestioni contemporanee, riportando in vita la Vienna e la Praga a cavallo tra Otto e Novecento, epicentri di tensioni culturali, politiche e psicologiche che ancora risuonano nel nostro presente. A guidare lo spettatore è l’attrice esordiente Erika Carletto, che attraverso il canto rievoca atmosfere sospese, mentre le musiche originali della violinista Laura Masotto amplificano l’impatto emotivo dell’opera.

Intreccio, reale e immaginario, tra Schiele e Franz Kafka
Uno degli elementi più affascinanti del film è l’intreccio, reale e immaginato, tra Schiele e Franz Kafka. Pur non esistendo prove di un incontro tra i due, il docufilm li accosta sotto il segno di una comune inquietudine: quella di un tempo che smette di essere lineare per diventare frammentato, onirico, profondamente umano. È il 1910, anno cruciale per la definizione dello stile di Schiele, ma anche momento simbolico segnato dal passaggio della Cometa di Halley, metafora di una modernità che irrompe e trasforma. Attraverso il contributo di studiosi internazionali e materiali di grande valore, il film ricostruisce non solo il percorso artistico di Schiele, ma anche le sue relazioni più intime e tormentate: il legame conflittuale con la madre, l’amore per Wally Neuzil, il matrimonio con Edith Harms, fino al rapporto enigmatico con la sorella Gerti. Un’indagine che attraversa arte, psicanalisi e filosofia, restituendo la complessità di un artista che ha saputo mettere a nudo – letteralmente e simbolicamente – l’essere umano.
La proiezione assume così un carattere eccezionale: non una semplice visione, ma un’occasione limitata per confrontarsi con un’opera che sfida lo spettatore, lo provoca, lo costringe a interrogarsi sui propri tabù. In un’epoca in cui l’immagine è ovunque, Schiele continua a disturbare, a destabilizzare, a restare incredibilmente contemporaneo. Il 1918 segna la fine di un mondo – con la morte di Schiele e di Gustav Klimt e il crollo dell’Impero austro-ungarico – ma è anche l’inizio del nostro.








