Alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale Arte di Venezia, il Sultanato dell’Oman affida ad Haitham Al Busafi il compito di rappresentare il Paese con Zīnah (Adornment), un progetto che unisce installazione immersiva, ricerca sonora e memoria culturale. Artista e curatore del Padiglione omanita, Al Busafi si colloca da anni all’intersezione tra architettura, arte e tecnologia. Formatosi presso l’Università di Arti Applicate di Vienna, l’artista ha sviluppato una ricerca focalizzata sulla creazione di ambienti immersivi e sulla trasformazione della narrazione culturale in esperienza spaziale e presenta un’opera commissionata dal Ministero della Cultura, dello Sport e della Gioventù del Sultanato dell’Oman, visitabile fino al 22 novembre 2026 presso le Artiglierie dell’Arsenale di Venezia. Con Zīnah, l’artista traduce in linguaggio contemporaneo l’al-zaanah, la tradizione omanita che prevede l’ornamentazione dei cavalli con elementi in argento. Più che una semplice pratica decorativa, l’al-zaanah esprime un rapporto di riconoscimento reciproco tra cavaliere e animale: entrambi vengono adornati allo stesso modo, in un gesto che attribuisce al cavallo la medesima dignità simbolica dell’essere umano che lo guida. È proprio questa idea di reciprocità, presenza condivisa e relazione sensibile a costituire il cuore dell’installazione.

Un’installazione evocativa
L’esperienza del pubblico si sviluppa come un attraversamento graduale. I visitatori entrano inizialmente in un percorso oscuro, quasi sospeso, prima che l’opera si manifesti nella sua totalità. Oltre questo passaggio si apre uno spazio ricoperto di sabbia proveniente dal deserto dell’Oman, dominato da una volta sospesa composta da forme metalliche argentate ispirate alle decorazioni dell’al-zaanah. Muovendosi nello spazio, il pubblico attiva l’opera: i passi sulla sabbia modificano l’ambiente sonoro, facendo oscillare e risuonare gli elementi metallici. Il suono emerge così dall’interazione tra peso, movimento, ritmo e prossimità, evocando il tintinnio dell’argento durante il movimento simultaneo del cavallo e del cavaliere. Più che un’installazione statica, Zīnah si configura come un sistema aperto e reattivo. Il progetto nasce infatti da un lungo processo di sperimentazione su materiali, struttura e percezione spaziale. Fin dalle prime fasi, Al Busafi ha lavorato sulla sequenza esperienziale: il modo in cui il visitatore entra, rallenta, cambia direzione e modifica progressivamente il proprio rapporto con lo spazio. Le forme metalliche, derivate dall’estetica dell’al-zaanah ma ampliate e astratte, sono state progettate per trasmettere vibrazioni differenti e generare un paesaggio sonoro in continua trasformazione.

Il contributo di studenti e giovani artisti a Muscat
Fondamentale nel processo creativo è stata anche la dimensione collettiva dell’opera. Durante un workshop organizzato a Muscat con studenti e giovani artisti, riflessioni sul tema della relazione e del riconoscimento sono state trasformate in incisioni applicate alle strutture metalliche sospese. In questo modo, l’installazione incorpora una pluralità di voci e prospettive, rendendo la partecipazione non solo un effetto dell’opera, ma parte integrante della sua costruzione concettuale.
Il progetto dialoga direttamente con il tema della Biennale Arte 2026, In Minor Keys, interpretato da Al Busafi come un invito ad abbandonare la spettacolarizzazione per privilegiare la risonanza. Zīnah risponde attraverso elementi minimi ma intensi: attrito, riverbero, respiro, peso e suono. L’opera è inoltre presentata come omaggio alla compianta Koyo Kouoh, la cui visione curatoriale per la Biennale auspicava esperienze artistiche capaci di privilegiare la sensibilità e la risonanza rispetto all’impatto spettacolare. In questo contesto, Zīnah si propone come un ambiente da attraversare più che da osservare, un dispositivo percettivo che coinvolge il corpo prima ancora dello sguardo.

Anche sul piano istituzionale, il Padiglione dell’Oman conferma la crescente presenza del Sultanato nel panorama internazionale dell’arte contemporanea. Dopo la prima partecipazione alla Biennale Arte di Venezia nel 2022, il Paese ha consolidato il proprio impegno culturale attraverso la partecipazione alle successive edizioni della Biennale Arte e alla Biennale Architettura 2025. Il progetto del 2026 rappresenta quindi un ulteriore passo nella costruzione di un’identità culturale contemporanea capace di dialogare con il contesto globale senza rinunciare alle proprie specificità. Come sottolineato da H.E. Sayyid Saeed bin Sultan Al Busaidi, Commissario del Padiglione e Sottosegretario alla Cultura del Ministero della Cultura, dello Sport e della Gioventù del Sultanato dell’Oman, il progetto intende “promuovere il dialogo, ampliare le possibilità interpretative e affermare la cultura sia come motore di sviluppo sia come piattaforma per l’espressione creativa nazionale”.
Dopo la partecipazione alla Biennale Arte 2022 e il riconoscimento ottenuto alla London Design Biennale 2025 con Memory Grid — premiato con la Best Design Medal — Zīnah segna un’evoluzione ulteriore del suo percorso, spostando l’attenzione da dispositivi partecipativi a un ambiente pienamente cinetico e sonoro, nel quale il patrimonio culturale omanita diventa materia viva, percepibile e condivisa.








