Dal 10 all’11 ottobre tornano le Giornate FAI d’Autunno: 700 luoghi eccezionalmente visitabili in 350 città. Un viaggio nella storia del Paese tra palazzi, giardini, chiese, architetture industriali e paesaggi da riscoprire
Non tutto il patrimonio italiano è custodito nei grandi musei o nei monumenti più celebri. Una parte importante della storia del Paese vive in luoghi normalmente chiusi, poco conosciuti, talvolta quasi invisibili. È lì che il FAI invita a guardare durante l’Ottobre del FAI, la campagna nazionale di sensibilizzazione e raccolta fondi che ogni anno trasforma il mese di ottobre in un’occasione di scoperta e partecipazione.

Sabato 10 e domenica 11 ottobre tornano le Giornate FAI d’Autunno, appuntamento ormai consolidato nel calendario culturale italiano. Saranno circa 700 i luoghi eccezionalmente aperti in 350 città: palazzi, ville, chiese, giardini, siti produttivi, architetture militari, musei d’impresa e paesaggi che, per due giorni, potranno essere attraversati e raccontati al pubblico. Il valore dell’iniziativa, tuttavia, va oltre il numero delle aperture. Le Giornate FAI propongono un modo diverso di guardare al patrimonio: non soltanto quello celebrato dalle guide e dai grandi flussi turistici, ma anche quello che appartiene alla geografia quotidiana delle città e dei territori. Un’Italia meno conosciuta, spesso nascosta dietro cancelli e portoni, che torna per un fine settimana a essere accessibile e condivisa.

Cinquant’anni di tutela
L’appuntamento è anche il momento centrale di una campagna che richiama la missione originaria del FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS, nato nel 1975 dall’iniziativa di Giulia Maria Crespi, Renato Bazzoni, Alberto Predieri e Franco Russoli. Da allora la Fondazione ha recuperato e salvato 75 Beni, 60 dei quali sono oggi regolarmente aperti al pubblico, mentre 15 sono interessati da interventi di restauro. Nel 2025 questi luoghi sono stati visitati da circa 1,2 milioni di persone. Ma la dimensione dell’attività del FAI non si esaurisce nei Beni direttamente gestiti. La Fondazione conta oltre 320mila iscritti e più di 18mila volontari e promuove iniziative e progetti in numerosi territori italiani. Il patrimonio direttamente tutelato comprende oltre 85mila metri quadrati di edifici storici e più di 8,6 milioni di metri quadrati di paesaggio. Dal 1975 al 2025 sono stati raccolti e investiti oltre 159 milioni di euro in restauri destinati alla collettività. Nel 2026 la Fondazione segue complessivamente 150 cantieri e progetti, con una squadra interna di oltre 20 architetti specializzati.Numeri che restituiscono la dimensione concreta di una parola spesso utilizzata in modo astratto: cura. Per il FAI, infatti, tutelare significa intervenire sulla materia degli edifici, conservare un giardino, mantenere un paesaggio, recuperare un manufatto, ma anche creare le condizioni perché quei luoghi possano continuare a essere vissuti.

La sfida del clima
Oggi questa attività deve confrontarsi con una difficoltà ulteriore: il cambiamento climatico. Gli stessi luoghi che custodiscono la memoria del Paese sono spesso vulnerabili all’aumento degli eventi meteorologici estremi. Giardini storici, parchi, aree naturali e strutture architettoniche richiedono interventi non soltanto di conservazione, ma anche di adattamento. Un esempio recente arriva dalla Sicilia, dove una violenta tempesta ha colpito il Giardino della Kolymbethra, nella Valle dei Templi di Agrigento, provocando danni significativi. Per il FAI la manutenzione e il restauro diventano così parte di una strategia più ampia, nella quale la tutela del patrimonio culturale si intreccia con quella dell’ambiente. Per il 2026 la Fondazione prevede di destinare oltre 12 milioni di euro a restauri, manutenzioni straordinarie e interventi di valorizzazione. Dal 2027 è inoltre previsto uno stanziamento di circa 1,5 milioni di euro per interventi direttamente connessi alla transizione ecologica: decarbonizzazione, adattamento climatico, gestione sostenibile delle risorse idriche e tutela della biodiversità.

Gli studenti diventano guide
A raccontare i luoghi aperti durante le Giornate FAI d’Autunno saranno anche oltre 9.000 Apprendisti Ciceroni: studenti formati per accompagnare il pubblico alla scoperta dei beni. È uno degli aspetti più significativi dell’iniziativa. La conoscenza del patrimonio non viene proposta soltanto come esperienza da spettatore, ma come esercizio di partecipazione. Gli studenti diventano per un giorno narratori del proprio territorio, imparando a riconoscerne la storia e il valore. Dietro le Giornate c’è una rete altrettanto estesa di volontari e strutture territoriali: 19 Direzioni Regionali, 135 Delegazioni, 113 Gruppi FAI, 94 Gruppi FAI Giovani e 18 Gruppi FAI Ponte tra culture. È una geografia del volontariato culturale che attraversa il Paese e che costituisce una delle caratteristiche più riconoscibili del FAI.

“Il FAI siamo voi”
Il messaggio scelto quest’anno dalla Fondazione è diretto: “Il FAI siamo voi”. La campagna sottolinea infatti come la possibilità di continuare a restaurare, conservare e aprire i luoghi dipenda anche dalla partecipazione dei cittadini. Durante l’Ottobre del FAI sarà possibile sostenere la Fondazione attraverso l’iscrizione, le donazioni e la partecipazione alle Giornate. Dal 30 settembre all’11 ottobre, per chi si iscrive per la prima volta, è prevista una riduzione di 10 euro sulla quota. Anche alcune aziende partner contribuiranno alla raccolta fondi. Dal 5 ottobre al 2 novembre, nei punti vendita Iper La grande i, UNES e il Viaggiator Goloso sarà possibile aggiungere alla spesa una donazione di 1, 2 o 5 euro. La campagna sarà accompagnata inoltre dalla Rai, che dal 5 all’11 ottobre dedicherà una settimana al patrimonio culturale italiano attraverso i propri canali televisivi e radiofonici e le piattaforme RaiPlay e RaiPlay Sound.

Un atlante dell’Italia da scoprire
Le Giornate FAI d’Autunno coinvolgeranno realtà molto diverse: dai luoghi della cultura alle imprese, dagli edifici pubblici alle architetture militari, dalle chiese ai musei d’impresa. Cinquanta siti destinatari di finanziamenti europei saranno inoltre visitabili nell’ambito della collaborazione con la Rappresentanza in Italia della Commissione europea. La manifestazione diventa così una sorta di atlante temporaneo del Paese: un modo per attraversare l’Italia seguendo non soltanto le grandi città d’arte, ma le tracce della storia disseminate nei territori. Per due giorni, luoghi normalmente esclusi dall’esperienza quotidiana diventano accessibili. E proprio questo gesto — aprire una porta, raccontare una storia, mostrare un paesaggio — restituisce al patrimonio la sua dimensione più autentica: quella di un bene che ha senso quando può essere conosciuto e condiviso. L’Ottobre del FAI si presenta dunque come una campagna di raccolta fondi, ma anche come un esercizio collettivo di attenzione. Perché conservare il patrimonio non significa soltanto impedire che qualcosa scompaia. Significa riconoscere, nel presente, ciò che merita di arrivare al futuro. E forse è proprio nelle migliaia di persone che ogni anno attraversano questi luoghi, negli studenti che li raccontano e nei volontari che li fanno conoscere, che si trova la misura più concreta di quella responsabilità: la consapevolezza che il patrimonio italiano non è soltanto qualcosa che abbiamo ricevuto, ma qualcosa di cui siamo chiamati a prenderci cura.









