Il 23 settembre, nel giorno in cui ricorre il 110° anniversario della nascita di Aldo Moro, prende il via un progetto artistico che sceglie di interrogare la memoria della Repubblica partendo da un’immagine profondamente legata alla storia italiana. Si chiama Culla Caetani ed è l’installazione ideata dall’artista concettuale Lokrima, nome d’arte di Mirko Tosti: una grande culla-carillon nella quale arte, tecnologia, musica, artigianato e memoria politica si incontrano.
Più che l’inaugurazione di un’opera compiuta, il 23 settembre rappresenta l’avvio di un vero e proprio Cantiere della Memoria. Il progetto, infatti, sceglie di rendere visibile il proprio processo di costruzione, facendo del lavoro, delle persone coinvolte e delle diverse competenze necessarie alla realizzazione una parte integrante dell’opera stessa. È una scelta che contiene anche un preciso punto di vista sulla figura di Moro. La data individuata per l’avvio del cantiere non coincide con l’anniversario della sua morte, ma con quello della nascita. L’attenzione si sposta così dall’epilogo tragico della vicenda alla dimensione dell’origine: la nascita di un uomo, ma anche la possibilità di interrogarsi sul futuro e sul significato della democrazia.
Dalla Renault 4 alla culla
Il punto di partenza di Culla Caetani è una delle immagini più riconoscibili e drammatiche del caso Moro: la Renault 4 rossa nella quale il corpo dello statista fu ritrovato il 9 maggio 1978 in via Caetani. L’opera ne recupera un elemento, il portellone originale dell’automobile, ma ne modifica completamente la funzione e il significato. Inserito nella struttura della grande culla-carillon, quel frammento di automobile non rimanda più soltanto al luogo della morte, ma diventa parte di un oggetto associato alla nascita, alla protezione e alla crescita.
Il contrasto è deliberato. Da una parte c’è la memoria di una ferita ancora centrale nella storia repubblicana; dall’altra un oggetto che per sua natura evoca l’inizio della vita. Culla Caetani nasce proprio dentro questa tensione, cercando di trasformare una memoria dolorosa in uno spazio di interrogazione. L’installazione è pensata contemporaneamente come opera d’arte, dispositivo tecnologico e luogo simbolico. La sua natura “portatile” la allontana dall’idea tradizionale di monumento immobile e la avvicina piuttosto a una sorta di agorà itinerante, capace di raccogliere intorno a sé domande, testimonianze e differenti interpretazioni.

Un’opera che si costruisce insieme a chi la osserva
Uno degli elementi più caratterizzanti del progetto è il coinvolgimento di un Comitato dei 100, destinato a riunire professionalità e sensibilità differenti. Studiosi del caso Moro, artisti, giornalisti, curatori, galleristi, rappresentanti delle istituzioni, imprenditori, operatori culturali, musicisti e specialisti di tecnologia e realtà aumentata saranno chiamati a confrontarsi con l’opera durante la sua evoluzione.
Il comitato non nasce soltanto con una funzione consultiva. L’idea è farne una componente del processo creativo: cento punti di vista che possano contribuire a interrogare l’installazione, suggerire prospettive, mettere in discussione interpretazioni e costruire progressivamente una comunità intorno al progetto. Il confronto avverrà attraverso incontri, materiali di approfondimento, momenti di riflessione e interviste video riservate. Chiunque desideri proporsi come contributor può manifestare il proprio interesse attraverso il progetto Hilda Family Benefit. In questo senso, il cantiere non riguarda soltanto la costruzione fisica della culla. È anche un cantiere di idee, nel quale la memoria del caso Moro viene sottoposta a nuove domande e riletta attraverso linguaggi contemporanei.
La musica tra Bach e il pop degli anni Settanta
Anche la componente sonora dell’installazione nasce da una ricerca sul contrasto. La musica di Culla Caetani è ancora in fase di elaborazione e punta a mettere in relazione suggestioni molto diverse: da un lato la dimensione sacrale e monumentale associata alla Passione secondo Matteo di Johann Sebastian Bach, dall’altro l’immaginario pop italiano della seconda metà degli anni Settanta, rappresentato anche da Pensiero stupendo di Patty Pravo.
Non si tratta però di costruire semplicemente una colonna sonora attraverso l’utilizzo di brani già esistenti. Il percorso punta alla realizzazione di materiali originali, con una ricerca sulle timbriche e sulle atmosfere che coinvolge anche compositori e direttori d’orchestra. Tra i professionisti che partecipano al confronto figura il maestro Enrico Melozzi.
Tecnologia e artigianato
Alla costruzione di Culla Caetani partecipano inoltre artigiani e professionisti delle Marche. Elettronica, carrozzeria, plexiglass, tessuti, sartoria, imbottitura e componentistica richiedono competenze diverse, che confluiscono nella realizzazione di un oggetto progettato su misura. È proprio il rapporto tra alta tecnologia e manualità artigiana a costituire uno degli aspetti centrali della produzione. Materiali recuperati, tessuti italiani e componenti elettronici realizzati appositamente vengono combinati in un’opera che rifiuta l’idea dell’oggetto prodotto in serie. Il “saper fare” diventa quindi parte del racconto. Dietro la superficie dell’installazione ci sono persone, mestieri, lavorazioni e conoscenze che normalmente rimangono invisibili al pubblico.
Dalla grande installazione alle “Reliquie Laiche”
Culla Caetani è destinata inoltre a essere il primo capitolo di un progetto più ampio, intitolato Reliquie Laiche (1978). L’idea è sviluppare una serie di opere e oggetti d’arte ispirati agli elementi della grande installazione e alla memoria dell’anno 1978. Targhe e quadri-box potranno integrare archivi digitali, strumenti tecnologici e realtà aumentata, portando la ricerca fuori dagli spazi tradizionali dell’arte e della musealizzazione. La tecnologia, in questo contesto, non viene concepita soltanto come elemento spettacolare, ma come possibile strumento per stratificare la memoria e consentire nuove modalità di accesso ai documenti e alle testimonianze.
Una memoria ancora da costruire
Il progetto si sviluppa all’interno della divisione Racconto di Hilda Family Benefit e della ricerca artistica di Mirko Tosti, che con il nome Lokrima lavora tra arte concettuale, cinema e direzione creativa. La prospettiva adottata da Culla Caetani sembra dunque essere quella di una memoria non conclusa e non cristallizzata. L’obiettivo non è riprodurre un’immagine del passato, ma costruire un dispositivo capace di farlo tornare al centro di un confronto contemporaneo. Il percorso proseguirà fino a maggio 2027, quando l’installazione sarà presentata a Roma nell’ambito di un evento privato su invito. Nel frattempo, però, sarà il cantiere stesso a raccontare la nascita dell’opera. Una culla costruita a partire dal frammento di un’automobile diventata simbolo di una delle pagine più drammatiche della storia italiana. Un rovesciamento di senso che prova a spostare lo sguardo dalla morte alla nascita, dalla commemorazione alla ricerca, dal monumento statico a un processo aperto.








