Un viaggio tra trasparenze, sfumature delicate, atmosfere sospese, a volte magiche e altre da fermo immagine della storia del Belpaese. La mostra-concorso nazionale ‘Castelli in Acquerello’ – ospitata dal 15 al 19 maggio nel magnifico Giardino d’Inverno di Palazzo Tittoni a Roma e chiusa il 29 con la proclamazione dei vincitori nella Sala della Protomoteca in Campidoglio – ha generato un’immersione nella luce, in quella brillantezza che in modo del tutto unico e originale la tecnica dell’acquerello sa regalare ad ogni sguardo attento.

Realizzato dall’Associazione Romana Acquerellisti (ARA) con l’Istituto Italiano dei Castelli (IIC) il progetto espositivo ha visto trentadue artisti cimentarsi nella rappresentazione di rocche, bastioni, fortezze e manieri delle epoche più diverse, ma ancora oggi simboli identitari di territori e popoli.
Ogni artista ha espresso una visione, un percorso emozionale, utilizzando il linguaggio immediato tipico della tecnica che raggiunge la sua massima espressione ‘en plen air’. Non a caso acquerellisti sono stati Cezanne, Gauguin, Degas, Paul Klee fino alle avanguardie storiche con Kandinskij. Ma questa mostra ha tracciato un itinerario tutto suo, diremmo romantico, in cui ad essere esaltati sono stati sentimento e legami con i luoghi, con il colore che ha espresso la sua capacità di emergere insieme ai contorni delle architetture fortificate al centro delle opere.
Come in ‘Atmosfera notturna del Castello di Santa Severa’ di Stefano Imbratta che ha vinto il primo premio della giuria tecnica, o in ‘Ninfa, Castello Caetani’ di Enrico Genovesi, che si è posizionato secondo.
Insomma, i dipinti hanno spinto sulla tensione emotiva dell’osservatore, puntando a risvegliare ricordi e suggestioni, a ‘sentire’ più che a vedere la bellezza. A quel punto non è stata solo la nettezza del disegno a colpire, ma l’atmosfera generata. E d’altra parte è questo il potere dell’arte: come in ‘Riflessi’ di David Mancazzo, premiato dalla giuria popolare e terzo classificato.
“Vogliamo trasmettere emozioni e divulgare questa arte antichissima ed attuale che è l’acquerello, tant’è che lavoriamo per promuoverla e diffonderla. Realizzare questa mostra con l’Istituto Italiano dei Castelli per noi è stato importante. La pittura ha incontrato l’architettura e la storia delle antiche dimore”, ha dichiarato a margine della premiazione Daniela Marzano, presidente dell’Associazione Romana Acquerellisti.


Anche la vice presidente nazionale dell’IIC, Antonella Susanna, che ha portato i saluti del presidente della sezione Lazio dell’Istituto, Luigi Catemario Tittoni di Quadri, ha sottolineato la novità dell’iniziativa, ma anche il desiderio di continuare sulla strada intrapresa: “Il successo riscontrato è un incoraggiamento a ripetere l’esperienza”.
Arte e storia, dunque, si sono fuse insieme per creare cultura. Una comunicazione profonda tra due discipline, occasione per ampliare la prospettiva e riscoprire l’estetica come ricerca di percezioni e sensibilità, ma senza allontanarsi dal dato reale.
Più volte durante la cerimonia conclusiva è stato citato Ettore Roesler Franz, fondatore e per diversi mandati presidente dell’ARA, acquerellista e pittore italiano, tra i più noti dell’Ottocento. La realtà va raccontata e colta ma un artista dipinge sempre ciò che egli vede.








