All’alba, a Roma, nei pressi dell’Ambasciata iraniana di via Nomentana, è comparsa una nuova opera firmata dalla street artist Laika. Il titolo è Rivoluzione e l’immagine colpisce per la sua forza simbolica: una donna iraniana corre in avanti stringendo un ritratto dell’Ayatollah Khamenei avvolto dalle fiamme, mentre alle sue spalle il movimento si trasforma nei colori della bandiera iraniana. Al centro campeggia la parola Enghelab, che in farsi significa appunto rivoluzione.
Non è la prima volta che Laika sceglie questo luogo per lanciare un messaggio politico. Quasi tre anni fa, nel marzo 2023, aveva affisso un’altra opera di denuncia contro il regime iraniano, dedicata agli avvelenamenti delle studentesse. Tornare nello stesso punto, spiega l’artista, non è casuale ma risponde a una linea coerente: ribadire la necessità di un cambiamento radicale in Iran, senza però allinearsi alle strategie e agli interessi delle potenze occidentali o di leader come Donald Trump, accusati di muoversi secondo logiche puramente imperialiste. “Tornare qui significa che il regime della Repubblica Islamica deve essere rovesciato”, precisa Laika affermando però di non condividere le logiche geopolitiche di Israele o di Donald Trump, definiti portatori di “sole mire imperialiste su uno dei Paesi più strategici al mondo per la produzione di greggio e non solo”.
A fianco degli iraniani ma contro le politiche imperialiste di Trump
L’Iran evocato da Laika è quello delle proteste esplose dopo la morte di Mahsa Amini, un Paese attraversato dalla rabbia e dal coraggio di giovani donne e uomini stanchi di una teocrazia che reprime ogni forma di dissenso. È anche un Paese in cui, secondo l’artista, intere famiglie sono state impoverite da un sistema di potere che tutela solo se stesso e i propri vantaggi economici. Le manifestazioni degli ultimi anni hanno avuto un costo umano altissimo, con un numero di vittime che le stime collocano tra le centinaia e le migliaia. Un prezzo pagato nel sangue, che però non ha spento la determinazione di una popolazione decisa a reclamare diritti fondamentali e libertà.
Nel suo intervento, Laika risponde anche alle critiche arrivate da ambienti della destra italiana, che accusano la sinistra di ambiguità o silenzi sul tema iraniano. L’artista rivendica invece una posizione chiara, respingendo le accuse e rifiutando “lezioni da chi si è reso complice di un terribile genocidio e da chi oggi contribuisce a distruggere la democrazia in Occidente. Da questa parte non c’è alcun silenzio – ribadisce Laika. Sostengo con forza la lotta per un Iran democratico, senza Ayatollah, senza Shah e soprattutto senza Trump, al grido di ‘Donna, Vita, Libertà!’”.








