È il tema delle Radici a trovare una delle sue interpretazioni più profonde e coerenti nello Spoleto Festival dei Due Mondi 2026 attraverso l’omaggio dedicato a Giuseppe Penone che da oltre cinquant’anni sviluppa una ricerca che mette al centro il rapporto tra essere umano, natura e tempo e che a Spoleto è protagonista di un articolato percorso espositivo che attraversa alcuni dei luoghi più significativi della città. Un progetto corale che nasce dalla collaborazione tra Fondazione Carla Fendi – Main Partner del Festival –, Musei Civici di Spoleto, Museo di Palazzo Collicola, Studio Penone e Gagosian, con la curatela di Saverio Verini.
Più che una mostra, è un itinerario culturale diffuso che invita il pubblico a entrare nell’universo poetico di uno dei maggiori protagonisti dell’arte contemporanea internazionale. La presenza di Penone. le cui opere sono state ospitate nei principali musei del mondo, dal Centre Pompidou al Rijksmuseum, dalla Frick Collection alle Serpentine Galleries di Londra, si estende infatti dallo spazio pubblico ai luoghi museali, costruendo un dialogo continuo tra opera, architettura e paesaggio urbano.

Le foglie delle radici nel centro di Spoleto
Il primo incontro con l’artista avviene nel cuore del centro storico, in Piazza Pianciani, dove si impone Le foglie delle radici, la monumentale scultura scelta anche come immagine simbolo dell’edizione 2026 del Festival. L’opera, collocata all’aperto, diventa parte integrante della città, trasformando il passaggio quotidiano dei visitatori in un’esperienza estetica e riflessiva. Come nell’intera ricerca di Penone, la natura non è semplice soggetto della rappresentazione, ma materia viva con cui instaurare un rapporto di ascolto e reciproca appartenenza.


Il gesto artistico di Penone in sette video
Questa riflessione prosegue nell’ex Battistero della Manna d’Oro, dove la Fondazione Carla Fendi presenta Epheměris (fino al 2 agosto 2026) una selezione di sette video realizzati dall’artista e visitabili dal 27 giugno al 2 agosto. Il progetto offre uno sguardo inedito sul processo creativo di Penone, concentrandosi su gesti essenziali e quasi rituali: raccogliere acqua, modellare l’argilla, lasciare un’impronta, intervenire con delicatezza sulla materia. Il titolo richiama il termine greco ephemeris, “giornaliero”, evocando la dimensione dell’effimero e del tempo che scorre. Nei video l’attenzione si sposta dall’opera conclusa al suo farsi, accompagnata dai suoni naturali dello studio e degli spazi all’aperto: il fruscio delle foglie, il vento, gli insetti. La scelta dell’antico Battistero amplifica questa dimensione contemplativa, mettendo in relazione la spiritualità del luogo con la ricerca dell’artista. «È coinvolgente poter entrare nel mondo di Giuseppe Penone attraverso i diversi mezzi espressivi che utilizza per interpretare il rapporto dell’uomo con la natura e il tempo», sottolinea Maria Teresa Venturini Fendi. «Il ciclo di video presentato alla Manna d’Oro riesce a trasmettere un immaginario narrativo che mette in relazione il minimalismo gestuale dell’artista con la mistica del Battistero, uno spazio che emana un significato particolare per chi lo visita».


Otto sculture a Palazzo Collicola
L’altro fulcro dell’omaggio è Palazzo Collicola, che ospita fino al gennaio 2027 la mostra Anafora, (fino a gennaio 2027) prodotta dal Festival con il contributo della Fondazione Carla Fendi. Otto sculture dialogano con gli ambienti storici del Piano Nobile, valorizzandone l’impianto architettonico attraverso un allestimento pensato come una partitura ritmica. Ad accogliere i visitatori è un imponente Albero alto undici metri nel Salone d’Onore, mentre la Galleria ospita il nucleo principale dell’esposizione: le opere sono collocate in corrispondenza delle grandi finestre, instaurando un continuo rimando tra interno ed esterno, luce naturale e materia scolpita. Il titolo stesso, Anafora, suggerisce un ritmo fatto di ripetizioni e variazioni, cifra ricorrente della ricerca di Penone. Per il curatore Saverio Verini, l’arrivo dell’artista a Spoleto assume anche un forte valore simbolico. «È un vero onore poter ospitare a Palazzo Collicola un ciclo di opere così rappresentative della poetica di Giuseppe Penone. Il suo nome è sinonimo di scultura a livello internazionale e ritengo particolarmente appropriato che le sue opere trovino posto a Spoleto, città che ha costruito una parte della propria identità culturale attorno alla scultura, dalla figura di Leoncillo Leonardi fino alla storica mostra Sculture nella città curata da Giovanni Carandente nel 1962».









