C’è qualcosa di più attuale del tema della trasformazione, della continua mutazione delle forme, dei corpi e dei destini? La metamorfosi è un filo invisibile che attraversa oltre duemila anni di storia dell’arte e della cultura occidentale, ma in questi tempi di trasversali debolezze e fragilità che ruotano intorno all’apparire, niente sembra essere più attrattivo. Ed è proprio a questo tema, universale ma attualissimo, e che trova nelle Metamorfosi di Ovidio una delle sue espressioni più alte e durature, la Galleria Borghese dedica la grande mostra internazionale Metamorfosi. Ovidio e le arti, in programma dal 23 giugno al 20 settembre 2026.

, Galleria Borghese, Roma.
Ph. A. Novelli
©Galleria
Borghes
Curata da Francesca Cappelletti e Frits Scholten, l’esposizione riunisce oltre ottanta opere provenienti da prestigiose collezioni europee e americane, proponendo un viaggio attraverso i miti che hanno alimentato per secoli l’immaginario di artisti, letterati e pensatori. Dopo la tappa inaugurale al Rijksmuseum di Amsterdam, il progetto approda a Roma con una configurazione autonoma, concepita appositamente per dialogare con gli spazi e la storia della Galleria Borghese. Più che una semplice rassegna dedicata all’iconografia classica, Metamorfosi. Ovidio e le arti si configura come una riflessione sul cambiamento e sulla fluidità delle identità. Il dialogo tra mito e opere d’arte restituisce infatti una visione del mondo in cui il mutamento non è soltanto un evento fisico, ma una categoria estetica e filosofica attraverso cui interrogare il rapporto tra tempo, materia, natura e forma.

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Al centro del percorso si collocano le Metamorfosi di Ovidio, il poema che per oltre duemila anni ha alimentato l’immaginario artistico dell’Europa. L’esposizione non si limita tuttavia a raccontare la fortuna iconografica del testo latino, ma propone una riflessione più ampia sul concetto stesso di trasformazione, intesa come principio che governa il cosmo, la natura e l’esperienza umana. Il mutamento diventa così la chiave interpretativa attraverso cui leggere la realtà, in una visione del mondo in cui i confini tra uomo, divinità e natura appaiono costantemente mobili e permeabili.
La scelta della Galleria Borghese come sede dell’iniziativa non è casuale. La storia stessa della villa è profondamente intrecciata all’universo mitologico ovidiano. Il cardinale Scipione Borghese concepì infatti il Casino nobile come un complesso sistema simbolico capace di fondere architettura, collezionismo e autorappresentazione. Nel Settecento, i restauri promossi da Marcantonio IV Borghese e affidati ad Antonio Asprucci rafforzarono ulteriormente questo legame, organizzando gli ambienti attorno a un articolato programma decorativo ispirato proprio alle Metamorfosi. In questo contesto, il poema di Ovidio non rappresenta soltanto un tema espositivo, ma una presenza strutturale che attraversa l’identità stessa del museo.

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L’itinerario
L’itinerario prende avvio dal racconto della creazione del mondo. Nella sezione dedicata al passaggio dal Caos all’ordine cosmico, opere di Louis Finson, Hendrick Goltzius, Herri met de Bles, Auguste Rodin e Constantin Brâncuși traducono in immagini la nascita della forma dalla materia informe, mostrando come il principio della metamorfosi sia all’origine della vita e della natura.
Una successiva sezione approfondisce la straordinaria fortuna del poema nel corso dei secoli. Attraverso manoscritti, traduzioni, volgarizzamenti e reinterpretazioni morali emerge la capacità delle Metamorfosi di adattarsi a contesti culturali e sensibilità differenti, dal Medioevo al Rinascimento. In questo percorso trova spazio il celebre Apollo e Dafne di Antonio del Pollaiolo, posto in ideale dialogo con il capolavoro berniniano custodito nella Galleria Borghese, una delle più intense traduzioni scultoree della poesia di Ovidio.

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L’Euridice di Rubens accanto al Ratto di Proserpina di Gian Lorenzo Bernini
Particolarmente suggestiva è la sezione costruita attorno al Ratto di Proserpina di Gian Lorenzo Bernini. Il mito della giovane rapita da Plutone e la disperata ricerca della figlia da parte di Cerere diventano occasione per riflettere sui temi universali della perdita, della rinascita e dell’eterno alternarsi delle stagioni. Accanto alle sculture antiche compaiono opere di Agostino Carracci e il toccante Orfeo ed Euridice di Rubens, che ampliano l’immaginario dell’oltretomba evocato dal poeta latino.
Il racconto di Aracne offre invece lo spunto per una meditazione sull’arte come pratica trasformativa. La tessitura diventa metafora della creazione poetica e artistica, capace di convertire la parola in immagine e la narrazione in materia visiva. Dipinti, arazzi e manufatti tessili testimoniano la ricchezza di questa tradizione iconografica, mentre le interpretazioni di Tintoretto e Rubens dialogano con preziosi esempi di arte tessile.

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Leda e il cigno
Tra i nuclei più rilevanti dell’esposizione spicca quello dedicato a Leda e il cigno, episodio emblematico degli amori di Giove. La mostra ricostruisce la fortuna di un soggetto che tra Quattrocento e Cinquecento divenne terreno privilegiato di confronto tra pittura e scultura, attraverso opere derivate dalle invenzioni perdute di Leonardo da Vinci e Michelangelo. A dominare questa sezione è la straordinaria Danae di Correggio, considerata uno dei vertici assoluti della pittura rinascimentale. Con il mito di Pigmalione il percorso affronta il rapporto tra arte e vita. Nelle celebri interpretazioni di Jean-Léon Gérôme e Auguste Rodin la materia sembra animarsi sotto gli occhi dello spettatore, trasformando il desiderio creativo in una riflessione sul potere generativo dell’arte e sulla capacità dell’immaginazione di dare forma al reale.

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L’amore in Tiziano e Poussin
La metamorfosi assume invece il volto inquietante della pietrificazione nelle vicende di Perseo e Medusa. Le opere di Rubens, Sebastiano Ricci, Antonio Tempesta e Rutilio Manetti raccontano una trasformazione che può essere insieme salvezza e condanna, capace di modificare irreversibilmente il destino umano. L’ultima parte della mostra è dedicata all’amore, forza onnipresente nel poema ovidiano. Nei dipinti di Tiziano e Nicolas Poussin, così come negli arazzi tardomedievali dedicati a Narciso ed Eco, il sentimento amoroso si manifesta come energia creatrice e distruttrice, in grado di generare desiderio, contemplazione, perdita e rinascita.

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Metamorfosi. Ovidio e le arti
Anteprima stampa
Lunedì 22 giugno 2026
ore 10.00
Inaugurazione
Lunedì 22 giugno 2026
ore 18.00 – 21.00
Aperto al pubblico
23 giugno – 20 settembre 2026
Biglietti
- Intero 16€
- Ridotto 18-25 anni 2€
- Gratuito
- Prenotazione obbligatoria, per
tutte le tipologie di biglietto 2€








