Prosegue il progetto di studio e valorizzazione del Santuario del Portonaccio a Veio, uno dei complessi sacri più importanti dell’Etruria antica. Il 2025 segna infatti una svolta decisiva grazie a una nuova fase di ricerche condotte dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia e dalla Sapienza Università di Roma, sostenute dal Ministero della Cultura. Al centro delle attività, un connubio sempre più stretto tra archeologia e alta tecnologia, che consente oggi risultati impensabili anche solo pochi anni fa, grazie all’uso del rover Magellano che, al centro delle operazioni, trasforma Veio in un laboratorio d’eccellenza dove la robotica spaziale diventa strumento per svelare il passato.
La prima mappatura integrale dei cunicoli grazie all’uso di un robot
Il risultato più sorprendente di questa fase di lavoro è la prima mappatura integrale dei cunicoli della città etrusca di Veio: un intricato sistema sotterraneo di gallerie, canalizzazioni idrauliche, pozzi, cisterne e strutture rituali, tra cui la grande piscina sacra accanto al tempio di Apollo. Per raggiungere e studiare zone estremamente anguste e instabili, i ricercatori hanno impiegato strumenti nati per tutt’altro scenario: la robotica aerospaziale.Il protagonista tecnologico di questa campagna è il rover Magellano, un veicolo autonomo progettato per muoversi in ambienti sotterranei difficili e finora inaccessibili. Il suo cuore ingegneristico è un sistema di sospensioni ispirato al modello “rocker-bogie” della NASA, lo stesso che ha permesso ai rover Spirit, Opportunity e Curiosity di esplorare il suolo marziano. Questa architettura, ad altissima stabilità, consente a Magellano di superare detriti, pendii irregolari e spazi stretti senza compromettere la trasmissione dei dati. Attraverso un ponte radio con l’esterno, il rover invia costantemente immagini, rilievi tridimensionali e parametri ambientali, offrendo ai ricercatori un monitoraggio in tempo reale dell’avanzamento esplorativo. Si tratta di una metodologia non invasiva, innovativa per l’archeologia italiana, che permette di conoscere e documentare zone sotterranee senza alterarle.

Un approccio multidisciplinare per leggere il sottosuolo di Veio
La nuova stagione di ricerche nel Santuario del Portonaccio si regge su un articolato lavoro di squadra che coinvolge archeologi, ingegneri e specialisti delle tecnologie di prospezione. La direzione scientifica degli scavi è affidata a Luana Toniolo, del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, e a Laura Maria Michetti, docente di Etruscologia alla Sapienza. Parallelamente, il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione, Elettronica e Telecomunicazioni dell’ateneo romano coordina la campagna di indagini geofisiche, elemento chiave per comprendere la complessa topografia sotterranea dell’area.
Toniolo sottolinea come questa fase di lavoro rappresenti un salto metodologico decisivo: “Abbiamo da subito avviato progetti di valorizzazione e fruizione del Parco, ma soprattutto, in collaborazione con l’Università La Sapienza e grazie al contributo della Direzione Generale Musei, abbiamo ripreso le indagini nell’area: scavi archeologici, ma anche ricerche che impiegano strumenti e metodologie completamente innovative”. È proprio l’integrazione tra competenze umanistiche e tecnologie d’avanguardia a rendere possibile una lettura più completa del sito, nei suoi aspetti rituali, architettonici e ambientali.
Un nuovo sguardo sulle strutture idrauliche e sui rituali etruschi
Le esplorazioni condotte con i nuovi strumenti hanno permesso di rilevare non solo l’estensione dei cunicoli, ma anche l’intero sistema idraulico che alimentava l’area sacra. Le mappature rivelano una rete complessa di canali, cisterne e pozzi che metteva in comunicazione il pianoro dei Campetti con la terrazza del santuario e la valle di Cannetaccio, confermando l’elevato livello di ingegneria idraulica raggiunto dagli Etruschi. All’interno di questo reticolo spicca la grande piscina sacra collocata accanto al tempio di Apollo, un elemento centrale nelle pratiche rituali del santuario e riutilizzato anche in epoca romana dopo la conquista di Veio nel 396 a.C.
Tecnologia e ricerca insieme per raccontare un santuario ancora vivo
Il valore di questo progetto è riconosciuto anche dalla Direzione Generale Musei. “Il progetto di Veio – afferma Massimo Osanna – si inserisce pienamente nell’azione che la Direzione generale Musei sta portando avanti su tutto il territorio nazionale per sostenere programmi di ricerca nei nostri siti archeologici. Tornare a indagare il santuario del Portonaccio con scavi rigorosi e tecnologie d’avanguardia significa ampliare in modo decisivo la conoscenza di uno dei luoghi più significativi dell’Etruria”. La mappatura dei cunicoli, resa possibile da strumenti di ultima generazione, rappresenta una novità assoluta e conferma il valore della collaborazione tra musei, università e centri di ricerca nell’aprire nuove prospettive su un sito che continua a rivelare la sua vitalità sotto ogni strato di terra.








