Tra memoria familiare e costruzione artistica, a Torino prende forma un ritratto inedito di David Bowie, costruito a partire da una prospettiva intima e poco esplorata: quella del fratellastro Terry Burns, nato nel 1937 e segnato da una lunga storia di sofferenza psichica, culminata con il suicidio nel 1985. La mostra David Bowie, mio fratello, ideata dallo scrittore David Lawrence e curata da Francesco Longo, sarà ospitata alla Musa Art Gallery dal 17 aprile al 12 luglio 2026, segnando la sua prima presentazione in Italia dopo le tappe francesi.
Più che una retrospettiva tradizionale, l’esposizione si configura come un dispositivo narrativo che intreccia immagini e testi per restituire la complessità dell’identità artistica di Bowie. Il punto di partenza è dichiaratamente privato: la figura di Terry Burns diventa la chiave di accesso a un percorso che attraversa l’intera traiettoria pubblica dell’artista. Ne emerge un racconto per immagini che non segue una linearità cronologica, ma si organizza per nuclei tematici, evidenziando trasformazioni, continuità e snodi cruciali.

David Bowie il mondo che lo circondava nelle foto ufficiali e non
Il corpus fotografico riunisce scatti realizzati da autori che hanno seguito Bowie nel corso della sua carriera, tra cui Denis O’Regan, Philippe Auliac e Michel Haddi, accanto a immagini provenienti da contesti differenti. Le fotografie dialogano con una costellazione di figure che contribuiscono a delineare l’universo umano e creativo dell’artista: da Lou Reed a Iggy Pop, da Brian Eno a Bob Dylan, fino a riferimenti che spaziano oltre la musica, come Pablo Picasso e William S. Burroughs. È una rete di relazioni che restituisce la stratificazione di influenze alla base della sua opera, tra letteratura, arti visive, cinema e cultura pop. All’interno di questo sistema, Terry Burns assume un ruolo strutturale. È attraverso il suo sguardo e la sua presenza che Bowie entra in contatto con una parte significativa del proprio orizzonte culturale, in particolare la letteratura e il jazz, elementi destinati a riemergere – trasformati – nella sua produzione artistica. La mostra evita tuttavia una lettura puramente biografica: il legame familiare diventa piuttosto uno strumento interpretativo, capace di illuminare il processo di costruzione dell’identità.

Dimensione privata e dimensione pubblica in un unico percorso espositivo
Il percorso espositivo si sviluppa su un doppio registro. Da un lato le immagini, dall’altro i testi di David Lawrence, che non svolgono una funzione descrittiva ma costruiscono un controcampo narrativo, orientando lo sguardo del visitatore e suggerendo connessioni. Il risultato è un racconto stratificato, dove la dimensione privata e quella pubblica si intrecciano senza soluzione di continuità. La figura di Terry Burns attraversa in filigrana l’intera opera di Bowie. Dalla canzone All the Madmen fino a lavori successivi come Jump They Say e gli album Hours e Heathen, il rapporto tra i due fratelli riaffiora come una presenza persistente, capace di incidere profondamente sull’immaginario dell’artista.


A completare il progetto, due pubblicazioni disponibili in mostra: il catalogo David Bowie, My Brother, con contributi degli stessi fotografi coinvolti e di altri autori, e il romanzo biografico omonimo firmato da Lawrence. Insieme, ampliano ulteriormente il racconto, offrendo al pubblico ulteriori strumenti per entrare in una delle relazioni più decisive e complesse della vita di Bowie.








