Alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia 2026, il Canada si presenta con una delle partecipazioni più articolate e concettualmente dense degli ultimi anni. Nel contesto della mostra internazionale “In minor keys”, in programma dal 9 maggio al 22 novembre 2026, il Padiglione Canada affida ad Abbas Akhavan una riflessione potente sul rapporto tra natura, memoria coloniale e trasformazione degli spazi. Ma la partecipazione canadese alla Biennale Arte 2026 non si limita alla presenza dell’artista di origini iraniane, ma grazie alla presenza di un folto gruppo di artisti presenti tra Giardini e l’Arsenale restituisce l’immagine di una scena artistica profondamente internazionale, capace di affrontare temi urgenti come colonialismo, identità, migrazione, sostenibilità e memoria culturale. Un mosaico di pratiche differenti che, attraverso linguaggi visivi innovativi, trasforma Venezia in uno spazio di confronto tra storie, geografie e sensibilità contemporanee.

L’artista iraniano Abbas Akhavan e la sua installazione ispirata alle migrazioni di piante durante l’impero britannico
L’artista, attivo tra Montréal e Berlino, porta a Venezia Entre chien et loup, una grande installazione site-specific che trasforma radicalmente l’architettura del padiglione canadese. Il progetto si ispira ai “Wardian Case”, sofisticati contenitori in vetro utilizzati nel XIX secolo per il trasporto di specie botaniche attraverso l’Impero britannico. Questi dispositivi, apparentemente neutri, furono in realtà strumenti fondamentali per la circolazione globale delle piante durante l’espansione coloniale europea. Akhavan recupera questa memoria storica e la rilegge attraverso una sensibilità contemporanea, interrogando i legami tra migrazione, controllo del paesaggio e costruzione del potere.

Al centro dell’installazione si trova una piscina appositamente progettata per ospitare ninfee giganti della specie Victoria, illuminate da lampade da coltivazione. Originarie del Sud America e dedicate alla regina Vittoria, queste piante divennero nel pieno dell’epoca vittoriana un simbolo dell’esotismo botanico e della supremazia imperiale britannica. Per il progetto veneziano, i semi sono stati coltivati in collaborazione con i Royal Botanic Gardens, Kew e successivamente trasferiti all’Orto Botanico di Padova prima di raggiungere il Padiglione Canada, dove matureranno durante l’apertura della Biennale. La scelta di sostituire la facciata del padiglione con pannelli di vetro rende inoltre visibile l’opera anche dall’esterno, eliminando il tradizionale confine tra spazio espositivo e ambiente urbano. Il visitatore è invitato a osservare un ecosistema fragile e artificiale, sospeso tra meraviglia estetica e riflessione politica. Attorno alla grande installazione acquatica si sviluppa una costellazione di opere scultoree che amplificano il dialogo tra materia, architettura e memoria. Nato a Teheran nel 1977 e trasferitosi in Canada con la famiglia negli anni Novanta, Akhavan è oggi una delle figure più riconosciute dell’arte contemporanea canadese. Formatosi alla Concordia University di Montréal e alla University of British Columbia, l’artista ha costruito una pratica multidisciplinare capace di intrecciare riferimenti storici, elementi naturali e tensioni geopolitiche. Le sue opere sono state esposte in importanti musei e biennali internazionali e premiate con riconoscimenti prestigiosi come il Kunstpreis Berlin, l’Abraaj Group Art Prize e il Sobey Art Award.

Gli altri artisti canadesi in mostra
La presenza canadese alla Biennale 2026, tuttavia, non si limita al padiglione nazionale. Numerosi artisti canadesi sono stati invitati anche nella mostra internazionale ai Giardini e all’Arsenale, delineando un panorama estremamente eterogeneo e multiculturale. Tra le voci più significative figura Bonnie Devine, artista, curatrice ed educatrice appartenente alla Serpent River First Nation. La sua pratica multidisciplinare affonda le radici nelle tradizioni narrative e visive Anishinaabe e affronta questioni legate alla memoria indigena, al territorio e alla trasmissione culturale. Accanto a lei troviamo Alexa Kumiko Hatanaka, che combina tecniche artigianali tradizionali e riflessioni contemporanee sulla sostenibilità e sulla globalizzazione, e Manuel Mathieu, il cui lavoro attraversa pittura, video e installazione per indagare trauma, diaspora e spiritualità con un linguaggio visivo intenso e poetico. La pluralità culturale emerge anche nella ricerca di Rajni Perera, che utilizza immaginari fantascientifici e mitologici per interrogare identità, genere e strutture di potere, e in quella di Marigold Santos, il cui lavoro rielabora miti e folklore filippini alla luce delle esperienze contemporanee di migrazione e appartenenza.
Un ulteriore tassello della presenza canadese ai Giardini è rappresentato dal nuovo Padiglione Bvlgari, che inaugura la propria programmazione con un progetto di Lotus L. Kang. Attraverso fotografia, film, installazione e performance, Kang costruisce opere in continua trasformazione che riflettono sul corpo, sul tempo e sulla memoria visiva. Anche gli eventi collaterali confermano il ruolo centrale del Canada nel panorama veneziano del 2026. L’Asia Forum ospiterà infatti la partecipazione delle curatrici canadesi Liz Park, Denise Ryner e Ming Tiampo, mentre sull’Isola di San Giorgio Maggiore sarà presentata Nabatele, installazione all’aperto di Anna Kamyshan organizzata dal Museo Ebraico di Montréal. Infine, il Canada sarà presente anche all’ottava edizione di Personal Structures, diffusa tra Palazzo Mora, Palazzo Bembo e i Giardini Marinaressa. Qui esporranno le artiste Danica Jojich, Jin-me Yoon, Kathryn Mussallem, Lynn Christine Kelly, Maya Yu Zhang e Torrie Groening.









