A sette anni dalla sua comparsa sulle acque veneziane, The Migrant Child di Banksy torna al centro della scena culturale italiana. L’opera, realizzata nel maggio 2019 sulla facciata di Palazzo San Pantalon, è stata restaurata grazie a un intervento promosso da Banca Ifis, che ha scelto di salvare uno dei murales più iconici e fragili della street art contemporanea. La presentazione ufficiale del restauro si è svolta negli spazi della Tesa 113 dell’Arsenale di Venezia, all’interno del programma della 61ª edizione della Biennale di Venezia. Un ritorno simbolico: fu proprio durante la Biennale del 2019 che Banksy comparve a sorpresa in laguna con un’opera destinata a diventare una denuncia universale sul tema delle migrazioni e dei diritti dell’infanzia.

Un restauro nato dall’emergenza
Negli anni, il murale aveva subito un progressivo deterioramento. La posizione direttamente a contatto con il canale, l’umidità e la salsedine avevano compromesso la superficie dell’opera, aggravata anche dalle condizioni strutturali di Palazzo San Pantalon.
Il progetto di recupero è partito nel 2023, dopo l’appello lanciato dalle istituzioni locali e dal Ministero della Cultura per salvare il lavoro dello street artist britannico. Da allora sono stati avviati interventi di messa in sicurezza dell’edificio, il distacco dell’opera e il delicato lavoro di restauro conservativo. Parallelamente, è iniziata anche la riqualificazione dell’intero palazzo, acquistato da Banca Ifis nel 2024 e destinato a un recupero complessivo entro il 2027. Durante la presentazione, il presidente di Banca Ifis, Ernesto Fürstenberg Fassio, ha sottolineato il valore culturale e civile dell’intervento, definendo The Migrant Child “un’opera capace di parlare un linguaggio universale fatto di inclusione, pace e diritti umani”. All’evento erano presenti anche il presidente della Regione Veneto Luca Zaia e il premio Nobel per la Pace Kailash Satyarthi.

L’opera torna tra i veneziani
Prima della sua ricollocazione definitiva, prevista una volta completato il restauro del palazzo, The Migrant Child sarà protagonista di un’iniziativa itinerante: nelle giornate dell’8 e 9 maggio l’opera attraverserà i canali veneziani a bordo di un’imbarcazione, permettendo ai cittadini di rivederla da vicino. Il murale raffigura un bambino con il giubbotto salvagente immerso nell’acqua fino alle gambe mentre alza una torcia fumogena rosa. Un’immagine potente che richiama le tragedie dei migranti nel Mediterraneo e la vulnerabilità dei minori coinvolti nelle crisi umanitarie. Non a caso, si tratta di una delle sole due opere italiane riconosciute ufficialmente da Banksy attraverso i suoi canali social.


Arte, educazione e diritti umani
Il recupero dell’opera si inserisce nel più ampio progetto culturale “Ifis art”, con cui la banca sostiene iniziative legate all’arte contemporanea, alla tutela del patrimonio e all’educazione civica. Tra le novità presentate a Venezia c’è anche Migrant Child – Diritti all’opera, un progetto educativo sviluppato insieme a Treccani e rivolto alle scuole secondarie di primo grado italiane per l’anno scolastico 2026-2027. L’iniziativa prevede materiali didattici, incontri e un contest nazionale dedicato alla realizzazione di murales ispirati ai temi dei diritti umani e dell’inclusione. L’obiettivo è utilizzare la street art come linguaggio vicino alle nuove generazioni, trasformando l’arte urbana in uno strumento di riflessione civile e partecipazione sociale.

Il ruolo di Ifis art nella valorizzazione culturale
Negli ultimi anni, Ifis art ha ampliato la propria attività ben oltre il restauro dell’opera di Banksy. Tra i progetti sostenuti figurano il recupero di dodici busti in gesso di Antonio Canova, il sostegno alla Pinacoteca di Brera e alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, oltre alla creazione del Parco Internazionale di Scultura di Villa Fürstenberg a Mestre. La banca è inoltre sponsor del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia e collabora con realtà culturali impegnate sui temi dei diritti umani, come Associazione Genesi.








