La sala della Protomoteca, per un intero pomeriggio, si è accesa di musica e canto per accompagnare la consegna dei riconoscimenti assegnati ai vincitori del Premio Cambiare edizione 2026 fino ad un finale musicale scoppiettante sulle note di People Have the Power che ha trasformato il Campidoglio in un luogo condiviso, restituendo simbolicamente il senso dell’intera iniziativa. Il 23 aprile è stata infatti presentata a Roma la quarta edizione del Premio Cambiare – L’arte di cambiare il mondo, un’iniziativa che negli anni si è affermata come uno degli osservatori più sensibili sulle trasformazioni culturali e sociali della capitale. Ideato da Giulia Morello e promosso dall’Associazione Dire Fare Cambiare, il Premio ha selezionato quest’anno vincitrici e vincitori tra oltre settanta candidature provenienti da tutta Roma, restituendo una mappa viva e concreta di pratiche di innovazione sociale, culturale e ambientale. L’annuncio non si è limitato ai riconoscimenti: sono stati infatti presentati anche i Festival partner 2026, chiamati ad accompagnare il Premio in un percorso diffuso su scala nazionale che si svilupperà fino a dicembre, consolidando una rete culturale sempre più ampia e interconnessa. La cerimonia è stata anche uno spazio di anticipazione, con la presentazione di nuovi progetti come la mostra multimediale illustrata da Elisa Pacitti, pensata come archivio vivo e accessibile delle esperienze del Premio, e il brano Voci nella città di Assia Fiorillo, nato da un percorso partecipativo che ha raccolto storie e visioni emerse durante l’anno.


Un premio che racconta il cambiamento reale
Nato con l’obiettivo di dare visibilità a esperienze spesso marginali ma profondamente incisive, il Premio Cambiare si fonda su un’idea precisa: la cultura non è solo produzione artistica, ma uno spazio di responsabilità collettiva e di trasformazione concreta. L’arte diventa linguaggio per rendere visibili processi di cambiamento già in atto, mentre le comunità assumono un ruolo centrale nella transizione ecologica e sociale. «Il cambiamento non è un’idea astratta: ha volti, storie e luoghi precisi. Il Premio Cambiare nasce per renderli visibili – spiega Giulia Morello, fondatrice di Dire Fare Cambiare e ideatrice e organizzatrice del Premio. – Il 23 aprile abbiamo portato in Campidoglio una comunità che esiste già e che ogni giorno costruisce futuro, soprattutto attraverso le nuove generazioni. Non premiamo solo ciò che è stato fatto, ma ciò che può ancora accadere quando la cultura diventa uno spazio reale di partecipazione e trasformazione». Il Premio, dunque, non si limita a celebrare risultati raggiunti, ma punta a valorizzare il potenziale trasformativo delle esperienze, soprattutto quelle portate avanti dalle nuove generazioni. Promosso dall’Assessorato alle Politiche Sociali e alla Salute di Roma Capitale, gode del patrocinio di UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, di Rai per la Sostenibilità, del CNG – Consiglio Nazionale dei Giovani, dell’ASviS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, dell’UNPLI – Unione Nazionale Pro Loco d’Italia, della Fondazione Symbola, del CSV Lazio – Centro di Servizio per il Volontariato del Lazio, con VAIA in qualità di partner culturale che condivide la missione di rigenerazione e innovazione sostenibile. Il filo rosso che attraversa questa quarta edizione è stata quindi proprio rendere visibile ciò che ogni giorno accade nei territori ma raramente trova spazio nel racconto pubblico, mettendo al centro la trasformazione reale, quella che nasce dall’intreccio tra arte, comunità e impegno civile. Non un semplice riconoscimento, ma un dispositivo capace di far emergere esperienze che agiscono concretamente sui territori.


I premiati del 2026
In questo quadro, i premiati del 2026 compongono una geografia articolata del cambiamento. Nel campo dell’arte e della cultura, tra i percorsi già affermati emergono Angela Ciaburri, che con “Z.O.T. – Diagnosi di una carezza” trasforma il tema della genitorialità e del disagio post-partum in un’esperienza teatrale partecipata capace di rompere il silenzio e generare consapevolezza collettiva, e MAB Associazione Culturale, che con Favole Insostenibili propone una nuova modalità di racconto della sostenibilità ambientale attraverso il linguaggio scenico. Accanto a loro, le nuove energie artistiche raccontano un’altra direzione del cambiamento: Julia Vigliarolo utilizza la musica per abbattere le barriere del pregiudizio e costruire connessioni tra generazioni diverse, mentre Alexandrina Valenti dimostra come poesia e arte visiva possano trasformare lo spazio urbano, restituendo senso e dialogo a luoghi marginali. Il Premio dedica uno spazio centrale alle comunità, riconoscendo esperienze che operano direttamente nei quartieri. È il caso di Retake Roma, che da anni trasforma il degrado in azioni concrete di cura condivisa, o di Albergo Etico, capace di costruire un modello di impresa inclusiva che valorizza le persone con disabilità. Nella stessa direzione si muovono gli Alberelli di Villa Fiorelli, protagonisti della rigenerazione di un parco urbano restituito alla cittadinanza, e Porta Portese Attiva, che ha creato uno spazio digitale partecipativo trasformando le segnalazioni dei cittadini in interventi reali sul territorio.


Le nuove generazioni
Lo sguardo si sposta poi sulle nuove generazioni, che nel Premio non sono semplici destinatarie ma soggetti attivi. Arianna Caponi porta nelle scuole il progetto Il mondo è di tutti, nato da un’esperienza personale e diventato strumento concreto contro il bullismo. Claudia Gaspari, con Redemptio, utilizza l’arte orafa e la testimonianza per trasformare una storia di violenza in un percorso di riscatto, mentre Francesca Giannetti, nota anche come Sadia, costruisce con Un futuro per Sadia una nuova narrazione della disabilità attraverso linguaggi tecnologici e artistici. Il tema dei diritti attraversa l’intero Premio e trova espressione in realtà come Binario 95, presidio fondamentale per le persone senza dimora nel cuore della città, e l’Associazione Buon Senso, che con il progetto Sportellino utilizza l’intelligenza artificiale per facilitare l’accesso ai servizi da parte dei cittadini stranieri. Sul fronte ambientale, TS Idee ODV dimostra come la rigenerazione possa partire dal basso, restituendo vita al Parco di Tor Sapienza, mentre Scambi.Amo diffonde pratiche di economia circolare trasformando lo scambio di abiti in un gesto quotidiano di sostenibilità e relazione.


I premi per i diritti e i Festival partner
Non mancano i riconoscimenti a figure che incarnano il cambiamento nella dimensione individuale: Elisabetta Canitano per il suo impegno nella tutela della salute e dei diritti delle donne, Don Sergio Mercanzin per la presenza costante accanto alle persone più fragili, e, alla memoria, Marco Manservigi, ideatore dell’AS Film Festival, spazio culturale in cui le persone autistiche diventano protagoniste. A completare il quadro, il lavoro di divulgazione portato avanti da Tommaso Chimenti, da anni impegnato a raccontare realtà culturali marginali, e da Maria Paola Fortuna, che attraverso la comunità Prof in CAAttedra promuove l’accessibilità cognitiva. Il Premio Speciale è stato infine assegnato a Nagla Augelli per il suo impegno nel costruire spazi di dialogo interculturale. Accanto ai premi, il 2026 segna un passaggio importante con l’ingresso dei Festival Partner, selezionati su scala nazionale: dalla Biblioteca degli Alberi di Milano con il progetto della Fondazione Riccardo Catella, al Ferrara Buskers Festival, fino a Corto Flegreo, Donne fra le Stelle e Ju Buk. Una rete che accompagnerà il Premio nei prossimi mesi, trasformandolo in un percorso diffuso capace di attraversare territori e pubblici diversi.

Il significato del Premio: cultura come infrastruttura del futuro
Al di là dell’elenco dei premiati, il valore più profondo del Premio Cambiare risiede nel suo impianto culturale e politico. In un contesto segnato da crisi ambientali, disuguaglianze sociali e trasformazioni urbane, il Premio propone una visione alternativa: la cultura come infrastruttura immateriale capace di generare impatto reale. Non si tratta semplicemente di sostenere progetti artistici, ma di riconoscere la cultura come leva strategica per attivare partecipazione, costruire comunità e immaginare nuovi modelli di sviluppo. Il principio di “democrazia culturale” – incarnato anche nella composizione della giuria, che include detenuti, studenti e partecipanti ai laboratori – rappresenta un elemento distintivo: le decisioni non sono appannaggio esclusivo di esperti, ma diventano processo condiviso. In questo senso, il Premio si inserisce nel più ampio quadro delle politiche legate all’Agenda 2030, traducendo obiettivi globali in pratiche locali. La cultura, dunque, non è accessoria, ma strutturale: uno spazio in cui si costruiscono narrazioni alternative, si combattono stereotipi e si sperimentano forme concrete di inclusione e sostenibilità.
Un premio innovativo, a partire dalla giuria selezionatrice
Il Premio Cambiare ha davvero un’impostazione innovatrice nella lettura della società e nel suo coinvolgimento, già a partire dal comitato di selezione delle realtà che saranno premiate. Il Comitato di Selezione che ha il compito di esaminare tutte le candidature e di segnalare progetti meritevoli, infatti, non solo è composto da esperti del settore culturale, sociale e ambientale, come Gabriella Giarratano, Susanna Pietra, Sandro Polci, Rossella Muroni, Silvia Belleggia, Emilia Martinelli, Martina Attanasio, Mario German De Luca e Simonetta Cervelli. Ma accanto a loro, partecipano soggetti collettivi che incarnano il principio di democrazia culturale come un gruppo di uomini detenuti della Casa di Reclusione di Rebibbia, attivamente coinvolti nei laboratori e nei workshop del Premio Cambiare; le donne protagoniste del progetto Hear Me Now – realizzato da Dire Fare Cambiare in collaborazione con l’Associazione Differenza Donna – sviluppato attraverso laboratori musicali e culminato con la creazione della canzone “Cambia il vento”; la classe 3D del Liceo Scientifico Alessi di Perugia, a rappresentare il protagonismo delle giovani generazioni e il loro ruolo attivo nella costruzione di un futuro sostenibile. Una composizione che riconosce ai giovani e ai soggetti coinvolti nei progetti un ruolo attivo nei processi decisionali e culturali.








