Venezia si prepara ad accogliere una delle presenze più irriverenti della scena artistica europea contemporanea. In concomitanza con la 61ª Biennale, lo scultore ceco David Černý debutta in laguna con Artocalypsa, una mostra personale allestita negli spazi del Teatro Fondamenta Nuove dal 6 maggio al 6 novembre 2026, che porta a Venezia un universo visivo in cui humor nero, iperbole e provocazione diventano strumenti di analisi critica. In un’epoca segnata da tensioni geopolitiche e incertezze globali, la sua opera si inserisce con forza nel dibattito contemporaneo, invitando il pubblico a interrogarsi sul rapporto tra potere, paura e rappresentazione.
L’esposizione ripercorre oltre trent’anni di attività dell’artista, offrendo una lettura coerente — e volutamente disturbante — della sua poetica. Černý non è nuovo alle polemiche: la sua carriera è segnata da gesti pubblici provocatori e interventi che mettono in discussione simboli politici e assetti di potere. Fin dagli esordi, il suo linguaggio si è imposto per una vena dissacrante che rifiuta compromessi, preferendo l’impatto diretto con la realtà sociale. Il cuore della mostra ruota attorno a una riflessione insistita su violenza, autorità e immaginario militare. Le armi, in particolare, diventano per Černý non solo oggetti ma metafore: incarnazioni di progresso tecnologico e, allo stesso tempo, strumenti di distruzione. Questa ambivalenza attraversa molte delle opere esposte, costruendo un percorso che mette in crisi la percezione dello spettatore.

Entropa, Pistole e i grandi ritratti monumentali
Tra i lavori più emblematici compare una versione ridotta di Entropa (2009), forse l’opera che più di ogni altra ha consacrato l’artista a livello internazionale. Presentata originariamente durante la presidenza ceca dell’Unione Europea, la scultura divenne celebre per la sua natura di “falso collettivo”: un mosaico di stereotipi nazionali ideato in realtà da Černý e da un ristretto gruppo di collaboratori. L’opera scatenò un acceso dibattito politico e mediatico, rivelando la capacità dell’artista di utilizzare l’ironia come arma critica.
Il dialogo tra passato e presente emerge con forza anche nell’accostamento tra Pistole (1993) e lavori più recenti. Se la prima amplifica la seduzione estetica delle armi portandole a scala monumentale, altre opere introducono elementi perturbanti nel quotidiano. Una poltrona “vivente”, composta da materiali iperrealistici, sembra respirare sotto lo sguardo dello spettatore, evocando un cortocircuito tra comfort domestico e devastazione nucleare. È proprio in questi contrasti che Černý costruisce la sua narrazione: familiare e inquietante, ironica e tragica allo stesso tempo.


Non manca una riflessione sul ruolo della scienza e dell’innovazione. I ritratti monumentali di figure come Leonardo da Vinci, Wernher von Braun e Robert Oppenheimer interrogano il rapporto tra genialità e responsabilità. Le loro invenzioni, celebrate come conquiste dell’ingegno umano, rivelano anche un lato oscuro legato allo sviluppo di tecnologie belliche. Černý non offre risposte, ma costringe a confrontarsi con l’ambiguità del progresso.
A completare il percorso, una nuova video-installazione mette in scena un confronto simbolico: da un lato una scimmia che brandisce un osso — chiaro riferimento all’alba della violenza umana — dall’altro una portaerei che avanza imponente verso lo spettatore. L’arco temporale evocato è vertiginoso, ma il messaggio resta invariato: la storia dell’umanità è indissolubilmente legata all’evoluzione delle sue armi.

INFO
Teatro Fondamenta Nuove
Cannaregio 5013
30121 Venezia
Orari di apertura:
Martedì- Domenica
Dalle 11.00 alle 13.30 e dalle 14.00 alle 17.30 – Da Maggio a Settembre 2026.
Dalle 10.00 alle 13.30 e dalle 14.00 alle 16.30 – Da Ottobre a Novembre 2026.








