Si chiude con un risultato senza precedenti nella storia della Fondazione Palazzo Strozzi Rothko a Firenze, il grande progetto dedicato a Mark Rothko che per oltre cinque mesi ha messo in dialogo la pittura dell’artista americano con alcuni dei luoghi più significativi della città. E mentre si misura l’impatto straordinario dell’esposizione appena conclusa, Palazzo Strozzi è già pronto a rilanciare con una nuova grande mostra: dal 25 settembre 2026 al 24 gennaio 2027 arriva Broken. Il potere del frammento, un progetto internazionale realizzato insieme alla National Gallery of Art di Washington.
Rothko, un successo che supera ogni precedente
I numeri raccontano meglio di qualsiasi altra cosa la portata del progetto. Nei 162 giorni di apertura, Rothko a Firenze ha attirato 301.730 visitatori a Palazzo Strozzi, diventando la mostra più visitata nei vent’anni di attività della Fondazione. A questo dato si aggiungono le presenze registrate nelle due sedi che hanno completato il percorso espositivo: 96.665 visitatori al Museo di San Marco e 32.140 alla Biblioteca Medicea Laurenziana. Un successo dunque non circoscritto alle sale di Palazzo Strozzi, ma capace di coinvolgere un sistema culturale più ampio, mettendo in relazione il contemporaneo con il patrimonio storico fiorentino. Particolarmente significativo è il dato relativo alla provenienza del pubblico.

Circa 200.000 persone, pari al 60% dei visitatori, sono arrivate da fuori dell’area metropolitana fiorentina proprio per vedere la mostra, in giornata oppure fermandosi in città per un soggiorno più lungo. È il dato più alto mai registrato dalla Fondazione e conferma il peso delle grandi esposizioni di Palazzo Strozzi non soltanto sul piano culturale, ma anche sulla capacità di generare turismo e ricadute sull’economia locale. «Rothko a Firenze ha rappresentato un progetto di eccezionale importanza per Palazzo Strozzi e per la città, capace di offrire al pubblico un incontro profondo e inedito con uno dei più grandi protagonisti dell’arte del Novecento – dichiara Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi» – «La straordinaria partecipazione dei visitatori e l’attenzione della stampa nazionale e internazionale confermano la qualità di un’esposizione costruita attraverso prestiti eccezionali e un percorso pensato per creare un dialogo intenso tra l’opera di Rothko, gli spazi di Palazzo Strozzi e la storia artistica di Firenze. Questo risultato rafforza la nostra missione: realizzare mostre ambiziose e accessibili, capaci di unire ricerca e partecipazione, consolidando il ruolo di Palazzo Strozzi come centro culturale di riferimento a livello internazionale».
Il successo ha avuto anche una forte dimensione internazionale. La mostra ha ottenuto l’attenzione di testate come The New York Times, The Wall Street Journal, Financial Times, El País, Le Figaro e Apollo Magazine, che hanno sottolineato la qualità del progetto, l’importanza dei prestiti e la particolare capacità dell’esposizione di rileggere Rothko attraverso il rapporto con Firenze.

Un dialogo tra Rothko e la storia di Firenze
Il carattere distintivo di Rothko a Firenze è stato proprio il superamento della tradizionale dimensione museale. Curata da Christopher Rothko ed Elena Geuna, l’esposizione ha coinvolto Palazzo Strozzi, il Museo di San Marco e la Biblioteca Medicea Laurenziana, costruendo un itinerario nel quale le opere dell’artista americano entravano in relazione con architetture, affreschi e spazi carichi di storia.
Particolarmente suggestivo è stato il confronto al Museo di San Marco tra Rothko e Beato Angelico: due mondi lontanissimi cronologicamente, ma accomunati dalla capacità della pittura di diventare esperienza di contemplazione, silenzio e interiorità. Alla Biblioteca Medicea Laurenziana, invece, le opere di Rothko hanno incontrato l’architettura di Michelangelo, in un accostamento volutamente audace che ha permesso di osservare sotto una nuova luce tanto l’arte contemporanea quanto uno degli ambienti più celebri del Rinascimento fiorentino.
Anche il coinvolgimento del pubblico ha avuto un ruolo importante. Le attività educative e il public program hanno raggiunto generazioni e categorie diverse, dai giovani alle famiglie, dalle scuole alle università, fino ai progetti dedicati all’accessibilità.
La forte partecipazione si è riflessa anche nel digitale: i contenuti diffusi sui canali social della Fondazione hanno raggiunto oltre 6,1 milioni di persone, generando più di 470.000 interazioni. Nel periodo della mostra, il sito di Palazzo Strozzi ha inoltre superato i 538.000 utenti, per oltre 1,9 milioni di pagine visualizzate.

Prestato da The Metropolitan Museum of Art / Art Resource /Scala, Firenze
Dal frammento dell’antichità all’arte contemporanea
Archiviato il capitolo Rothko, Palazzo Strozzi non rallenta. Il prossimo appuntamento punta infatti su un tema tanto antico quanto sorprendentemente attuale: la forza del frammento. Broken. Il potere del frammento, in programma dal 25 settembre 2026 al 24 gennaio 2027, nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Palazzo Strozzi e la National Gallery of Art di Washington e riunisce oltre ottanta opere provenienti dai più importanti musei internazionali.
Il percorso attraversa millenni di storia e diverse aree del mondo, dall’antico Egitto alla Grecia classica, dalla Cambogia al Messico, per interrogarsi su ciò che accade a un’opera quando viene spezzata, mutilata, distrutta o privata del suo contesto originario. Il frammento non viene però presentato soltanto come ciò che resta di un’opera perduta. Al contrario, la mostra lo considera una presenza dotata di una propria forza visiva e simbolica, capace di raccontare guerre, conflitti religiosi, rivoluzioni, catastrofi naturali e trasformazioni politiche, ma anche di diventare un punto di partenza per nuove forme artistiche.


Da Michelangelo a Louise Bourgeois
La mostra riunisce opere appartenenti a epoche e sensibilità profondamente diverse. Tra gli artisti storici figurano Giovanni Pisano, Michelangelo, Antonio Canova e Auguste Rodin, affiancati da protagonisti dell’arte contemporanea come Louise Bourgeois, Huma Bhabha, Robert Gober, Francesco Vezzoli e Danh Vo. Il confronto tra queste opere permette di seguire l’evoluzione del significato del frammento: da testimonianza di una perdita a dispositivo creativo, da traccia di una distruzione a materia attraverso cui immaginare qualcosa di nuovo.
Tra i nuclei più significativi del progetto ci saranno anche le testimonianze delle grandi fratture della storia: dalle antiche e moderne iconoclastie alle devastazioni provocate dalle guerre, dalla Rivoluzione francese ai conflitti mondiali, fino a un episodio profondamente legato alla memoria fiorentina, l’alluvione del 1966. A completare il percorso, nel Cortile rinascimentale di Palazzo Strozzi sarà presentata una nuova installazione dell’artista olandese Mark Manders, concepita appositamente per gli spazi della Fondazione.
Una stagione di grandi mostre
Con Broken, Palazzo Strozzi prosegue dunque una linea progettuale fondata sulla capacità di mettere in relazione epoche, linguaggi e patrimoni differenti. Dopo il confronto tra Rothko e Firenze, il tema del frammento offre un’altra occasione per guardare alla storia dell’arte da una prospettiva non convenzionale, trasformando ciò che è incompleto, danneggiato o perduto in uno strumento di interpretazione del presente. E il programma della Fondazione guarda già oltre. Nel 2027 sono infatti attese due nuove grandi esposizioni, California Dreaming e Basquiat, destinate a proseguire una stagione espositiva che ha ormai consolidato Palazzo Strozzi come uno dei principali luoghi italiani per l’incontro tra ricerca, grandi prestiti internazionali e pubblico.










