A Sardi e nella necropoli di Bin Tepe entra in funzione un sistema di sorveglianza aerea con droni a lungo raggio e visione notturna. Il sito, patrimonio UNESCO dal 2025, diventa un laboratorio per la tutela archeologica del futuro.
Per proteggere un patrimonio archeologico grande 75 chilometri quadrati non bastano più le pattuglie a terra. È questa la sfida che la Turchia ha deciso di affrontare a Sardi e Bin Tepe, nella provincia di Manisa, affidandosi anche alla tecnologia. Qui, dove oltre duemila anni di storia hanno lasciato le tracce della civiltà lidia, è entrato in funzione un nuovo Centro di Sorveglianza Aerea e Sicurezza. Due droni a lungo raggio, dotati di visione notturna, possono sorvolare l’area e individuare eventuali attività sospette, trasmettendo le segnalazioni direttamente alle unità della Gendarmeria.
Il centro, inaugurato dal ministro della Cultura e del Turismo Mehmet Nuri Ersoy, dispone anche di sistemi di antenna, postazioni di monitoraggio, grandi schermi e telecamere di sicurezza. Gli operatori sono stati formati e certificati per il pilotaggio degli UAV. L’obiettivo più immediato è contrastare gli scavi clandestini, una minaccia particolarmente grave in un’area disseminata di oltre 120 tumuli funerari. Il controllo dall’alto permette infatti di sorvegliare zone difficilmente raggiungibili e di intervenire prima che un’attività illegale provochi danni irreversibili.
La terra di Creso
Sardi non è un sito archeologico qualsiasi. Fu la capitale del Regno di Lidia, una delle grandi potenze dell’Anatolia occidentale tra l’VIII e il VI secolo a.C. È qui che si sviluppò una civiltà alla quale viene tradizionalmente attribuita l’invenzione della moneta coniata. E Sardi è soprattutto la città di Creso, il sovrano lidio diventato nell’immaginario collettivo il simbolo stesso della ricchezza. A pochi chilometri dall’antica capitale si trova Bin Tepe, la grande necropoli reale lidia. Tra i suoi monumentali tumuli si trova quello attribuito ad Alyattes, padre di Creso. Un paesaggio funerario di dimensioni eccezionali che rende evidente la potenza raggiunta dalla monarchia lidia. Ma proprio l’estensione del territorio ha favorito negli anni gli scavi clandestini, con conseguenze spesso irreparabili per il patrimonio archeologico.
Il 22° sito UNESCO della Türkiye
Nel 2025 Sardi e Bin Tepe sono entrati nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, diventando il 22° sito della Türkiye a ottenere il riconoscimento. Il nuovo centro di sorveglianza arriva dunque in un momento particolarmente significativo. La tutela fisica del sito si inserisce in una strategia più ampia che comprende prevenzione, cooperazione internazionale e recupero dei reperti trafugati. I numeri restituiscono la dimensione dell’impegno turco. Dal 2002 sono stati riportati nel Paese 13.474 beni culturali, 9.159 dei quali negli ultimi otto anni.
Tra i reperti recuperati ci sono la statua bronzea di Marco Aurelio proveniente da Boubon, restituita dagli Stati Uniti, le placche in terracotta di Düver, le piastrelle di İznik recuperate nel Regno Unito e in Spagna, i bronzi urartei restituiti dalla Svizzera e la testa di Eros rientrata dal Regno Unito e ricongiunta al Sarcofago di Sidamara.
Dalla sorveglianza alla valorizzazione
La tecnologia non serve però soltanto a proteggere Sardi. Il sito è stato incluso anche nel programma di musealizzazione serale del Ministero della Cultura e del Turismo. Grazie a un nuovo progetto di illuminazione, il Tempio di Artemide, il Gymnasium e il complesso termale possono essere visitati anche dopo il tramonto. È il doppio volto della nuova strategia: sorvegliare meglio il patrimonio e, nello stesso tempo, renderlo più accessibile.








