Cosa succede quando un’opera smette di appartenere soltanto al suo autore e comincia a vivere nella storia? Il nuovo ciclo delle Lezioni di Storia all’Auditorium di Roma parte da questa domanda e attraversa venticinque secoli di idee, conflitti e trasformazioni: dalla polis di Platone all’intelligenza artificiale di Asimov. Nove grandi opere per capire come hanno contribuito a trasformare il mondo
Ci sono libri che raccontano un’epoca e altri che, quasi senza volerlo, finiscono per diventare parte della sua trasformazione. Alcuni vengono scritti per intervenire in una battaglia politica, altri per mettere in discussione un sapere consolidato, altri ancora per immaginare un mondo che non esiste ancora. Poi il tempo fa il resto: li trasforma, li interpreta, li usa. E a volte li rende più contemporanei di quanto fossero alla loro nascita. È su questo cortocircuito tra libri e storia che si costruisce il nuovo ciclo delle Lezioni di Storia, ideato dagli Editori Laterza e realizzato in coproduzione con la Fondazione Musica per Roma. Il titolo scelto, “Il potere dei classici”, indica già la direzione: non una semplice rilettura di testi canonici, ma un viaggio attraverso opere che hanno prodotto — o continuano a produrre — conseguenze politiche, culturali e sociali.
Nove appuntamenti, dal 15 novembre 2026 al 18 aprile 2027, porteranno sul palco dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone alcuni dei protagonisti più noti della divulgazione e della ricerca storica e filosofica. A introdurre gli incontri sarà Paolo Di Paolo. Il percorso comincia con Platone e termina con l’intelligenza artificiale. In mezzo ci sono Machiavelli e Galileo, Tacito e Manzoni, Kantorowicz, Simone de Beauvoir e don Milani. Libri lontanissimi per epoca, genere e finalità, accomunati però dalla capacità di mettere in discussione il modo in cui una società pensa se stessa.
Platone e l’idea di una città possibile
Ad aprire il ciclo, il 15 novembre alle 11, sarà Gennaro Carillo con La Repubblica di Platone. Il potere delle idee. La Repubblica, composta intorno al 380 a.C., non è una ricostruzione storica dell’Atene contemporanea a Platone. Ma è difficile separarla dalle ferite della città in cui nasce: una polis attraversata dalle divisioni e segnata dalla sconfitta contro Sparta. Platone guarda dunque al proprio tempo mentre prova a immaginare un ordine politico fondato sulla filosofia. La sua domanda, a distanza di quasi venticinque secoli, rimane radicale: che cosa rende giusta una comunità? E quanto può il pensiero trasformare la politica? Carillo insegna Storia del pensiero politico all’Università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli.
Tacito e le donne dentro il potere imperiale
Il 29 novembre Francesca Cenerini affronterà Gli Annali di Tacito. Il potere degli uomini sulle donne. Tacito racconta un mondo dominato dall’imperatore e osserva con particolare durezza le donne della famiglia imperiale, spesso rappresentate come figure ambiziose, manipolatrici o moralmente corrotte. Ma cosa accade se quella rappresentazione viene osservata dall’altra parte del potere? Le donne raccontate da Tacito si muovono in un sistema nel quale l’autorità politica appartiene agli uomini. I loro tentativi di intervenire nella vita pubblica vengono spesso interpretati attraverso categorie morali e sessuali. La lezione di Cenerini invita così a leggere gli Annali anche come documento di una società in cui il potere maschile stabilisce i confini dell’agire femminile. Cenerini insegna Storia romana all’Università di Bologna.
Machiavelli, ovvero il potere di convincere
Il 13 dicembre toccherà a Maurizio Viroli, con Il Principe di Niccolò Machiavelli. Il potere delle parole. Il Principe è forse uno dei libri più citati quando si parla di politica e realismo. Ma leggerlo soltanto come un manuale sul comportamento dei governanti rischia di perdere una parte essenziale del progetto di Machiavelli. Il libro vuole persuadere. Vuole spingere un principe nuovo a compiere grandi imprese, a costruire istituzioni solide e a liberare l’Italia dai dominatori stranieri. Per questo la parola diventa uno strumento politico: esempi, metafore, immagini e argomentazioni sono organizzati secondo una precisa strategia retorica. La politica, prima ancora di essere esercizio del potere, è anche capacità di convincere qualcuno a esercitarlo. Viroli ha insegnato all’Università di Princeton e all’Università del Texas ad Austin.
Galileo contro l’autorità
Il 17 gennaio 2027, Massimo Bucciantini accompagnerà il pubblico dentro il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo di Galileo Galilei, per una lezione dedicata al potere della scienza. Nel libro pubblicato nel 1632, Galileo mette in scena una disputa fra tre personaggi: il copernicano Salviati, l’aristotelico Simplicio e il veneziano Sagredo. Ma dietro la discussione sul movimento della Terra c’è qualcosa di più grande: la possibilità stessa di mettere in discussione un sapere sancito dall’autorità. Il processo e la condanna di Galileo hanno trasformato il Dialogo in uno dei simboli del conflitto fra ricerca scientifica e potere. Quattro secoli dopo, il problema non ha perso la sua attualità: chi decide quali idee possono essere discusse, verificate, accettate? Bucciantini ha insegnato Storia della scienza e Letteratura italiana contemporanea all’Università di Siena.
Manzoni e il paese immaginato attraverso un romanzo
Il 31 gennaio, Lisa Roscioni si concentrerà su I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. Il potere dell’immaginazione. La Lombardia del Seicento, con le carestie, la peste e la dominazione spagnola, è il teatro dichiarato del romanzo. Ma dietro quella storia si intravede l’Italia ottocentesca di Manzoni, alle prese con il problema dell’identità nazionale. Renzo e Lucia, don Abbondio, l’Innominato, la monaca di Monza: attraverso i loro destini Manzoni non racconta soltanto un passato lontano. Costruisce un immaginario, offre ai lettori un modo per guardare alla storia italiana e contribuisce a definire una memoria collettiva. Il potere del romanzo, in questo caso, sta anche nella sua capacità di insegnare a un paese come immaginare se stesso. Roscioni insegna Storia moderna alla “Sapienza” Università di Roma.
Quando la storia costruisce un eroe
Il 7 febbraio sarà Alessandro Barbero a raccontare Federico II imperatore di Ernst Kantorowicz. Il potere della storia. Non è soltanto la figura dell’imperatore svevo a interessare Kantorowicz, ma il modo in cui quella figura viene reinventata nella Germania degli anni Venti. In un paese sconfitto e alla ricerca di nuovi simboli, il giovane storico costruisce un Federico II quasi mitologico: sovrano illuminato, genio universale, figura eroica capace di incarnare valori che appartengono molto più al Novecento che al Medioevo. La vicenda mostra quanto la storiografia possa essere potente quando non si limita a ricostruire il passato, ma lo trasforma in mito politico e identitario. Barbero è professore onorario all’Università del Piemonte Orientale.
Simone de Beauvoir e la rivoluzione dell’identità
Il 28 febbraio, Michela Marzano affronterà Il secondo sesso di Simone de Beauvoir. Il potere delle donne. Pubblicato nella Francia del dopoguerra, Il secondo sesso rompe con l’idea che la condizione femminile sia determinata da una natura immutabile. L’identità delle donne viene invece osservata come il risultato di una storia fatta di norme, aspettative, educazione e rapporti di potere. La celebre formula secondo cui donna non si nasce ma lo si diventa ha superato i confini del libro per diventare una delle frasi più influenti del pensiero contemporaneo. Rileggerla oggi significa tornare a domandarsi dove finisca la libertà individuale e dove comincino i condizionamenti sociali. Marzano insegna Filosofia morale all’Università “Paris Cité” di Parigi.
Don Milani e la lingua come strumento di emancipazione
Il 14 marzo, Vanessa Roghi porterà all’Auditorium Lettera a una professoressa di don Lorenzo Milani. Il potere dei maestri. Pubblicato nel 1967, il libro nasce dalla denuncia di un sistema scolastico che tendeva a selezionare e a lasciare indietro proprio i ragazzi provenienti dagli ambienti più poveri. La scuola diventa così il luogo nel quale si misura concretamente la distribuzione del potere. Per don Milani, imparare la lingua significa conquistare la possibilità di parlare, comprendere e partecipare. L’educazione non è quindi soltanto trasmissione di conoscenze: è una questione di cittadinanza e di giustizia. È anche per questo che Lettera a una professoressa continua a essere un libro scomodo: perché obbliga a chiedersi chi abbia davvero accesso alle parole con cui si esercita il potere. Roghi è storica e autrice di programmi di storia per Rai Tre.
Asimov e la domanda che arriva dal futuro
Il ciclo si chiuderà il 18 aprile 2027 con Gino Roncaglia e Io, robot di Isaac Asimov. Il potere artificiale. Quando nel 1940 Asimov pubblicò il racconto destinato a diventare Robbie, era un autore ancora giovanissimo e quasi sconosciuto. Dieci anni più tardi quel testo sarebbe confluito in Io, robot, una raccolta destinata a diventare un punto di riferimento per la fantascienza e, soprattutto, per il modo in cui abbiamo imparato a pensare il rapporto fra esseri umani e macchine. Le tre leggi della robotica, nate dalla fantasia dello scrittore, sembrano oggi meno lontane dalla realtà. L’intelligenza artificiale generativa ha riportato infatti al centro questioni che Asimov aveva già intuito: chi stabilisce le regole per le macchine? Chi ne controlla il comportamento? E quali limiti devono essere imposti alla loro autonomia? La fantascienza torna così a essere, paradossalmente, uno strumento per parlare del presente. Roncaglia insegna Editoria digitale, Informatica umanistica e Filosofia dell’informazione all’Università “Roma Tre”.








