Giovedì 15 Ottobre 2026

Warhol vs Banksy, Castello di Barletta (testata sinistra)

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Cammini DiVini 2026, il Lazio si racconta a passo lento: cinque tappe tra abbazie, storia e sapori

9 min di lettura

Il Monastero di Santa Scolastica

Dalla pianura pontina alla Tuscia, passando per la Sabina, la Valle del Liri e la valle dell’Aniene: torna il progetto regionale che intreccia itinerari spirituali, patrimonio artistico e tradizioni enogastronomiche. Cinque appuntamenti, dal 31 ottobre al 28 novembre, per scoprire un Lazio lontano dai percorsi più battuti.

C’è un Lazio che si lascia scoprire lontano dalla fretta, seguendo antiche vie di pellegrinaggio, attraversando borghi raccolti intorno ai monasteri e riscoprendo sapori che raccontano l’identità dei territori. È il Lazio di Cammini DiVini, il progetto promosso dall’Assessorato al Turismo della Regione Lazio che nel 2026 torna con una seconda edizione più ampia, capace di coinvolgere tutte e cinque le province regionali. Presentata al Padiglione del Lazio durante il TTG Travel Experience di Rimini, l’iniziativa propone un viaggio in cinque tappe attraverso luoghi in cui la spiritualità si intreccia con la storia, l’arte, il paesaggio e la cultura del cibo. L’obiettivo è valorizzare il patrimonio religioso e i cammini storici, ma anche favorire un turismo distribuito durante l’anno, offrendo nuove occasioni di visita alle comunità e alle imprese locali.

Dopo il debutto del 2025, il calendario si estende dunque all’intero territorio regionale. «Si tratta di un progetto diffuso, capace di coniugare perfettamente spiritualità, natura ed enogastronomia», ha sottolineato l’assessora al Turismo Elena Palazzo, evidenziando il crescente interesse per esperienze di viaggio lente, autentiche e legate alle identità locali. Il programma si sviluppa lungo cinque sabati consecutivi, dal 31 ottobre al 28 novembre 2026. Ogni appuntamento comprende camminate guidate, visite ai complessi religiosi e approfondimenti sulla storia e sul paesaggio. A completare l’esperienza, un percorso del gusto con degustazioni di vini monastici e laziali, curate da sommelier professionisti insieme ai produttori del territorio. Dalla pianura pontina alla Sabina, da Montecassino alla valle dell’Aniene, fino alla Tuscia, le cinque tappe disegnano una geografia della spiritualità che è anche una mappa delle identità laziali. Un invito a rallentare, dunque, e a riscoprire il viaggio come esperienza di conoscenza: un passo dopo l’altro, tra antiche strade, architetture monastiche, paesaggi rurali e sapori che raccontano la storia di una regione.

1. Valvisciolo e la Via Francigena del Sud: il silenzio dei Lepini

Sabato 31 ottobre – Sermoneta, provincia di Latina

Il viaggio comincia ai piedi del Monte Corvino, dove l’Abbazia di Valvisciolo si inserisce nel paesaggio dei Monti Lepini, con lo sguardo rivolto verso la pianura pontina. Qui la pietra chiara, le linee essenziali dell’architettura e il silenzio del complesso cistercense invitano a cambiare ritmo, lasciando che siano il cammino e il paesaggio a dettare il passo. Dedicata a Santo Stefano, l’abbazia conserva un’impronta austera, tipica della tradizione cistercense. Il chiostro è il cuore del complesso, uno spazio in cui la geometria architettonica accompagna lo sguardo e restituisce il senso di una vita scandita dalla preghiera e dal lavoro. Nella cappella di San Lorenzo, invece, gli affreschi cinquecenteschi di Niccolò Circignani, detto il Pomarancio, introducono una diversa sensibilità artistica. Tra i particolari da cercare durante la visita c’è il celebre quadrato del Sator, la sequenza latina SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS, qui disposta in cinque cerchi concentrici. Il suo significato continua a suscitare interpretazioni e curiosità, aggiungendo un elemento enigmatico alla visita. La storia di Valvisciolo comprende anche racconti legati ai Templari e ad antiche presenze monastiche, da leggere come parte della tradizione locale accanto alle vicende storicamente documentate. Il suo fascino, tuttavia, non ha bisogno di leggende: basta osservare il rapporto tra l’abbazia, i rilievi circostanti e l’orizzonte della pianura. La prima tappa di Cammini DiVini segue la Via Francigena del Sud, una delle grandi direttrici storiche della mobilità religiosa, trasformando il percorso in un’occasione per conoscere un territorio in cui natura e memoria convivono.

2. Farfa e la Via di Francesco: il Medioevo nel cuore della Sabina

Sabato 7 novembre – Fara in Sabina, provincia di Rieti

Dai Lepini alla Sabina, il secondo appuntamento conduce all’Abbazia di Santa Maria di Farfa, un luogo in cui la vicenda monastica si intreccia con quella economica e culturale di un’intera regione. Le origini del monastero vengono collocate tra l’età tardoantica e l’alto Medioevo. La sua storia assunse un’importanza particolare nell’VIII secolo, quando Carlo Magno lo pose sotto la propria protezione nel 774, contribuendo a rafforzarne il prestigio e l’autonomia. Farfa divenne così un centro di potere, cultura e organizzazione del territorio, in stretto rapporto con le comunità agricole circostanti.

Ancora oggi l’abbazia e il borgo conservano il senso di questa relazione. La visita permette di leggere il monastero non soltanto come luogo di preghiera, ma come un centro capace di influenzare il paesaggio, custodire conoscenze e favorire gli scambi. All’interno della basilica, consacrata nel 1496, convivono testimonianze artistiche di epoche differenti. Le opere attribuite ai fratelli Zuccari e a Orazio Gentileschi dialogano con le tracce più antiche del complesso. Il chiostro rinascimentale, realizzato nella seconda metà del Cinquecento per iniziativa del cardinale Alessandro Farnese, completa un percorso attraverso secoli di trasformazioni. Farfa custodisce anche una storia che passa attraverso i libri e le immagini. La cronaca medievale del monastero, legata al nome di Gregorio da Catino, racconta il ruolo dell’abbazia nella memoria del territorio; una reinterpretazione illustrata in dodici scene da Emanuele Luzzati avvicina questo patrimonio anche al pubblico contemporaneo. La tappa si sviluppa lungo la variante di Farfa della Via di Francesco, un itinerario che consente di unire la scoperta del patrimonio religioso alla conoscenza della Sabina rurale, con i suoi paesaggi agricoli e le sue tradizioni gastronomiche.

3. Montecassino e il Cammino di San Benedetto: una storia di distruzione e rinascita

Sabato 14 novembre – Cassino, provincia di Frosinone

La terza tappa porta a Montecassino, uno dei luoghi più emblematici della storia spirituale europea. Arroccata sul rilievo che domina Cassino, l’abbazia rappresenta un punto di riferimento del monachesimo occidentale e una testimonianza della capacità di ricostruire dopo le più profonde fratture della storia. Fu San Benedetto a fondare il monastero intorno al 529, scegliendo il sito dell’antica acropoli di Casinum. Da questa esperienza prese forma una comunità destinata a lasciare un segno duraturo nella cultura europea, anche grazie alla diffusione della Regola benedettina. La storia dell’abbazia è stata segnata da ripetute distruzioni e ricostruzioni. La ferita più recente e drammatica risale al 15 febbraio 1944, quando i bombardamenti della Seconda guerra mondiale devastarono il complesso. La ricostruzione del dopoguerra restituì all’abbazia il suo profilo monumentale, trasformandola anche in un simbolo della rinascita. Oggi il percorso di visita attraversa la basilica, i chiostri e gli spazi museali, dove reperti archeologici, arredi, frammenti architettonici e testimonianze del patrimonio librario raccontano una storia che va oltre la dimensione religiosa.

Tra i luoghi più suggestivi spicca il chiostro bramantesco, mentre il ricordo di San Benedetto e di sua sorella Santa Scolastica accompagna la scoperta di un patrimonio che unisce fede, arte e trasmissione del sapere. Montecassino custodisce anche un capitolo importante della storia della lingua italiana. Il Placito capuano del 960, documento relativo a una controversia sulla proprietà di alcune terre, contiene una delle più antiche testimonianze scritte del volgare italiano. Un dettaglio che restituisce al monastero un ruolo decisivo anche nella storia culturale e linguistica della penisola.

4. Subiaco, tra il Sacro Speco e Santa Scolastica: dove la spiritualità incontra il sapere

Sabato 21 novembre – Subiaco, provincia di Roma

La quarta tappa si sposta nella valle dell’Aniene, dove il paesaggio montano accoglie due dei complessi più importanti della tradizione benedettina: il Monastero di San Benedetto, conosciuto come Sacro Speco, e il Monastero di Santa Scolastica. I due luoghi raccontano esperienze complementari. Il primo conserva la memoria della scelta eremitica di Benedetto; il secondo testimonia la vita della comunità monastica e il suo ruolo nella conservazione e nella diffusione della cultura.

Il Sacro Speco è addossato alla parete rocciosa del Monte Taleo e custodisce la grotta in cui Benedetto visse da eremita all’inizio del VI secolo. Le chiese sovrapposte e le cappelle sembrano svilupparsi seguendo le irregolarità della roccia, in un equilibrio suggestivo tra architettura e natura. Gli affreschi medievali che decorano gli ambienti raccontano episodi della vita del santo e della storia cristiana. Tra le immagini più note si trova un ritratto di San Francesco d’Assisi, considerato dal monastero il più antico conosciuto: una testimonianza preziosa del dialogo tra le diverse tradizioni spirituali.

A poca distanza, Santa Scolastica offre una prospettiva diversa sulla storia monastica. Il complesso si distingue per i suoi tre chiostri, di epoca rinascimentale, gotica e cosmatesca, che permettono di seguire le trasformazioni architettoniche del monastero attraverso i secoli. Nel chiostro cosmatesco, risalente al XIII secolo, le colonnine e i capitelli differenti invitano a soffermarsi sui dettagli e sul lavoro degli artigiani.

Ma Subiaco non è soltanto un luogo di spiritualità. Nel 1465 Santa Scolastica accolse una delle esperienze decisive per la storia culturale italiana: l’avvio della prima tipografia della penisola, con i prototipografi tedeschi Conrad Sweynheym e Arnold Pannartz. Qui la cultura monastica incontrò la nuova tecnologia della stampa a caratteri mobili, aprendo una stagione fondamentale per la circolazione dei testi.

5. Montefiascone e la Via Francigena: l’ultima tappa nella Tuscia

Sabato 28 novembre – Montefiascone, provincia di Viterbo

Il viaggio di Cammini DiVini si conclude nella Tuscia, a Montefiascone, presso la Basilica di San Flaviano, lungo la Via Francigena.

La posizione della cittadina, affacciata sul paesaggio del lago di Bolsena, accompagna il visitatore verso una delle aree del Lazio in cui le vie di pellegrinaggio hanno lasciato tracce profonde nella storia dei borghi e delle comunità. La Francigena non è soltanto una strada da percorrere: è un filo che collega luoghi di culto, centri abitati e territori agricoli, mettendo in relazione le esperienze dei viaggiatori di ieri e di oggi.

La Basilica di San Flaviano rappresenta il cuore della visita. Il complesso, caratterizzato da una storia architettonica articolata, testimonia il ruolo di Montefiascone nei percorsi religiosi e nella vita culturale della Tuscia. Le sue forme e le sue decorazioni raccontano una stratificazione di epoche che invita a guardare con attenzione il patrimonio storico, senza separarlo dal contesto in cui si è sviluppato. Questa ultima tappa offre anche l’occasione di scoprire un territorio in cui la cultura del vino costituisce una parte significativa dell’identità locale. La degustazione delle produzioni laziali prevista dal progetto completa il percorso con un’esperienza sensoriale che mette in dialogo il patrimonio spirituale e quello agricolo.

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