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Tiziano alla Galleria Borghese: l’Annunciazione di Treviso dialoga con Amor Sacro e Amor Profano

7 min di lettura

Installation view, Tiziano. Dialoghi tra Sacro e Profano, Galleria Borghese, Roma. ph. A. Novelli © Galleria Borghese

Dal 20 ottobre all’8 dicembre 2026, un’opera raramente allontanata dalla sua sede originaria incontra a Roma uno dei dipinti più studiati e celebri della collezione. Un confronto che riporta al centro il rapporto tra amore, matrimonio, fede e cultura classica nella pittura del maestro veneziano.

Due opere nate in contesti differenti, una destinata a una cappella della cattedrale di Treviso, l’altra legata, secondo l’interpretazione oggi prevalente, a un matrimonio celebrato nel 1514. A metterle per la prima volta a confronto è la Galleria Borghese, che da oggi 20 ottobre all’8 dicembre 2026 ospita Tiziano. Dialoghi tra Sacro e Profano. La Galleria Borghese incontra l’Annunciazione della cattedrale di Treviso, mostra dossier curata da Maria Giovanna Sarti.

Protagonista dell’esposizione è l’Annunciazione realizzata da Tiziano per la cappella Malchiostro del Duomo di Treviso, temporaneamente trasferita a Roma in occasione dei lavori di restauro degli affreschi del Pordenone nella cappella, dove la tavola è ancora conservata. Il suo incontro con Amor Sacro e Amor Profano, uno dei capolavori più noti della raccolta Borghese, offre l’occasione per rileggere due dipinti pressoché coevi, accomunati dalla ricerca sulla figura umana ma profondamente diversi per soggetto, funzione e destinazione.

La distanza tra le due opere è, in realtà, il punto di partenza del progetto espositivo. Da una parte, l’annuncio evangelico dell’incarnazione di Cristo; dall’altra, una composizione allegorica il cui significato continua a suscitare interrogativi. In entrambi i casi, tuttavia, Tiziano costruisce immagini che vanno oltre la semplice illustrazione di un tema, affidando alla presenza dei personaggi, ai dettagli e alla relazione tra le figure una complessità che invita a interrogare il contesto storico e culturale nel quale furono concepite.

Installation view, Tiziano. Dialoghi tra Sacro e Profano, Galleria Borghese, Roma. ph. A. Novelli © Galleria Borghese

Amor Sacro e Amor Profano, il mistero di un matrimonio

Dipinto nel 1514, Amor Sacro e Amor Profano è stato oggetto di numerosissimi studi e interpretazioni. La critica moderna tende oggi a leggere l’opera come un’allegoria matrimoniale, commissionata in occasione delle nozze celebrate il 17 maggio di quell’anno tra il veneziano Niccolò Aurelio e Laura Bagarotto. Un indizio importante è lo stemma di Aurelio, riconoscibile sul fronte della fontana o sarcofago che occupa il centro della composizione. La lettura matrimoniale, pur largamente accolta, non ha eliminato ogni divergenza interpretativa, segno della ricchezza simbolica del dipinto.

La scena si sviluppa all’aperto, in un paesaggio che accoglie due figure femminili sedute ai lati di una vasca. Una è vestita sontuosamente, l’altra appare nuda, con un drappo che le copre parte del corpo. Tra loro, un piccolo amorino immerge la mano nell’acqua. Sullo sfondo, il paesaggio si divide tra un ambiente più raccolto e una veduta aperta, animata da architetture e presenze umane.

La tradizionale identificazione delle due donne con l’Amore sacro e l’Amore profano ha contribuito a fissare il titolo con cui il quadro è conosciuto, ma la composizione non si lascia ridurre facilmente a una contrapposizione morale. Le figure condividono la stessa eleganza monumentale e partecipano di un equilibrio nel quale la bellezza fisica, la natura e il significato allegorico si sostengono reciprocamente.

Se interpretata in relazione alle nozze di Aurelio e Bagarotto, l’opera assume una dimensione ulteriore: la celebrazione dell’unione matrimoniale si intreccia con una riflessione sulla bellezza, sulla virtù e sulle diverse forme dell’amore. Lo stemma, apparentemente un dettaglio secondario, diventa così un elemento fondamentale per ricondurre l’immagine alla sua possibile occasione di commissione.

È proprio questa compresenza di elementi figurativi, simbolici e documentari a rendere il dipinto un interlocutore particolarmente significativo per l’Annunciazione trevigiana.

Installation view, Tiziano. Dialoghi tra Sacro e Profano, Galleria Borghese, Roma. ph. A. Novelli © Galleria Borghese

L’Annunciazione di Treviso: un ritorno alle origini attraverso il confronto

Diversamente da Amor Sacro e Amor Profano, l’Annunciazione possiede una destinazione religiosa precisa e documentata: Tiziano la realizzò per la cappella Malchiostro della cattedrale di Treviso, dove è rimasta nel corso dei secoli. Le occasioni in cui la tavola è stata allontanata dalla sua sede sono state rarissime. Tra queste figura il recente prestito alla Pinacoteca civica Francesco Podesti di Ancona, seguito da quello alla Galleria Borghese, reso possibile dagli interventi di restauro che si stanno concludendo sugli affreschi del Pordenone nella cappella.

Il trasferimento a Roma acquista quindi un valore particolare. Non si tratta soltanto di portare un dipinto davanti a un nuovo pubblico, ma di sottrarlo temporaneamente al contesto per il quale era stato concepito, permettendo di osservarlo in relazione a un’opera di Tiziano conservata stabilmente nel museo. La cappella Malchiostro e la sala della Galleria Borghese sono spazi diversi, con funzioni e storie distinte: proprio per questo, il confronto può far emergere aspetti che la visione separata dei dipinti non restituisce con la stessa immediatezza.

L’Annunciazione racconta uno dei momenti centrali della tradizione cristiana, l’incontro tra la Vergine e l’angelo Gabriele, portatore dell’annuncio dell’incarnazione. Ma il significato religioso si costruisce attraverso scelte pittoriche che appartengono anche alla ricerca più ampia dell’artista: la disposizione delle figure, la gestualità, la resa dei volumi e il rapporto tra i personaggi e lo spazio circostante.

A rendere ancora più interessante questa occasione è il recente intervento conservativo, che ha restituito nuovi elementi per la conoscenza dell’opera, tra cui un’iscrizione con la data, la firma di Tiziano e il riferimento alla committenza. La pala consente inoltre di ricostruire il legame tra l’immagine sacra e Broccardo Malchiostro, canonico della cattedrale e committente sia del dipinto sia della cappella. La sua figura, inginocchiata sullo sfondo, e lo stemma della committenza inseriscono nella scena religiosa la memoria concreta di chi ne promosse la realizzazione.

Installation view, Tiziano. Dialoghi tra Sacro e Profano, Galleria Borghese, Roma. ph. A. Novelli © Galleria Borghese

Due destinazioni, una ricerca comune

Il confronto tra i due dipinti non consiste nell’individuare un’identità di significato tra un’immagine sacra e un’allegoria profana. È piuttosto un modo per comprendere come Tiziano, nello stesso periodo della sua carriera, affrontasse soggetti differenti attraverso una concezione della pittura fondata sulla forza delle figure, sulla qualità del colore e sulla capacità di far convivere diversi livelli di lettura.

In Amor Sacro e Amor Profano, il possibile riferimento alle nozze invita a considerare la dimensione privata e sociale dell’opera, nella quale l’allegoria può essere messa in relazione con un evento concreto. Nell’Annunciazione, la presenza del committente testimonia invece come anche una pala d’altare, pur destinata alla devozione, potesse conservare traccia dell’identità e delle aspirazioni di chi l’aveva commissionata.

Il rapporto tra le due opere si sviluppa inoltre intorno alla rappresentazione della figura femminile e alla presenza della tradizione classica. Nel dipinto Borghese, la bellezza delle due donne costituisce il centro visivo e simbolico della composizione; nell’Annunciazione, la figura della Vergine appartiene a un racconto religioso, ma la sua presenza è affidata a una rappresentazione umana e concreta. La cultura rinascimentale, nutrita dalla riscoperta dell’antico, non separava necessariamente l’interesse per il corpo e per la bellezza dalla riflessione spirituale.

Tiziano, nato a Pieve di Cadore intorno al 1485 e affermatosi nella Venezia di Giovanni Bellini e Giorgione, fu uno dei protagonisti di questa trasformazione. La sua lunga carriera lo avrebbe portato a lavorare per le maggiori corti italiane, per Carlo V e per Filippo II di Spagna, passando dalle pale d’altare ai ritratti ufficiali e alle composizioni mitologiche. Ma già nei primi decenni del Cinquecento si riconosce una delle caratteristiche decisive della sua pittura: la capacità di adattarsi a funzioni e committenti diversi senza rinunciare alla complessità delle immagini.

La Galleria Borghese e il dialogo tra le opere

La mostra prosegue il percorso delle esposizioni dossier attraverso cui la Galleria Borghese approfondisce temi e nuclei della propria collezione mettendoli in relazione con opere provenienti da altre istituzioni. Un precedente significativo era stato, nel 2022, Tiziano. Dialoghi di Natura e di Amore, dedicato al confronto tra la Ninfa e Pastore del Kunsthistorisches Museum di Vienna e alcuni dipinti dell’artista presenti nel museo romano.

Il nuovo progetto, realizzato grazie al prestito della Diocesi di Treviso, si avvale del contributo scientifico della Fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore e della collaborazione della Magnifica Comunità di Cadore, con il supporto di DBA Group. La mostra è dedicata alla memoria di Augusto Gentili, studioso che ha contribuito in modo significativo alla conoscenza della pittura tizianesca.

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