Dal 5 marzo al 19 luglio 2026, le sale di Palazzo Pallavicini accolgono una grande retrospettiva dedicata a una delle figure più incisive della fotografia del Novecento. La mostra, intitolata The Illusion of Time e curata da Anne Morin, riunisce 187 immagini, due macchine fotografiche e documenti d’archivio che ripercorrono l’intera traiettoria artistica di Ruth Orkin, offrendo al pubblico italiano la più ampia antologica mai realizzata nel nostro Paese.
La fotografia come cinema immobile
Il cuore della mostra bolognese, che si inserisce in un percorso che negli ultimi anni ha riportato al centro della scena grandi protagoniste della fotografia internazionale, da Vivian Maier a Tina Modotti, fino a Lee Miller, è il dialogo che Orkin stabilisce tra immagine fissa e immagine in movimento. Prima ancora di diventare fotoreporter, la giovane Ruth sognava il cinema. Figlia dell’attrice del muto Mary Ruby, cresce tra i set della Hollywood degli anni Venti e Trenta, respirando quell’atmosfera di finzione e costruzione narrativa che avrebbe segnato per sempre il suo modo di guardare il mondo. Gli ostacoli che una donna incontrava allora nell’industria cinematografica la costrinsero a deviare il percorso. Una piccola macchina fotografica — una Univex acquistata per pochi centesimi — divenne lo strumento attraverso cui reinventare la propria vocazione. Non un ripiego, ma una trasformazione: la fotografia come cinema potenziale, come sequenza sospesa. Il titolo The Illusion of Time allude proprio a questo: alla capacità di Orkin di suggerire la durata, il prima e il dopo, all’interno di un singolo scatto. Le sue immagini non sono mai isolate; sembrano fotogrammi estratti da un film che continua oltre i margini della carta.


Il viaggio come racconto: il “road movie” americano
Emblematico è il viaggio del 1939, quando Orkin attraversa gli Stati Uniti in bicicletta, da Los Angeles a New York. Quel percorso diventa un vero e proprio “road movie” ante litteram: un diario visivo costruito in sequenza cronologica, con didascalie manoscritte che rimandano ai taccuini cinematografici della madre. La linearità narrativa, l’attenzione al dettaglio umano, la costruzione progressiva di una storia: tutto richiama il linguaggio filmico. Ma al posto della pellicola scorre la carta fotografica, e l’azione è condensata in immagini che trattengono il tempo invece di consumarlo.
Le foto dalla sua finestra
Un altro nucleo centrale dell’esposizione è la serie nota come Dall’alto. Affacciata alla finestra del suo appartamento newyorkese, Orkin osserva la strada come se fosse un teatro spontaneo. Le figure che si muovono nello spazio urbano — ignare di essere protagoniste — diventano attori di una coreografia quotidiana fatta di gesti minimi, pause, accelerazioni. Qui la lezione del cinema si manifesta nel montaggio implicito tra uno scatto e l’altro. La strada si trasforma in scena, il traffico in trama, la luce in regia. L’alternanza tra immobilità e movimento genera una tensione narrativa che suggerisce continuità, pur restando nella fissità dell’immagine.

I volti del Novecento
La mostra bolognese presenta anche una selezione di ritratti che testimoniano la straordinaria capacità di Orkin di cogliere l’essenza dei suoi soggetti. Davanti al suo obiettivo sono passati protagonisti assoluti del secolo scorso: Albert Einstein, Marlon Brando, Robert Capa, Alfred Hitchcock, Orson Welles. In questi scatti non c’è compiacimento celebrativo. Piuttosto, emerge una tensione narrativa che mette in relazione il volto con l’ambiente, la persona con il contesto. Anche il ritratto, dunque, diventa racconto.Ruth Orkin non si limitò alla fotografia: nel 1953 co-diresse con il marito Morris Engel il film indipendente Little Fugitive, opera che influenzò la Nouvelle Vague francese. Questo dato, pur non centrale nell’allestimento, rafforza la lettura di un’artista che non ha mai smesso di interrogare il confine tra le arti.


INFO
RUTH ORKIN. The Illusion of Time
Bologna, Palazzo Pallavicini (via San Felice, 24)
5 marzo – 19 luglio 2026Orari mostra
Da giovedì a domenica, 10.00-20.00 (ultimo ingresso ore 19.00)Aperture straordinarie:
Domenica 5 aprile (Pasqua); lunedì 6 aprile (Pasquetta); sabato 25 aprile; venerdì 1° maggio; lunedì 1 e martedì 2 giugno.Biglietti:
€ 16 Intero
€ 14 RidottoE-mail: info@palazzopallavicini.com;
segreteria@palazzopallavicini.com
Cell.: +39 3514535469, da martedì a sabato dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 16








