Dal progetto dell’Esposizione Universale del 1942 alla Nuvola di Fuksas, il quartiere romano ripercorre la propria storia attraverso fotografie, disegni, documenti e testimonianze. Dal 6 novembre 2026 al 7 febbraio 2027, il Palazzo Uffici apre i suoi spazi a un racconto che intreccia urbanistica, arte, cinema e trasformazioni sociali.
C’è un luogo a Roma in cui il Novecento ha lasciato un’impronta particolarmente riconoscibile: l’EUR, quartiere nato da un progetto monumentale e diventato, nel corso dei decenni, uno dei laboratori più significativi dell’architettura e dell’urbanistica italiane. Novant’anni dopo la fondazione dell’Ente Esposizione Universale di Roma, la sua storia torna al centro di un percorso espositivo che invita a guardare oltre le geometrie del razionalismo, per riscoprire le vicende, le persone e le trasformazioni che hanno dato forma alla cosiddetta Città Bianca.

Si intitola EUR – Una storia lunga 90 anni la mostra in programma dal 6 novembre 2026 al 7 febbraio 2027 negli spazi del Salone dei Disegnatori di Palazzo Uffici, edificio che rappresenta una delle testimonianze più significative della stagione progettuale originaria del quartiere e la prima opera permanente completata nell’ambito del grande disegno dell’Esposizione Universale. Un luogo emblematico, dunque, per raccontare un territorio che ha attraversato il fascismo, la guerra, la ricostruzione, il boom economico e le più recenti trasformazioni della capitale.
Promossa e co-prodotta da EUR SpA, curata da Alessandro Nicosia e Marco Pizzo e organizzata e prodotta da COR – Creare Organizzare Realizzare, l’esposizione si propone come una ricognizione storica e culturale che affianca alla dimensione architettonica quella artistica, sociale e quotidiana. Il risultato è un viaggio nella memoria di un quartiere che non ha mai smesso di cambiare, conservando al tempo stesso i segni della propria origine.

Dall’utopia razionalista alla città reale
La vicenda dell’EUR prende forma nel 1935, quando Giuseppe Bottai, allora governatore di Roma, propone a Benito Mussolini di candidare la capitale a sede dell’Esposizione Universale del 1942. L’anno successivo comincia a delinearsi il progetto di un nuovo insediamento urbano, destinato a esprimere attraverso l’architettura una precisa idea di modernità e di rappresentazione nazionale. Il razionalismo diventa il linguaggio privilegiato di questa impresa: volumi essenziali, prospettive monumentali, superfici chiare e un’organizzazione dello spazio che mira a conferire ordine e solennità al paesaggio urbano. Ma la storia interviene bruscamente. I cantieri avviati nel 1937 vengono interrotti dalla Seconda guerra mondiale, lasciando incompiuto un progetto destinato a una manifestazione che non si svolgerà mai.
È proprio da questa frattura che comincia una parte decisiva della storia dell’EUR. Nel dopoguerra, quello che avrebbe dovuto essere il palcoscenico di un’esposizione internazionale viene progressivamente reinterpretato, trasformandosi in un quartiere destinato a nuove funzioni amministrative, economiche e residenziali.

La prima sezione della mostra, dedicata a E42 e alla nascita della Città Ideale, ricostruisce le aspirazioni e le contraddizioni di quella stagione attraverso progetti architettonici, disegni, opere d’arte, immagini dei cantieri e materiali editoriali. Le opere di artisti come Saetti, Quaroni, Basaldella e Predonzani restituiscono il clima culturale di un’epoca in cui l’arte era chiamata a dialogare con l’architettura e a partecipare alla costruzione di un’immagine complessiva della città. Tra gli approfondimenti figura anche il progetto della Porta del Mare, monumentale arco concepito da Adalberto Libera e Vincenzo Di Berardino: una testimonianza delle ambizioni scenografiche e urbanistiche che accompagnarono la progettazione originaria. Più che una semplice raccolta di documenti, questa prima parte permette di interrogare l’idea stessa di città ideale. Quanto sopravvive di un progetto nato per rispondere alle esigenze e alla propaganda del proprio tempo quando viene attraversato dalla storia e riutilizzato da generazioni successive? Nel caso dell’EUR, la risposta si trova nella distanza tra il disegno iniziale e la complessità del quartiere contemporaneo.

I cantieri, la ricostruzione e la nascita di una nuova identità
La seconda sezione segue le vicende della costruzione, segnata dalla lunga interruzione bellica e dalla ripresa dei lavori a partire dal 1950. L’EUR del dopoguerra è un paesaggio incompiuto, in cui le architetture monumentali convivono con gli spazi ancora da definire. Sarà la ricostruzione, insieme alla crescita economica e alla progressiva espansione di Roma, a imprimere al quartiere una nuova direzione. Una grande fotografia retroilluminata e i filmati d’archivio accompagnano il visitatore attraverso le diverse fasi di realizzazione, restituendo il ritmo dei cantieri e la trasformazione del territorio. Il racconto si allarga poi a luoghi e opere entrati stabilmente nell’immaginario urbano: il Laghetto dell’EUR, il Luna Park, l’obelisco di Arturo Dazzi dedicato a Guglielmo Marconi e l’arrivo della metropolitana.
Sono elementi che testimoniano il passaggio da un progetto concepito per una manifestazione eccezionale a un quartiere sempre più integrato nella vita della capitale. L’EUR assume nuove funzioni, si apre a differenti modalità di frequentazione e diventa progressivamente un punto di riferimento per attività direzionali, servizi e spazi pubblici. In questa prospettiva, la mostra non si limita a celebrare la monumentalità delle architetture. Ne segue piuttosto il processo di appropriazione e trasformazione, mostrando come una città venga costruita tanto dai progettisti quanto dagli usi che i suoi abitanti ne fanno nel tempo.

Foto: Gianni Basso
Archivio Fuksas
Il volto umano della Città Bianca
Uno degli aspetti più interessanti del progetto è l’attenzione rivolta alla dimensione sociale dell’EUR. Dietro le facciate rigorose e le prospettive monumentali esiste infatti un quartiere vissuto, attraversato da esperienze individuali e collettive, da nuove abitudini e da forme di socialità che hanno contribuito a modificarne il significato.
In questa direzione assumono particolare rilievo le fotografie, anche inedite, del fotoreporter Rodrigo Pais, conservate oggi nelle collezioni dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Biblioteca Universitaria di Bologna. Le immagini documentano l’espansione edilizia e la vita quotidiana, offrendo una prospettiva diversa rispetto a quella, più consueta, delle vedute monumentali. È uno sguardo che restituisce concretezza alla storia urbana: le strade, le persone, gli spazi di incontro e i cambiamenti del tessuto abitativo diventano parte integrante del racconto. La città non è più soltanto un insieme di edifici progettati secondo un principio estetico, ma un organismo in cui la dimensione materiale si intreccia con quella delle relazioni umane.
Questa attenzione alla memoria minuta trova riscontro anche nella scelta dei materiali esposti. Cartoline, libri, scritti, testimonianze letterarie e oggetti apparentemente ordinari possono rivelare aspetti di un’epoca che i grandi documenti ufficiali non sempre riescono a restituire. È una sorta di archeologia del contemporaneo, in cui tracce vicine nel tempo assumono un nuovo valore proprio perché appartengono a un passato che rischia di essere dimenticato.

Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, Biblioteca Universitaria di Bologna – Archivio Rodrigo Pais
Le Olimpiadi, il cinema e la vocazione internazionale
Il percorso espositivo si spinge oltre la storia dei cantieri per esplorare il ruolo dell’EUR nella cultura e nell’immaginario collettivo. Un passaggio fondamentale è rappresentato dalle Olimpiadi di Roma del 1960, occasione che contribuì ad accelerare lo sviluppo urbanistico e architettonico della città e a consolidarne la proiezione internazionale. La mostra riunisce materiali d’archivio, manifesti, medaglie, divise sportive e una fiaccola olimpica, oggetti che riportano alla stagione in cui Roma si presentò al mondo attraverso lo sport, l’organizzazione degli spazi e la capacità di coniugare monumentalità e modernizzazione.
Anche il cinema ha contribuito a costruire l’identità dell’EUR. Le sue architetture, con le geometrie nette e le prospettive riconoscibili, hanno offerto per decenni scenari particolarmente suggestivi alla macchina da presa. Dai materiali legati a Roma città aperta di Roberto Rossellini alle opere di Michelangelo Antonioni, fino al rapporto con Federico Fellini, il quartiere si rivela un luogo in cui il paesaggio urbano diventa anche rappresentazione, racconto e memoria visiva.
Filmati originali, fotografie e manifesti ricostruiscono questo dialogo tra architettura e cinema, mostrando come gli spazi dell’EUR abbiano saputo assumere significati differenti a seconda dello sguardo dei registi e delle epoche in cui sono stati ripresi. La dimensione internazionale emerge inoltre attraverso l’attività dell’IILA, l’Organizzazione internazionale italo-latino americana, che ha fatto del dialogo culturale e della cooperazione tra Paesi uno degli elementi della propria identità. La presenza di personalità di rilievo, tra cui diversi premi Nobel, contribuisce a delineare un EUR non soltanto amministrativo e direzionale, ma anche luogo di relazioni culturali e scambi internazionali.

Il paesaggio verde e le nuove architetture
Un altro capitolo riguarda il rapporto tra il quartiere e la natura. Fin dalle prime fasi della progettazione, l’EUR è stato concepito con l’ambizione di integrare gli edifici in un paesaggio caratterizzato da ampi spazi aperti e vegetazione. Eucalipti, ulivi e ciliegi giapponesi compongono un patrimonio verde che accompagna la storia del quartiere. Tra i documenti ricordati nel percorso figura la donazione di ciliegi da parte dell’ambasciatore giapponese Mankyu Suzuki nel 1959, episodio che richiama anche una dimensione diplomatica e simbolica del paesaggio urbano. La biodiversità diventa così parte della narrazione di un luogo spesso identificato soprattutto con il rigore delle sue architetture.
Nella terza e ultima sezione, dedicata al quartiere tra modernità e futuro, lo sguardo si sposta sulle trasformazioni più recenti. Il simbolo di questa nuova fase è la Nuvola, il centro congressi progettato da Massimiliano e Doriana Fuksas, che introduce un linguaggio architettonico contemporaneo nel contesto monumentale dell’EUR. Nel 2026, il complesso celebra il decimo anniversario della sua apertura, offrendo un ulteriore spunto per riflettere sulla capacità del quartiere di rinnovarsi senza cancellare le tracce della propria storia. La Nuvola rappresenta, in questo senso, un confronto tra epoche e visioni: da un lato la ricerca di ordine e monumentalità del razionalismo, dall’altro una concezione dello spazio che affida all’innovazione formale e tecnologica il compito di interpretare le esigenze della contemporaneità.

INFO
- Titolo: EUR – Una storia lunga 90 anni
- Date: dal 6 novembre 2026 al 7 febbraio 2027
- Sede: Palazzo Uffici dell’EUR, Salone dei Disegnatori, Largo K. Adenauer, Roma
- Inaugurazione: giovedì 5 novembre 2026, ore 18.00
- Curatela: Alessandro Nicosia e Marco Pizzo
- Promozione e co-produzione: EUR SpA
- Organizzazione e produzione: COR – Creare Organizzare Realizzare






