Alla Fondazione Paolo e Carolina Zani di Cellatica, Tiepolo, Longhi e Guardi dialogano con gli abiti originali del Settecento e con i costumi di Danilo Donati per il Casanova di Fellini. Una mostra in cui la moda non è semplice testimonianza, ma diventa essa stessa opera d’arte.
C’è un momento nella storia di Venezia in cui, mentre la Serenissima vede lentamente incrinarsi il proprio potere politico, la città sembra conquistare un’altra forma di dominio sull’Europa: quella dell’immagine, della teatralità, della bellezza. È la Venezia del Settecento, fatta di salotti e Ridotti, Carnevali e feste, maschere, sete, velluti, ricami e silhouette spettacolari. Una città nella quale vestirsi significa anche rappresentarsi. È proprio questa Venezia, sospesa tra splendore e declino, a tornare protagonista di “Magnifica Eleganza. Tiepolo, Longhi e Guardi tra arte e moda”, la mostra ideata e coordinata da Massimiliano Capella, in programma dal 12 settembre al 6 dicembre 2026 nella nuova Sala Esposizioni della Fondazione Paolo e Carolina Zani.

Oltre quarantacinque opere, tra dipinti e disegni, dialogano con abiti originali del XVIII secolo e con i costumi realizzati da Danilo Donati per Il Casanova di Federico Fellini, film del 1976 premiato con l’Oscar per i costumi nel 1977. Ma il punto di forza dell’esposizione non sta soltanto nella rarità dei materiali riuniti. È soprattutto nel modo in cui vengono messi in relazione.
Quando il quadro incontra l’abito
Il percorso espositivo suggerisce infatti un cambio di prospettiva: gli abiti non sono semplicemente chiamati a spiegare i dipinti, né i dipinti a documentare la moda del tempo. Gli uni e gli altri si osservano, si completano e si interpretano reciprocamente. È un dialogo tra opere d’arte. Da una parte ci sono le immagini di Longhi, Tiepolo, Guardi e Rotari, capaci di registrare con straordinaria precisione non soltanto volti e gesti, ma anche tessuti, volumi, accessori, acconciature e codici dell’apparire. Dall’altra, gli abiti settecenteschi restituiscono alla materia ciò che la pittura aveva fissato sulla tela: la consistenza di un damasco, la caduta di una seta, la struttura di un panier, la complessità di un ricamo. Il visitatore può così compiere un’esperienza quasi fisica: ciò che nell’opera pittorica appare come colore, linea e superficie torna a essere stoffa, costruzione sartoriale, volume. Il dipinto documenta l’abito, ma l’abito, a sua volta, permette di guardare il dipinto in modo diverso.

Longhi e la Serenissima vestita
Emblematico è Il Ridotto in Venezia di Pietro Longhi, una delle immagini più celebri della società veneziana del XVIII secolo. Il quadro può essere letto come una vera e propria scena teatrale dell’eleganza: dame in andrienne sostenute dai panier, uomini in velada e tricorno, maschere, sete e broccati compongono una società nella quale l’abito è parte integrante della rappresentazione di sé. Accanto alla pittura, gli esemplari originali consentono di verificare ciò che Longhi racconta per immagini. I volumi degli abiti, la struttura delle gonne, la ricchezza delle superfici tessili e la complessità dei tagli acquistano una presenza concreta. È come se le figure uscissero dalla tela per lasciare spazio agli abiti che le hanno rese riconoscibili. E in questo passaggio la moda smette di essere un elemento accessorio della storia dell’arte. Diventa cultura materiale, linguaggio sociale e forma estetica autonoma.

Un Settecento da indossare
Il rapporto tra pittura e costume attraversa l’intero percorso. L’andrienne che compare nei disegni di Longhi trova una corrispondenza negli abiti storici; la robe à la polonaise riconoscibile nella Veduta di Villa Loredan a Paese di Francesco Guardi può essere confrontata con la realtà materiale di un capo d’epoca. Le robe à la française, caratterizzate dai celebri plis Watteau, e gli habit à la française mostrano invece quanto la moda francese fosse penetrata nella società veneziana. Nei fogli di Guardi e Tiepolo, la moda diventa così un elemento narrativo: attraverso il vestito si riconoscono ruoli, status, occasioni sociali, atteggiamenti. Anche gli accessori partecipano alla costruzione di questo teatro dell’identità. La Dama con moretta di Pietro Antonio Rotari restituisce il fascino enigmatico della maschera femminile, mentre bautte e larve nelle scene di Longhi riportano al mondo del Carnevale, dove nascondere il volto significava anche poter reinventare temporaneamente la propria identità.

I disegni come figurini ante litteram
Particolarmente prezioso è il nucleo di disegni proveniente dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, Gabinetto Stampe e Disegni, Ca’ Rezzonico. Nei fogli di Longhi, Tiepolo e Guardi il corpo vestito viene osservato con un’attenzione quasi sartoriale. Panneggi, silhouette, accessori e atteggiamenti sono registrati con una precisione che permette oggi di leggere questi disegni come una sorta di figurini ante litteram. Non sono dunque soltanto studi preparatori. Sono immagini nelle quali la moda viene pensata, osservata e trasformata in segno. La mostra fa emergere così un aspetto spesso meno considerato della pittura veneziana: la capacità degli artisti di essere anche straordinari osservatori del costume, testimoni di una società nella quale l’eleganza era un vero sistema di comunicazione.

Dalla Venezia di Longhi alla Venezia immaginata da Fellini
Il percorso compie poi un salto temporale e approda al Novecento con i costumi di Danilo Donati per Il Casanova di Federico Fellini, provenienti dall’archivio della Sartoria Farani. Qui il dialogo con la pittura settecentesca assume una dimensione diversa. Donati non ricostruisce semplicemente il passato: lo reinventa. Le marsine in velluto rosso, i grandi panier, le sete cangianti e le silhouette esasperate traducono il Settecento in una visione poetica, visionaria, felliniana. Gli abiti diventano sculture. E proprio questa loro autonomia permette di accostarli alle opere di Longhi, Tiepolo e Guardi senza trasformarli in semplici copie o ricostruzioni storiche. Sono, piuttosto, nuove opere d’arte nate dalla memoria di quelle antiche. Il percorso dimostra così come l’immaginario della Venezia settecentesca sia sopravvissuto ben oltre il proprio tempo, continuando a nutrire il cinema, la moda e la cultura visiva contemporanea.

La Black Room: il costume diventa immagine
A rendere ancora più radicale questo passaggio intervengono gli scatti di Mustafa Sabbagh dedicati ai costumi di Il Casanova, parte del ciclo Trame di Cinema del 2014. Nella Black Room della Casa Museo, abiti e fotografie instaurano un rapporto particolarmente intenso. Il nero, cifra ricorrente della ricerca visiva di Sabbagh e colore fondamentale nell’universo cromatico del film, diventa il filo conduttore di un allestimento nel quale il costume non è più soltanto qualcosa da osservare, ma qualcosa da contemplare. I costumi di Donati, esposti come sculture, dialogano con figure reali che li indossano negli scatti fotografici. I volti celati sottraggono identità individuale ai modelli e trasformano i corpi in presenze archetipiche.

Gli appuntamenti
A completare la mostra, un programma di appuntamenti dedicati all’arte, alla moda, alla bellezza e alla musica: laboratori per i più giovani, incontri sulla cura della persona e sui rituali settecenteschi, workshop dedicati alle fragranze e alla cosmesi, appuntamenti conviviali di Arte & Cicchetti e quattro concerti delle Settimane Barocche di Brescia dedicati alla Venezia del XVIII secolo.
Scheda della mostra
Titolo Magnifica Eleganza. Tiepolo, Longhi e Guardi tra arte e moda
Ideata da Massimiliano Capella
Comitato scientifico Mara Bertoli, Massimiliano Capella, Alberto Craievich, Luigino Piccolo, Giovanni Valagussa
Allestimento Massimo Marcomini
Sede Sala Esposizioni Fondazione Paolo e Carolina Zani, Via Fantasina 8, Cellatica (BS)
Date 12 settembre – 6 dicembre 2026
Orari martedì-venerdì, ore 9-13. Sabato-domenica, ore 10-17
Ingresso biglietto unico giardino e sala espositiva: 12 euro
Info al pubblico www.fondazionezani.com – 030.2520479








