Concluso il restauro da oltre 11,2 milioni di euro, il teatro settecentesco riapre le porte alla città. Recuperate le decorazioni storiche, riaffiorano i putti dorati della «Danza delle Ore». Accessibilità, sicurezza e tecnologie rinnovate accompagnano la nuova vita del Valle, destinato a diventare la Casa della Drammaturgia Contemporanea.
Dopo quindici anni di chiusura, il Teatro Valle torna a vivere. Uno dei luoghi più antichi e significativi della storia teatrale romana riapre le porte al pubblico al termine di un impegnativo intervento di restauro e riqualificazione, restituendo alla Capitale non soltanto un monumento di straordinario valore storico e artistico, ma anche uno spazio di produzione culturale e confronto civile. Un ritorno atteso, che segna la conclusione di un lungo percorso amministrativo e operativo e l’inizio di una nuova stagione per il teatro settecentesco.

I lavori, avviati nel marzo 2023 e finanziati con oltre 11,2 milioni di euro, sono stati illustrati questa mattina alla presenza del sindaco di Roma Roberto Gualtieri, del sovrintendente capitolino Claudio Parisi Presicce e dei rappresentanti della Fondazione Teatro di Roma. A guidare l’intervento è stata la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, in collaborazione con il Ministero della Cultura, attraverso un progetto che ha dovuto conciliare la tutela delle strutture storiche con le esigenze di un teatro moderno, sicuro e accessibile.
Il sindaco Gualtieri: «un luogo straordinario di cultura, libertà e partecipazione»
Il risultato è un edificio profondamente rinnovato nelle sue dotazioni tecniche e nei servizi, ma restituito alla sua identità architettonica e decorativa attraverso un lavoro di recupero particolarmente delicato. Il Valle si presenta oggi con una sala restaurata, palchi e percorsi interni riqualificati, nuovi arredi e impianti aggiornati. Soprattutto, torna a essere un luogo destinato a ospitare spettacoli, artisti e spettatori, dopo una parentesi che ha segnato a lungo la vita culturale della città.
«Non riapriamo soltanto uno dei teatri più antichi e prestigiosi d’Europa, ma restituiamo alla città un luogo straordinario di cultura, libertà e partecipazione», ha dichiarato il sindaco Roberto Gualtieri, sottolineando il valore del lavoro svolto e la complessità delle operazioni necessarie per riportare l’edificio alla piena funzionalità. Il sindaco ha ricordato l’investimento superiore agli 11 milioni di euro e ringraziato la Sovrintendenza Capitolina, i restauratori, i tecnici e tutte le maestranze che hanno contribuito al risultato, evidenziando la necessità di coniugare la salvaguardia della storia con le esigenze di un teatro destinato a essere nuovamente utilizzato.

Il restauro restituisce lo splendore della sala storica
Il cuore dell’intervento ha riguardato il recupero delle parti monumentali del teatro, con particolare attenzione alla sala, ai palchi, agli scaloni e agli elementi architettonici riconducibili al progetto di Giuseppe Valadier, protagonista dell’ampliamento dell’edificio all’inizio dell’Ottocento.
Le operazioni di restauro hanno interessato le superfici decorate dalla platea fino al loggione, la tela del soffitto, l’arco del boccascena e le targhe marmoree distribuite nei diversi ordini. Un lavoro condotto sulla base di approfondite ricerche storiche e indagini stratigrafiche, necessarie per distinguere le decorazioni originarie dalle modifiche accumulate nel corso dei secoli.
Proprio l’indagine sotto le successive ridipinture ha riservato una delle sorprese più significative dell’intero cantiere. Nell’arco del boccascena è stata recuperata una decorazione ottocentesca di notevole qualità pittorica, rimasta nascosta sotto uno strato novecentesco. Si tratta della «Danza delle Ore», una composizione con putti monocromi raffigurati con strumenti musicali, dipinti su un fondo che imita un mosaico in oro zecchino.

La scoperta è stata possibile grazie a una serie di verifiche sulla consistenza e sulle condizioni delle superfici. Una volta accertato il valore della decorazione sottostante, si è scelto di rimuovere la fase pittorica più recente, recuperando una testimonianza coerente con gli interventi ottocenteschi documentati nella storia del teatro. Il ritrovamento restituisce alla sala un elemento di grande pregio e permette di riscoprire una parte della sua fisionomia originaria. È anche uno degli esempi più evidenti del valore scientifico del restauro: non un semplice rinnovamento estetico, ma un lavoro di conoscenza che consente di leggere nuovamente le diverse epoche attraversate dall’edificio.
Restaurati anche i palchi e le decorazioni
Anche i palchi hanno richiesto un intervento approfondito. Le strutture lignee, rivestite originariamente con tela e strati preparatori a base di gesso e colla, conservavano tracce delle decorazioni ideate da Valadier e realizzate da Felice Giani, con motivi floreali, geometrici e figurativi ispirati alla tradizione delle grottesche classiche e rinascimentali.
Nel corso dell’Ottocento, le decorazioni erano state aggiornate secondo il gusto dell’epoca, introducendo fondi chiari, sfumature azzurrine e ornamenti dorati. Ulteriori trasformazioni erano poi intervenute nel Novecento, soprattutto negli anni Trenta e Settanta, attraverso estese ridipinture.
Le operazioni attuali hanno consentito di eliminare gli strati non compatibili con la conservazione delle superfici e di recuperare, dove le condizioni lo permettevano, le testimonianze delle fasi decorative più antiche. Le porzioni meglio conservate sono state lasciate a vista, mentre le parti deteriorate sono state consolidate e reintegrate con interventi mirati.

Restaurata anche la grande tela del soffitto, dipinta da Silvio Galimberti nel 1936. Il lavoro ha compreso la pulitura, il consolidamento e il ritocco delle aree più danneggiate, tenendo conto della particolare struttura dell’opera, composta da diversi riquadri in seguito a un precedente intervento del 1972. Il recupero ha coinvolto inoltre le lampade di Boemia, anch’esse risalenti al 1936, ripulite e conservate, con l’adeguamento dell’alimentazione elettrica alle moderne sorgenti LED.
Per le finiture e i colori si è proceduto sulla base delle evidenze emerse dalle stratigrafie, in accordo con gli organismi di tutela. Accanto al fondo avorio, caratteristico della decorazione della sala, sono state studiate le cromie dei palchi e dei corridoi, mentre per le nuove tappezzerie e le sedute è stato scelto il rosso, colore tradizionalmente associato ai teatri all’italiana.

Un teatro storico, ma pronto per il futuro
Restituire il Valle al pubblico ha richiesto molto più del recupero delle decorazioni. Il cantiere ha coinvolto l’intero complesso architettonico, dalle strutture portanti agli spazi di servizio, con interventi necessari per adeguare l’edificio alle normative contemporanee in materia di sicurezza e accessibilità.
Una parte rilevante delle lavorazioni ha riguardato il palcoscenico e i locali sottostanti. Sono stati demoliti e ricostruiti i volumi dei camerini, riorganizzati per migliorare le condizioni di lavoro degli artisti e dei tecnici. La nuova configurazione comprende scale e ascensore, mentre ulteriori opere strutturali hanno permesso di predisporre gli spazi per il collegamento tra palcoscenico e sottopalco.
Gli interventi hanno interessato anche gli ambienti interrati, il sotto-retropalco e il cavedio nord, destinati ad accogliere locali tecnici e depositi. Le demolizioni e le verifiche effettuate durante i lavori hanno reso necessari alcuni adattamenti progettuali, accompagnati da rinforzi e opere di consolidamento calibrati sulle effettive condizioni dell’edificio.

Particolare attenzione è stata riservata alla prevenzione degli incendi. Per il nuovo sistema di spegnimento è stata adottata la tecnologia water-mist, che utilizza acqua nebulizzata in gocce finissime. Rispetto alle soluzioni tradizionali, il sistema consente di ridurre sensibilmente il fabbisogno idrico e di ottimizzare gli impianti, una caratteristica particolarmente importante in un edificio monumentale, dove ogni intervento deve tenere conto della presenza di strutture e decorazioni da preservare.
L’aggiornamento tecnologico ha coinvolto inoltre gli impianti elettrici e meccanici, la climatizzazione e le dotazioni necessarie alla gestione dello spettacolo. Sono stati realizzati nuovi sistemi per il controllo delle luci, dell’audio e dei segnali video, insieme alle attrezzature scenotecniche per il funzionamento della scena, alla torre scenica e ai diversi livelli dei palchi.

Anche il pubblico troverà ambienti rinnovati, con una sala ridipinta, nuove poltrone in platea e nuove sedie nei palchetti. L’eliminazione delle barriere architettoniche, l’inserimento di ascensori e la riorganizzazione dei percorsi completano un progetto che punta a rendere il teatro più fruibile, senza sacrificarne il carattere storico.
La complessità del cantiere è testimoniata dalle professionalità coinvolte. Nelle fasi più intense, fino a ottanta maestranze hanno lavorato quotidianamente all’interno dell’edificio, affiancate da architetti, ingegneri, restauratori, storici dell’arte e tecnici specializzati. Un impegno collettivo che ha richiesto un coordinamento costante tra competenze diverse e la capacità di intervenire su un organismo architettonico stratificato da secoli di trasformazioni.

Dal melodramma a Pirandello: tre secoli di storia del teatro italiano
La riapertura del Valle restituisce alla città un palcoscenico che, dal 1727, ha accompagnato alcune delle trasformazioni più importanti dello spettacolo italiano. Inaugurato nel Settecento, il teatro fu inizialmente consacrato soprattutto all’opera lirica, ospitando nel corso della sua storia le musiche di compositori come Domenico Cimarosa, Gioachino Rossini e Gaetano Donizetti. La sua identità si ampliò progressivamente, fino a diventare un punto di riferimento anche per la prosa e per le nuove forme della ricerca teatrale. Tra i primi grandi successi in questo ambito figurano quelli legati ad attrici del calibro di Adelaide Ristori ed Eleonora Duse, accanto alla tradizione del teatro dialettale rappresentata da Eduardo Scarpetta e dalla famiglia De Filippo. Il Valle seppe così attraversare generi e linguaggi diversi, consolidando un rapporto diretto con l’evoluzione del gusto del pubblico e con le innovazioni della scena nazionale.

Una data rimasta impressa nella storia del teatro è il 9 maggio 1921, quando andò in scena per la prima volta «Sei personaggi in cerca d’autore» di Luigi Pirandello. La rappresentazione provocò una reazione tumultuosa: parte degli spettatori contestò l’opera gridando «Manicomio! Manicomio!». Quella serata, inizialmente segnata dallo scontro tra autore e pubblico, sarebbe diventata uno degli episodi emblematici della rivoluzione pirandelliana e della crisi delle convenzioni teatrali tradizionali. A distanza di oltre un secolo, proprio il Valle torna a rievocare quell’evento con lo spettacolo di Francesco Piccolo «La sera della prima. Sei personaggi in cerca d’autore al Teatro Valle», scelto per inaugurare la nuova stagione.
Nel Novecento il teatro fu inoltre protagonista di numerose esperienze di rinnovamento. Ospitò l’interpretazione di Vittorio Gassman nel «Peer Gynt», vide l’esordio attoriale di Luca Ronconi in «Tre quarti di luna» e fu legato alla nascita della Compagnia dei Giovani. La sua storia riflette anche le tensioni politiche e civili del Paese: tra gli episodi più significativi figura la contestazione fascista contro «La romagnola» di Luigi Squarzina, opera dedicata alla guerra e alla lotta partigiana.

Un nuovo capitolo si aprì con la nascita, nel 1962, del Teatro Stabile della Città di Roma, istituito dall’amministrazione capitolina. La direzione venne affidata nel 1964 a Vito Pandolfi e la prima stagione prese avvio nel novembre 1965 con «Il giardino dei ciliegi» di Anton Čechov, nell’allestimento diretto da Luchino Visconti. Una produzione destinata a lasciare il segno, che confermò il ruolo del Valle come spazio centrale della prosa italiana.
Nel 1969 l’edificio passò dalla famiglia Capranica all’Ente Teatrale Italiano, che già ne curava la gestione. Negli anni successivi il Valle si affermò come luogo di sperimentazione e innovazione, guadagnandosi la reputazione di «teatro del nuovo teatro». La soppressione dell’ETI, nel 2011, determinò però l’interruzione dell’attività e aprì una fase decisiva per il suo futuro.
La memoria dell’occupazione del 2011 resta sulle scalinate
Il ritorno del Teatro Valle non cancella la storia più recente dell’edificio. Al contrario, il progetto di recupero ha scelto di conservarne anche una testimonianza legata a una delle vicende che più hanno segnato il dibattito culturale romano degli ultimi decenni.
Sulle scalinate sono stati mantenuti i messaggi e gli slogan contro le discriminazioni lasciati durante l’occupazione del 2011 da attori, tecnici e lavoratori dello spettacolo. Da quell’esperienza nacque il percorso dell’Associazione Fondazione Teatro Valle Bene Comune, che trasformò il teatro in un laboratorio di partecipazione e riflessione sul ruolo della cultura, sui beni comuni e sulle condizioni del lavoro artistico. La decisione di preservare quelle scritte accanto agli apparati decorativi storici assume un significato particolare. Il restauro non restituisce soltanto le forme architettoniche e pittoriche del passato, ma riconosce anche il valore documentario di una stagione recente, parte integrante della memoria collettiva del luogo.

La nuova missione: casa della drammaturgia contemporanea
A gestire la nuova stagione sarà la Fondazione Teatro di Roma, con un progetto che assegna al Valle una funzione precisa: diventare la Casa della Drammaturgia Contemporanea. L’intenzione è fare del teatro un luogo dedicato alla scrittura per la scena, alla produzione, alla ricerca e al confronto tra le eredità della drammaturgia del secondo Novecento e le nuove voci del teatro contemporaneo.
La riapertura si accompagna così a una prospettiva che va oltre la programmazione degli spettacoli. Il Valle è chiamato a diventare uno spazio in cui i testi nascono, vengono elaborati e incontrano il pubblico, valorizzando il rapporto tra autori, interpreti e spettatori. Una vocazione che si inserisce nella storia stessa del teatro, da sempre legato alle trasformazioni del linguaggio scenico e alla vita culturale della città.






