Il 26 aprile 2026 è partita dal porto di Augusta una nuova missione civile e non violenta diretta a Gaza. Promossa dal Global Movement to Gaza insieme alla Global Sumud Flotilla, l’iniziativa rappresenta il secondo grande viaggio via mare dopo quello del settembre 2025. L’obiettivo resta quello dichiarato fin dall’inizio: rompere pacificamente il blocco imposto alla Striscia e consegnare aiuti umanitari essenziali a una popolazione allo stremo. Questa volta, però, la flottiglia porterà con sé qualcosa di inedito: un’opera d’arte collettiva che accompagnerà fisicamente la navigazione. Non un simbolo accessorio, ma una presenza viva, parte integrante della missione.

L’arte che attraversa il mare
Al centro di questa nuova dimensione c’è il progetto dell’artista Giovanni Gaggia, “Com’è il cielo in Palestina?”, un’opera processuale che intreccia memoria, attivismo e partecipazione. Cento bandiere palestinesi, ricamate collettivamente in diverse città italiane. Ognuna porta con sé una porzione di un componimento proveniente da Gaza, trasformando l’intera opera in una narrazione diffusa, fatta di frammenti che si uniscono nel movimento. Si tratta di un gesto artistico che supera la dimensione simbolica: in un momento in cui l’attenzione mediatica su Gaza appare affievolita, il progetto di Gaggia si pone come atto di resistenza culturale. L’arte, in questo contesto, non si limita a rappresentare, ma agisce: segue la missione, la racconta, la amplifica.


Un’opera collettiva, radicata nei territori
Il progetto nasce nel 2023 nell’ambito di Pesaro 2024 – Capitale Italiana della Cultura, per poi evolversi in una grande installazione alla Casa della Memoria di Milano. Da lì ha preso forma un percorso diffuso che ha coinvolto numerose città italiane — da Torino a Roma, da Ancona a Nuoro — attraverso laboratori, scuole e momenti di ricamo collettivo. Questo processo partecipativo ha trasformato l’opera in una pratica condivisa: le testimonianze vengono “adottate” dalle comunità, ricamate e restituite sotto forma di bandiere. Un lavoro che può vivere anche senza la presenza diretta dell’artista, continuando a crescere nei territori che attraversa. Ogni coperta diventa bandiera, ogni bandiera diventa voce.

Il viaggio delle parole
Tra i vessilli che sono salpati, uno in particolare avrà un valore emblematico: quello con la frase “Restiamo umani” di Vittorio Arrigoni, realizzato da Gaggia in occasione del quindicennale della sua morte, avvenuta proprio a Gaza. Sarà issato sull’ammiraglia, come sintesi del senso profondo dell’intera missione. Le cento bandiere, invece, porteranno un componimento suddiviso in frammenti. Una lettera scritta da Gaza, ricevuta da Silvia Severini durante una precedente missione, che accompagnerà simbolicamente la traversata. Le sue parole attraversano il mare insieme alla flottiglia: “La tua presenza a bordo di questa flottiglia non è soltanto un viaggio: è un grande messaggio umanitario, una testimonianza che il mondo non ha dimenticato Gaza e i suoi bambini”.








